LOTTE e SOREN HAMMER.
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IL POSTINO.
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Parte 1.
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Titolo originale: ENSOMME HJERTERS KLUB. 2011.
Traduzione di: Anna Grazia Calabrese.
2013. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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DUE CASI IN APPARENZA SCOLLEGATI TRA LORO. UNA RAGAZZA MISTERIOSA. UNA NUOVA INDAGINE PER IL COMMISSARIO SIMONSEN E LA SEZIONE OMICIDI DI COPENAGHEN.

Un giallo che stupisce fino all'ultima pagina. Un'analisi lucida e spietata della societ di oggi. Jyllands-Posten.
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Uno dei migliori esempi di letteratura contemporanea. Dagbladenes Bureau.
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La trama.
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In un liceo di Copenaghen uno studente entra in classe, estrae una pistola e comincia a sparare all'impazzata. Il ragazzo, solitario e pieno di complessi per la sua obesit, vuole vendicarsi di un insegnante e di una lunga serie di prepotenze e umiliazioni. L'unica persona che risparmia  Maja, la compagna di cui  innamorato che per non ne vuole sapere di lui.
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Intanto, dall'altra parte della citt, un uomo di mezza et viene trovato morto nell'ingresso della sua abitazione. Si tratta di Jorgen Kramer Nielsen, un postino che conduceva una vita anonima e isolata, in apparenza del tutto innocuo. Il decesso viene frettolosamente attribuito a un incidente, ma un giovane agente non ne  convinto e insiste perch si avvii un'indagine.
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Il caso viene assegnato al commissario Konrad Simonsen, tornato da poco alla Questura di Copenaghen dopo un grave attacco cardiaco. Le indagini subiscono una svolta quando sul cellulare di Nielsen viene rinvenuta una foto di Maja e nella sua soffitta viene scoperta una galleria di diciotto collage, tutti raffiguranti lo stesso soggetto: una giovane e bellissima hippy. Chi  la misteriosa ragazza? Ed esiste un nesso tra la morte del postino e la strage nella scuola?
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Presto emergono indizi che catapultano la storia, e i ricordi di Simonsen, nel cuore dei turbolenti anni sessanta. Fino a risalire a un gruppo di ragazzini tristi ed emarginati e alla loro decisione di formare una banda, il Club dei Cuori Solitari, che lascer segni profondi nelle vite di tutti...
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Gli Autori.
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Soren e Lotte Hammer, danesi, sono fratello e sorella. Vivono in una cittadina a nord di Copenaghen. Soren  un insegnante, mentre Lotte, prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, ha lavorato come infermiera in Grecia, Germania, Groenlandia e perfino su una piattaforma petrolifera.
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Hanno esordito sulla scena letteraria con La bestia dentro (Feltrinelli, 2012), seguito da Tutto ha un prezzo (Feltrinelli, 2012). Entrambi i romanzi - cos come Il postino - sono bestseller internazionali, in corso di pubblicazione in pi di venti paesi, e fanno parte di una serie di thriller che ha per protagonisti il commissario Simonsen e la Sezione Omicidi di Copenaghen e che in Danimarca ha superato le duecentomila copie vendute. A breve, inoltre, verr tratto un film da La bestia dentro.
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CAPITOLO 1.
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Il 13 agosto era una giornata grigia e ventosa. A Copenaghen
la notte era stata relativamente tranquilla: giusto un paio
di risse in qualche bettola, un accoltellamento con ferite superficiali,
qualche ubriacone rinchiuso in cella di sicurezza a
smaltire la sbornia, una prostituta morta di overdose... Niente
di serio o diverso dal solito, insomma. Il caso pi grave era
stato quello di un automobilista in stato di ebbrezza, che
all'alba era sfrecciato a pi di cento chilometri all'ora per
tutte le vie della citt nel tentativo di sfuggire alle due volanti
della polizia che aveva alle calcagna. Alla fine ce l'aveva
fatta. Sgommando, si era precipitato da Sydhavnsgade a
Sluseholmen, poi aveva svoltato a destra verso Ved Stigborderne.
Da l, con il piede premuto sull'acceleratore e uno sguardo
di trionfo nello specchietto retrovisore, era finito in mare.
Ora i sommozzatori lo stavano cercando, ma in quel punto la
corrente era forte, perci poteva volerci un bel po' prima che
l'uomo venisse ripescato. Si sperava che avesse fatto in tempo
a saltare fuori dalla macchina e a mettersi in salvo sulla
terraferma, ma c'era da dubitarne.
Il ragazzo che stava attraversando Polititorvet era decisamente
in sovrappeso. Arrivato al passaggio pedonale davanti
alla Questura, si guard intorno da una parte e dall'altra, poi
si avventur in strada, a passi lenti e pesanti. Non appena
ebbe raggiunto il lato opposto, si ferm e si asciug le guance
e la fronte con un fazzoletto che aveva estratto dalla tasca
dei pantaloni, quindi prosegu in direzione di Niels Brocks
Gade. Gli facevano male i piedi e c'era ancora un bel pezzo
di strada prima di arrivare a scuola. Alcuni passanti lo guardavano
preoccupati, lanciandogli una fuggevole occhiata di
commiserazione prima di proseguire in fretta. La maggior
parte, invece, lo ignorava.
L'abbigliamento del ragazzo era insignificante e sciatto
come lui. Non che ai suoi genitori mancassero i soldi, beninteso:
conciarsi cos era solo il suo modo di protestare. Uno
dei tanti. Indossava un paio di logore scarpe da jogging bianche,
acquistate in saldo l'anno precedente al supermercato
locale, jeans slavati che gli cadevano sotto la cintola e una
giacca a vento beige con la cerniera lampo tirata gi a met.
Sopra vi teneva appoggiato il braccio piegato ad angolo, come
se fosse rotto. La giacca gli aumentava la sudorazione e il
ragazzo, imbottito per natura com'era, avrebbe potuto benissimo
evitare di indossarla. In fondo non faceva cos freddo.
Ma non poteva farne ugualmente a meno. Perch nella
mano infilata nella giacca stringeva una mitraglietta.
L'orologio segnava le 8,16. Era mercoled.
Se il commissario Konrad Simonsen si fosse alzato dalla
sedia e avesse sbirciato fuori dalla finestra nella giusta direzione,
avrebbe notato il ragazzo percorrere la strada dabbasso.
Ma non lo fece. Il suo sguardo era infatti puntato sul
questore, che nel frattempo parlava al telefono. La donna era
nota per l'abbigliamento privo di gusto e spesso stravagante,
e oggi non faceva certo eccezione, era chiaro persino a lui.
Indossava una giacca attillata a quadri blu e verdi e pantaloni
a righe pi o meno in tinta. Simonsen pens che le mancava
solo una bestiola morta al collo, che so, una volpe, per vincere
il premio della pi brutta del reame.
Era il suo primo giorno di lavoro dopo otto settimane di
assenza e al suo arrivo, la mattina, era stato colto da una strana
agitazione. Ora il nervosismo era passato. Il commissario
guard inquieto la fotografia della regina Margrethe esposta
sulla parete alle spalle del questore, cercando di dissimulare
l'irritazione. Fece una smorfia d'intesa con sua Maest, come
se avesse in lei un'alleata, poi guard in tralice il fascicolo sulla
scrivania davanti a s. Non sembrava troppo voluminoso.
Finalmente il questore riattacc la cornetta. Poi gli rivolse
un sorriso caloroso, non avrebbe saputo dire se sincero o
simulato, prima di informarlo con dovizia di particolari sui
molti colleghi che l'avevano contattata per avere notizie dello stato di salute del commissario.
Fra l'altro, parecchi mi hanno telefonato in privato.
Ah s? Caspita, che onore. E proprio il caso di dirlo.
Assolutamente, e lei dovrebbe smetterla di fingere che
non le importi nulla ed essere felice che ci siano colleghi che si
interessano alla sua salute.
Lui le diede ragione, assicurandole che comunque era
contento. Lei prosegu: Ho deciso di non modificare le
sue mansioni. Cio, lei continuer formalmente a essere il
capo della Sezione Omicidi, ma in pratica incaricher Arne
Petersen....
Arne Pedersen, si chiama Pedersen, non Petersen.
Arne Pedersen era uno dei pi stretti collaboratori di
Konrad Simonsen, aveva poco meno di quarant'anni ed era
competente e sveglio. Era sempre stato nell'aria che prima o
poi avrebbe preso il posto di Simonsen alla guida della Sezione
Omicidi, e ovviamente negli ultimi due mesi ne aveva
fatto le veci. Il questore si scus: Cercher di non dimenticarlo.
Comunque, Pedersen continuer a essere il capo de
facto finch io non riterr che lei sia abbastanza in forma da
riprendere le sue funzioni. E, almeno per il momento, non
lavorer pi di tre, massimo quattro ore al giorno. Mi sono
spiegata?.
Si era spiegata. Ripet lentamente, calcando ogni parola,
tre, massimo quattro ore al giorno, poi aggiunse che aveva
ordinato a tutti quelli che gli stavano intorno di accertarsi
che rispettasse quei limiti di orario e di comunicarle eventuali
violazioni. E se si sente stanco, resti pure a casa. Si ricordi
che di gente indispensabile sono piene le fosse.
Naturalmente. Posso decidere almeno quando lavorare,
o anche questo spetta a lei?
La donna non colse l'ironia, anzi rispose seria: In un
primo momento lo decider lei, poi valuteremo in base a come
andranno le cose.
Tante grazie. E ora pu assegnarmi il caso?
Lei continu come se non l'avesse sentito. Mentre era in
malattia abbiamo apportato alcune modifiche al suo ufficio.
Le abbiamo assegnato una stanza in pi con un divano, nel
caso avesse bisogno di rilassarsi.
Era chiaro che non stava pi nella pelle all'idea di dirgli
queste cose. Il commissario ringrazi ancora, sentendosi vecchio
e fuori posto. A quel punto il questore si decise ad aprire
la cartelletta che aveva davanti, poi, con lo sguardo che
vagava inquieto, venne al punto: Ecco, non  proprio un
caso. Diciamo che  una mia personale esigenza che questa
storia venga risolta nel miglior modo possibile.
Sfogli il fascicolo e lo ragguagli sul suo contenuto. Il
commissario la ascolt con crescente meraviglia, constatando
che il questore aveva perfettamente ragione: quello non
era proprio un caso. Alla fine sbott indignato: Mi faccia
capire: il vicepresidente dell'assemblea parlamentare in persona
si  rivolto a lei per immischiarsi negli affari della polizia?
E inaudito!.
So bene che  tutto un gran pasticcio, Simonsen. Ma
non pu interrogare dei testimoni e magari... s, approfondire
un po' la faccenda? E poi scrivere un rapporto che...
Il questore esit, il commissario complet la frase: ... che
lei possa presentare al vicepresidente,  cos?.
Il questore annu.E ovvio che pu delegare il lavoro ad
altri, non voglio interferire in quello che decider di fare,
cerchi solo di non affaticarsi. Pensavo comunque che questo
fosse per lei il caso migliore con cui cominciare. Con cui rimettersi
in pista, intendo.
Konrad Simonsen afferr la cartelletta. Questo non  un
caso.
Poi, all'improvviso, sent la musica. Gli stessi suoni indefinibili
che gli si erano insinuati nella mente al suo risveglio
in ospedale, sette settimane prima. L'angoscia lo assal, lo risucchi,
lo paralizz, proprio come era successo tante altre
volte dal giorno in cui era stato operato. Il questore assunse
un'espressione preoccupata: Che cosa succede? Si sente
male?.
Lui replic a fatica: La sente anche lei questa musica?.
La donna rise di cuore e per alcuni, interminabili secondi,
il commissario non riusc a capire se avesse sentito ci che
aveva sentito lui, o se fosse semplicemente molto tollerante
con le allucinazioni degli altri. Dopodich si alz dalla sedia,
raggiunse il muro e vi batt sopra le nocche un paio di volte.
La musica cess.
 la risonanza. Abbiamo ingaggiato una nuova stagista
in segreteria, che ha uno di quei minuscoli registratori piatti,
con gli auricolari, mi pare si chiamino iPod, cos quando appoggia
la testa alla parete, il cranio fa da cassa di risonanza e
il muro da altoparlante.
Il commissario si rilass, sentendosi di colpo stanco. Lo
schema era sempre lo stesso: prima la paura di morire, poi la
spossatezza.
Perch non le vieta di ascoltare la musica?
Ci ho provato, ma purtroppo il suo rapporto con l'autorit
 un po'... come dire? disinvolto e...
Konrad Simonsen smise di ascoltarla.
Il ragazzo con la mitraglietta era arrivato alla scuola, che
si trovava in Marmorgade, una stradina fra H.C. Andersens
Boulevard e Voldgade. Era un edificio di quattro piani di
inizio Ottocento, in mattoni rossi, suddiviso in tre ali. Il cortile
si affacciava sulla strada e solo un recinto lo separava dal
marciapiede. Nell'ala in fondo si trovava l'ingresso principale,
sotto forma di una pomposa scalinata di granito che conduceva
a una porta verde a due ante, sovradimensionata e in
disarmonia con lo stile architettonico dell'edificio. Fu verso
di essa che il ragazzo si diresse, lentamente.
La coordinatrice di classe lo intravide da una finestra
dell'ala nord. Avrebbe dovuto parlargli da tempo della sua
frequenza scolastica. Era stata discontinua prima delle vacanze
estive, e la situazione non era migliorata nel nuovo anno.
Fra l'altro aveva una caterva di documenti da consegnare
nella classe del ragazzo, e pens che se fosse riuscita a
parlare con lui ora, si sarebbe risparmiata di salire al terzo piano.
In tal modo avrebbe preso, come si suol dire, due piccioni
con una fava, cos apr la finestra e lo chiam. Ma questi, con
sua grande delusione, non reag, nonostante fosse a meno di
cinque metri da lei. Sospir, pensando che un simile comportamento
non era da lui. D'altra parte non era mai stato un
soggetto facile, poveretto.
Quando il ragazzo riusc finalmente a inerpicarsi sulla
scalinata e a imboccare il corridoio che portava alla sua classe,
si sedette su una panchina, ansimando. La pausa divenne
pi lunga del previsto, ma era stanco e nervoso: sentiva un
prepotente bisogno di riprendersi. Fu solo quando, pochi
minuti dopo, not la sua insegnante dirigersi verso di lui con
un sorriso aperto, che si alz per entrare nell'aula.
Nessuno dei compagni di classe fece pi di tanto caso al
suo arrivo, neppure quando attravers il loro campo visivo
per andare al proprio posto. Il ragazzo riprese ad ansimare,
ma non si sedette. Si piazz di fianco al banco, appoggiandosi
alla parete. Neanche l'insegnante alla lavagna, intento a
coniugare i verbi irregolari inglesi, si lasci distrarre dalla
sua presenza: si limit a girare la testa e a lanciargli un rapido
sguardo di indifferenza, prima di continuare la lezione. Il
ragazzo lo osserv per cinque, lunghi secondi, avvertendo
dentro di s una crescente ondata di odio e prendendo sempre
pi coraggio.
L'insegnante era un tipo dai capelli chiari, vestito in modo
elegante e originale, di poco pi di trent'anni, dai modi
affascinanti e con un bel profilo classico, molto amato da
ragazzi e ragazze, e per di pi bravo nel suo lavoro.
Quasi avesse un presentimento, l'uomo si gir di nuovo,
lanciando uno sguardo al di sopra della spalla. Fu allora che
vide l'arma puntata su di lui. Sguardo mirato, adrenalina alle
stelle. Reag con stupefacente rapidit: in tre elastici balzi
raggiunse la porta e fece giusto in tempo ad afferrare la maniglia
prima che la mitraglietta cominciasse a sputare una
raffica di proiettili.
Trentasette colpi in meno di mezzo secondo.
Pi tardi i bossoli vennero classificati con cura uno a uno:
undici avevano colpito la vittima alla schiena, tre alla testa,
uno all'avambraccio sinistro. L'insegnante era morto prima
ancora di crollare a terra. I restanti ventidue proiettili avevano
trapassato la porta, la maggior parte a oltre due metri e
mezzo dal pavimento, forse perch il ragazzo, poco avvezzo
all'uso di armi, non aveva saputo correggere l'angolo di tiro.
In ogni caso tre bossoli avevano perforato la porta a circa un
metro e mezzo di altezza e uno di essi aveva colpito la coordinatrice,
che si trovava dall'altra parte. Il proiettile le aveva
ferito la mano. Un altro proiettile aveva poi staccato dalla
porta una scheggia di legno, che le era finita dritta fra l'occhio
destro e lo zigomo, provocandole tuttavia solo una lesione
superficiale.
Quando si vide colpita, la coordinatrice non prov dolore,
ma solo sorpresa. Con un gesto automatico si tolse la
scheggia. Poi si guard la mano con stupore e svenne. Soffriva
di emofobia, e la sola vista del sangue la sconvolgeva.
Nel frattempo, la classe era precipitata nel panico. La
maggior parte degli studenti urlava, cercando di tenersi il
pi possibile lontano dal compagno. Uno di loro senza pensarci
si lanci da una finestra aperta in fondo alla classe. Fu
straordinariamente fortunato, visto che non cadde sull'asfalto
del cortile della scuola, ma sul tetto di un furgoncino impegnato
a scaricare il materiale per i docenti di economia
domestica. Se la cav con un polso fratturato e una brutta
escoriazione sulla guancia. Una ragazza si rifugi strisciando
in un armadio, riuscendo per sua fortuna a chiudersi dall'interno.
Qui si rannicchi in posizione fetale, tremando e facendo
la massima attenzione a non muovere un muscolo e a
non emettere un suono. Gli altri studenti si ammassarono
nell'angolo pi distante dalla cattedra, alcuni in piedi, alcuni
seduti, o schiacciati contro la parete, come se tutto questo
bastasse a proteggerli dalle raffiche. Le urla si smorzarono,
trasformandosi in pianto dirotto. Tutti guardavano terrorizzati
l'assassino, seguendo con occhi impauriti ogni minimo
movimento dell'arma che imbracciava. Il ragazzo prese posto
su una sedia, confuso e incredulo. Stava piangendo anche lui.
Dopo l'incontro con il questore, Konrad Simonsen and
nel suo ufficio con la cartelletta sotto il braccio. Durante il
tragitto si convinse che in fondo gli andava benissimo rientrare
in azione con un caso non troppo spinoso, un pensiero
che al tempo stesso lo stup e lo tranquillizz.
Come gli aveva detto il capo, mentre lui era in malattia il
suo ufficio era stato ampliato con l'accorpamento della stanza
attigua. Era stata un deposito che conteneva soprattutto
articoli di cartoleria e occorrente per scrivere da un lato, e
computer obsoleti con i relativi monitor dall'altro. Ora svolgeva
la funzione di dpendance a sua disposizione. La
stanza era stata tinteggiata a nuovo e completamente rivestita
di moquette, quindi era stata arredata con un divano in
pelle piuttosto logoro, un frigorifero e una macchina per il
caff, nonch un televisore da 50 pollici probabilmente ereditato
da Poul Troulsen, l'ex collaboratore di Simonsen ora
in pensione. Su un tavolo oblungo davanti al divano c'erano
caff e panini, oltre a un sontuoso mazzo di fiori, mentre alcuni
colleghi lo aspettavano appoggiati alla parete. Fra loro
c'era anche la Contessa, sua stretta collaboratrice e fidanzata.
Vivevano insieme nella casa di lei a Sollerod da ormai un
anno abbondante, nonostante lui avesse tenuto il proprio
appartamento a Valby e dormisse in una stanza tutta per s
al primo piano, a causa dei suoi problemi cardiaci. La Contessa
lo accolse con un bacio, cosa che accadeva di rado sul
posto di lavoro. Lui si guard intorno: Sei stata brava a
mantenere il segreto.
Certo, doveva essere una sorpresa. Arne arriva fra poco,
ha appena ricevuto una telefonata.
Il commissario salut gli astanti uno alla volta e si sofferm
su Pauline Berg, una giovane donna di neppure trentanni,
anche lei appartenente alla cerchia dei suoi collaboratori
stretti. Un tempo, se non altro. Non la vedeva da quasi un
anno. Lo scorso settembre era stata vittima di un rapimento
nell'ambito di un caso a cui all'epoca stava lavorando la Sezione
Omicidi. Un pazzo criminale aveva sequestrato lei e
un'altra giovane donna e tenuto ambedue prigioniere in un
bunker dalle parti di Hareskov. L'uomo aveva ucciso la 
compagna di sventura di Pauline sotto i suoi occhi, lasciando poi
la sopravvissuta a marcire nel bunker. Da allora
Konrad Simonsen non aveva avuto che poche e sporadiche notizie di
Pauline. Sapeva che aveva venduto la sua casa di Reerslev e
acquistato un appartamento al settimo piano di un grattacielo a Rodovre, dove viveva sola. Per un lungo periodo dopo la
sua degenza in ospedale, Pauline aveva avuto paura di mettere
il naso fuori dalla porta, oltre che di molte altre cose che
la facevano ripiombare nell'angoscia, dai gatti agli scantinati.
Poi erano sopraggiunti impressionanti sbalzi d'umore e problemi
nei rapporti con persone che non conosceva, soprattutto
uomini. A meno che lei stessa non andasse a cercarli.
Doveva essere tornata al lavoro mentre lui era in malattia.
Non appena il commissario la vide, sent un profondo senso
di colpa. In quanto suo superiore, avrebbe dovuto mostrare
pi interesse per le vicissitudini della giovane. Ma in questo
campo non ci sapeva fare, e poi negli ultimi tempi aveva avuto
anche lui non poche gatte da pelare.
Il commissario salut Pauline con calore, notando che
aveva tagliato i capelli e che era vestita in maniera molto informale,
per non dire trasandata. La ragazza si mise a sedere
sul divano e gli sorrise. Un sorriso triste, forse ironico, seguito
da un'alzata di spalle, che raccontava meglio di mille parole
quanto la donna desiderasse essere da tutt'altra parte, in
quel momento. Il commissario pens che si trovavano entrambi
nella stessa situazione e si rivolse agli altri: Vi ringrazio
per la calda accoglienza e i magnifici fiori.
Di pi non riusc a escogitare, cos aggiunse impacciato:
Forse dovremmo assaggiare questi panini, hanno un aspetto
delizioso.
Proprio allora la porta si apr e Arne Pedersen entr
nell'ufficio come una furia. Afferr Simonsen per un braccio
e url rivolto a tutti: Dovete venire immediatamente con
me.  in corso una sparatoria nella scuola di Marmorgade.
Uno studente sta sparando all'impazzata con una mitraglietta.
 un massacro.
Quando Konrad Simonsen entr nel cortile della scuola
di Marmorgade, trov il caos. Nessuno sembrava avere il
controllo della situazione ed era difficile capire cosa fosse
realmente successo. E quel che era peggio, l'operazione di
sgombero dell'edificio procedeva in maniera casuale e scoordinata,
con il risultato che adulti e ragazzi correvano a destra
e a manca inciampando gli uni negli altri. Qualcuno aveva
azionato l'allarme antincendio, cos molti insegnanti pensavano
che fosse in corso una prova di evacuazione. Pertanto
- come prescritto dal regolamento della scuola - avevano
radunato i ragazzi nel cortile e stavano cercando di fare l'appello.
In strada si era formato un assembramento di curiosi
che premeva contro il recinto della scuola, e nello stabile dirimpetto
alcuni inquilini si sporsero dalle finestre per dare
un'occhiata a ci che stava succedendo. Le forze dell'ordine
erano accorse numerose. Anch'esse per erano prive di coordinamento
e gran parte degli agenti si limitava perci a restare
in attesa, con lo sguardo rivolto ai locali del secondo piano.
Dopo aver fatto qualche domanda qua e l a insegnanti
scelti a caso, che non sapevano niente di concreto, Konrad
Simonsen ebbe fortuna. Una segretaria della scuola aveva
parlato con il ragazzo che per scappare dalla sua classe era
saltato gi dalla finestra. In seguito era stato trasferito in
ospedale, ma il suo resoconto dei fatti fu quanto di pi vicino
a una testimonianza concreta il commissario fosse riuscito
a ottenere. Con un ragionevole margine di sicurezza si
poteva dunque stabilire che uno studente della decima classe,
Robert Steen Hertz, aveva sparato a due insegnanti, uccidendoli,
e che era in possesso di una mitraglietta. Al momento
il ragazzo si trovava nella sua aula al secondo piano, dove
teneva i compagni in ostaggio, ammesso che non li avesse gi
uccisi. Nessuno lo sapeva. Dal cortile la segretaria indic le
quattro finestre del locale, che si trovavano pi o meno al
centro dell'edificio.
Konrad Simonsen non era un esperto di sparatorie nelle
scuole, ma sapeva benissimo una cosa: in tutti i casi simili a
lui noti, gli assassini erano preda di una follia omicida che li
spingeva a uccidere pi persone possibili per il solo gusto di
farlo. Si guard intorno nel cortile e rabbrivid. Una mitragliata
dalla finestra del secondo piano avrebbe causato una
ventina di morti. Come minimo. Bisognava sgomberare il
cortile al pi presto, quindi allontanare i curiosi e isolare la
strada con il nastro di sbarramento, oltre ad assicurarsi che
gli inquilini dello stabile dirimpetto alla scuola si tenessero a
distanza dalle proprie finestre. Incaric Arne di fare evacuare
la zona. Manda via tutti e subito dopo sbarra la strada da
ambedue le estremit, gli url in un orecchio. Poi prese i
primi agenti che gli capitarono a tiro e un certo numero di
insegnanti, e in quattro e quattr'otto spieg che tutti dovevano
uscire in strada e andarsene. Rapidamente, ma non di
corsa, e soprattutto senza premere contro il recinto. Ripet
gli ordini, poi raggiunse correndo il centro del cortile e impart
le stesse direttive a un altro gruppo. Un agente gli allung
un megafono. La sua voce rimbomb fra i vari edifici:
Sgomberate la strada immediatamente! Non correte. I pi
grandi stiano attenti ai pi piccoli. Lasciate libera l'uscita.
Non correte, non spingete. Se serve, usate lo sfollagente o lo
spray al peperoncino, purch l'uscita sia libera. L'ultimo avvertimento
era diretto ai poliziotti presenti, e nonostante le
sue capacit comunicative non fossero proprio da oscar, venne
ugualmente compreso. Sollev di nuovo il megafono:
Allontanatevi dalla strada. Non correte. Non spingete. I pi
grandi si occupino dei pi piccoli. Lasciate tassativamente
libera l'uscita.
Gli ordini funzionarono e la situazione si stabilizz. Il
cortile della scuola si svuot in un batter d'occhio e ben presto
lo stesso accadde nella strada davanti all'edificio. Konrad
Simonsen moll il megafono, che cadde sull'asfalto rotolando
a semicerchio avanti e indietro. Il commissario si ritrov
in mezzo al cortile e solo allora gli venne in mente che doveva
mettersi al sicuro anche lui.
Dobbiamo andare, Konrad.
La Contessa era alle sue spalle. Aveva un giubbotto antiproiettile
addosso e uno in mano. Mentre parlava con lui,
teneva lo sguardo puntato sulle finestre del secondo piano.
Simonsen si accalor: Dove diavolo sono finite le Forze
Speciali? Ne sai qualcosa?  mai possibile che la tirino tanto
per le lunghe? Ci sono certe situazioni che, porca miseria....
Lei lo interruppe con una leggera stretta sulla spalla. Saranno
qui nel giro di cinque minuti.
Il commissario sbirci l'orologio, constatando che lui
stesso, in fondo, non era l che da dieci. Gli sembrava invece
che fosse passata un'ora.
Ci sono parecchi studenti nell'edificio.
Li stanno facendo uscire da altre parti, vieni.
Lasciarono insieme il cortile, quasi correndo.
Sei riuscita a capire come stanno le cose?
Tutto fa pensare che ci siano almeno due morti, entrambi
docenti. Il corridoio al secondo piano  bloccato, ma non
toccher a noi entrarci, affideremo il compito alle Forze Speciali.
Il corpo della docente coordinatrice  disteso davanti
alla porta della classe. La donna  stata raggiunta da un colpo
alla testa e con tutta probabilit non ce l'ha fatta. Per ora
la lasciamo l.
E i ragazzi che erano in classe?
Non c' nessuno che sappia niente.
Quanti sono?
Circa venticinque.
Si misero al sicuro dietro una macchina della polizia parcheggiata
nella strada di fronte alla scuola. La Contessa diede
a Konrad Simonsen il giubbotto antiproiettile che teneva
in mano. Lui lo prese e si accorse, con enorme sorpresa, che
gli stava a pennello.
Intorno a loro regnava ancora una grande confusione. Le
Forze Speciali erano arrivate su due volanti, ma avevano difficolt
a superare lo sbarramento per risalire Vester Voldgade.
L'accesso era bloccato da due ambulanze parcheggiate male
e dalla folla di curiosi. Il commissario gir la testa, stupito.
Dietro di lui, una giornalista della Danmark News stava parlando
al microfono, in tono concitato, di proiettili che presto
avrebbero ripreso a fioccare in tutte le direzioni e del fatto
che nessuno poteva dirsi al sicuro finch l'assassino sarebbe
stato libero di circolare nella scuola. D'altronde anche lei si
era rifugiata dietro una macchina, mentre il suo fotografo,
impavido, stava in piedi alle sue spalle a filmare la scena.
Konrad Simonsen ordin a un agente di allontanarli entrambi,
prima di chiedere alla Contessa: Siamo sicuri che il ragazzo
sia in possesso di una mitraglietta?.
No, ma tutto lo lascia supporre.
Che maledetta situazione di merda.
Il ragazzo piangeva. Dopo aver ucciso l'insegnante di inglese,
si era seduto apatico sulla sedia dietro la cattedra, senza
sapere cosa fare. Forse si era spinto troppo oltre le sue
intenzioni. In un paio di occasioni si era alzato: la prima volta
per andare alla finestra e dare un'occhiata al cortile, dove
tutti correvano in tutte le direzioni urtandosi a vicenda; la
seconda per rovesciare il proprio banco, un gesto senza alcuna
logica, ma che indusse i suoi compagni di classe ammassati
contro la parete in fondo a stringersi ancora di pi gli uni
agli altri. Come se in quel modo potessero condividere l'angoscia.
La maggior parte di loro si teneva per mano, mentre
tutti seguivano, con il terrore negli occhi sbarrati, ogni suo
pi piccolo movimento. Il ragazzo si alz, attravers il locale
e si ferm a un paio di metri dai compagni. Molti si ritrassero
terrorizzati, un paio cominciarono a piangere. Lui indic
con la mitraglietta una ragazza e ordin: Vai pure, Maja.
La prescelta in un primo momento non cap quel che
aveva detto, cos il ragazzo ripet l'ordine, stavolta urlando
disperato: Muoviti, Maja. Vai... vai all'inferno!.
Camminando come un'anatra torn a fatica al suo posto
accanto alla lavagna, a osservare la ragazza che lentamente e
con una supplica nello sguardo si trascinava verso l'uscita
lungo la parete. Dovette strattonare la porta per spostare il
cadavere dell'insegnante di inglese abbastanza da poter uscire.
Nello stesso tempo scivol sul sangue e quasi inciamp
nel corpo della coordinatrice che giaceva per terra nel corridoio.
Una volta fuori, Maja inizi a gridare come una pazza.
Subito dopo altre tre ragazze cercarono di seguirla, ma il
compagno-carnefice spar una mitragliata contro il soffitto.
Le ragazze tornarono urlando al loro posto in fondo all'aula.
Perch avesse impedito loro di fuggire, non lo sapeva neppure
lui. Forse perch quella fuga avrebbe rappresentato un
cambiamento inopportuno, una sorta di perdita di controllo
da parte sua; o forse perch non gli piacevano. Spar un'altra
raffica contro il cadavere davanti alla porta, ma non prov
alcuna gioia nel farlo. Poi ricominci a piangere, augurandosi
che tutto finisse presto.
Konrad Simonsen e la Contessa accolsero la ragazza che
arrivava correndo. Aveva perso una scarpa ed era coperta di
sangue da capo a piedi: la camicia bianca, i jeans attillati, il
viso, i capelli biondi. Occorse del tempo prima che i due
agenti scoprissero che non era ferita. La Contessa le avvolse
le spalle con una coperta. La ragazza tremava come una foglia
e non c'era alcun dubbio che dovesse essere ricoverata in
ospedale.
Ora stavano dietro al veicolo delle Forze Speciali che tutti
chiamavano sempre Golf, anche se in questo caso si trattava
di un Mercedes Vito. Era un furgone blindato, e inoltre
non c'era pi il pericolo che qualcuno sparasse dalle finestre.
Per un po', almeno: il capo delle Forze Speciali aveva appena
saputo che il tiratore scelto aveva occupato la sua postazione
nel condominio alle loro spalle. La Contessa prov cautamente
a comunicare con la ragazza: Che cosa  successo?
Come sei riuscita a scappare?.
La risposta arriv a scatti, e la Contessa pens che farle
pi di tre, quattro domande sarebbe stato da irresponsabili.
Mi ha lasciata andare, ma ha sparato a quelle che volevano
seguirmi.
Alcune tue compagne di classe sono state colpite?
La ragazza si copr le orecchie con le mani insanguinate e
abbass la testa.
Ha sparato a sangue freddo, quello psicopatico sfigato.
Non avevano scampo. E solo perch volevano filarsela. A
sangue freddo. La Contessa la strinse in un delicato abbraccio.
Il capo delle Forze Speciali e il commissario Simonsen,
che stavano l accanto, si scambiarono uno sguardo eloquente.
Quanti dei tuoi compagni sono ancora vivi?
Alcuni sono vivi, alcuni morti, non  questione di numeri,
e comunque gli altri li far fuori tra poco. Li abbatter
come conigli.
Ha detto proprio cos?
La ragazza non aveva capito la domanda, era chiaro, perci
la Contessa ripet: Robert Steen Hertz ha detto che sparer
ai tuoi compagni di classe?.
Lui non dice niente, quando gli gira ci scarica proiettili
in corpo e basta. Maiale schifoso. Perch nessuno fa niente?
Non potete fargli saltare la testa per aria?
La Contessa aggrott le sopracciglia. Arne Pedersen, che
si era appena aggregato a loro, mormor: Di questa testimonianza
non ce ne facciamo niente.
Konrad Simonsen pens che fosse abbastanza: Contessa,
la metti tu su un'ambulanza, questa ragazza?.
Il capo delle Forze Speciali guard la finestra dell'aula
strizzando gli occhi, come se in quel modo potesse avere un
quadro verosimile della situazione all'interno. Le prossime
mosse dipendevano dalle sue decisioni. Bisognava stabilire
se i suoi uomini dovessero fare irruzione e disarmare l'omicida,
o se si dovesse tentare una trattativa con lui, senza sapere
come sarebbe andata a finire; o se l'unica alternativa fosse
dare al tiratore scelto ordine di sparare alla prima occasione
utile. Le spiegazioni della ragazza non lo avevano convinto,
in parte perch era in evidente stato di choc, in parte per il
linguaggio improbabile che aveva usato. Come se lo avesse
mutuato da un telefilm americano. In un contesto del genere
non se la sentiva di far entrare in azione il tiratore. D'altra
parte un'irruzione nell'aula sarebbe potuta sfociare in un ulteriore
bagno di sangue. Scrut di nuovo le finestre, poi prese
la sua decisione: Interverremo dopo una flashbomb, spero
che sia il momento giusto, maledizione!.
In quello stesso istante il portone della scuola si apr e
lentamente apparve una donna. Persino a distanza si vedeva
con chiarezza che era coperta di sangue. Scese barcollando i
pochi gradini della scalinata. Era ferita in modo grave, a conferma
di quanto aveva riportato Maja. Dopo appena pochi
passi, la coordinatrice si accasci sull'asfalto del cortile, priva
di vita. Il capo delle Forze Speciali punt l'indice su due
dei suoi uomini e subito dopo sulla donna a terra, che aveva
scambiato per un'allieva. I due agenti corsero a prenderla.
Nel frattempo il capo pieg il bavero della giacca e impart i
suoi ordini nel piccolo microfono agganciato sul retro: Qui
Lima. Palle, se hai traiettoria libera uccidilo.
Dopodich url: Qui un'ambulanza!.
Il tiratore era stato fortunato. Appena arrivato a scuola
con la sua squadra, aveva individuato subito il punto da cui
avrebbe avuto la visuale libera sulle finestre del secondo piano
dell'edificio principale, quello in cui si stava svolgendo il
dramma. Era senza dubbio il terzo piano dello stabile di
fronte. Prese il fucile dal furgone, raggiunse di corsa il portone
prescelto e sal le scale con la squadra. Gli appartamenti
fra cui decidere erano due, uno dei quali aveva la porta
socchiusa: fu su quest'ultimo che cadde la scelta. Una volta
entrati, uno degli agenti raccomand al proprietario di tenersi
lontano dalle finestre affacciate sulla strada. Fu a questo
punto che il tiratore ebbe fortuna. Il proprietario in questione
infatti era un colonnello in pensione, che nonostante i suoi
quasi ottant'anni cap al volo la situazione e le esigenze del
tiratore. L'agente apr una delle finestre del soggiorno, la
sganci delicatamente dai cardini e la fece scivolare all'interno.
Nel frattempo il tiratore aveva sgomberato il davanzale.
Dopodich, unendo le forze, spostarono davanti alla finestra
il massiccio tavolo da pranzo di mogano. Il tiratore vi si piazz
sopra e predispose il fucile, un Heckler & Koch PSG1A1,
arma fra le pi precise al mondo. Quanto a lui, con l'esperienza
che aveva alle spalle avrebbe potuto centrare un bersaglio
a ottocento metri di distanza. Era tutto perfetto. Il tiratore
comunic al suo capo che era pronto a entrare in azione.
Per tre volte individu nel mirino il bersaglio nell'aula
dirimpetto, ma sempre di sfuggita: la prima volta perch il
ragazzo aveva ribaltato un banco, la seconda e la terza perch
era passato davanti alla finestra nell'una o nell'altra direzione.
Purtroppo non restava fermo abbastanza a lungo da
permettergli di tenerlo sotto tiro. Poi il tiratore ricevette l'ordine
che sperava non sarebbe mai arrivato. Chiese una conferma,
e la ebbe immediatamente.
Nella classe, il ragazzo con la mitraglietta aveva infine deciso
che la cosa migliore da fare era liberare i suoi compagni
e arrendersi. Si sentiva stanco, aveva paura, aveva fame, voleva
andarsene. Non importava dove, voleva andarsene e basta.
Poi sent la sirena dell'ambulanza e si diresse alla finestra
pi vicina alla lavagna, dove, con la mano davanti agli occhi
per difendersi dalla luce, guard gi in strada per capire cosa
stesse succedendo.
Il proiettile lo colp in fronte sopra l'occhio sinistro e fuoriusc
dalla base del cranio. Poi prosegu contro la gamba di
un banco rovesciato, rimbalz ad angolo e trafisse lo sportello dell'armadietto della classe, nonch la ragazza che vi si era
nascosta, per conficcarsi infine nella parete. I due adolescenti
morirono sul colpo.
In strada, l'esplosione del proiettile riecheggi fra le abitazioni.
Konrad Simonsen guard involontariamente in direzione
del suono, e subito dopo la Contessa. Serio, senza dire
una parola. Il capo delle Forze Speciali avanz verso di loro.
 finita.
Erano quasi le dodici, e la situazione nella scuola di
Marmorgade era sotto controllo. L'unit speciale aveva abbandonato
il luogo del delitto, i tecnici della Scientifica erano al
lavoro nell'aula ed erano stati convocati gli psicologi della
crisi. Si sentivano tutti avviliti e le conversazioni fra gli agenti
si limitavano all'ambito strettamente lavorativo.
La giornata di Konrad Simonsen era finita e Arne Pedersen
insistette per accompagnarlo a casa in macchina. Intanto
la Contessa avrebbe potuto svolgere la funzione di capo delle
indagini fino al suo ritorno, nel giro di meno di un'ora. Lei
accett.
Konrad Simonsen sal in macchina. Non hai altro da fare
che scarrozzarmi in giro?
S che ce l'ho, ma vorrei esaminare il modo di procedere
con te. 
E molto semplice. La dinamica dei fatti verr chiarita in
giornata, dopodich devi scoprire il movente e soprattutto
come ha fatto Robert Steen Hertz a mettere le mani su un
mitra. Inoltre ti toccher organizzare una conferenza stampa,
ma, a parte questo, se fossi in te mi accerterei innanzitutto
che il ragazzo abbia agito da solo. Perch se il tipo ha, o
aveva, amici in possesso di armi simili e con in testa le stesse
intenzioni,  indispensabile scoprirlo quanto prima. E infine
un'ultima cosa: se hai problemi di budget,  questo il momento
di chiedere un finanziamento extra.
Discussero ancora per un bel pezzo. Arne Pedersen aveva
una serie di domande a cui Konrad Simonsen diede puntuali
risposte. Quando svoltarono per imboccare la strada
verso Sollerod, il tema era stato sviscerato in tutto e per tutto.
Arne Pedersen cambi argomento: E tu a che punto sei?
Ti hanno affidato un caso? Insomma, voglio dire, com' andata
con il questore?.
Era chiaro che la domanda era stata posta per pura cortesia.
I suoi pensieri erano ancora concentrati sulla sparatoria
nella scuola.
In effetti mi hanno assegnato una specie di indagine.
Arne Pedersen non rispose e Konrad Simonsen aggiunse:
E poi ho sentito una musica.
Musica? Di che genere?
Del genere che strappa un sorriso. Gli raccont la faccenda
della risonanza. Arne Pedersen sembrava sorpreso:
Dovrebbe significare qualcosa?.
Il commissario scosse la testa. No, non significava niente.
Ma quando si era svegliato dal collasso, un significato c'era
stato: l'allegra, trascinante ouverture della piazza del mercato,
dove tutti erano benvenuti; il corno francese, che riduceva
il vecchio mondo a brandelli catapultando il suo meraviglioso
pubblico nel futuro; il primo corista, che gli aveva
rubato l'anima con l'ottimistica potenza della sua voce,
attenuando per un misero secondo le fitte che gli laceravano il
petto. Era come se avesse avuto un'altra possibilit, l'opportunit
di scegliere, di cambiare la sua vita o persino, s, di
capirla. Poi la luce si era fatta invadente, il corpo pesante, e
faceva male dappertutto. Invano aveva cercato di ghermire
le ultime note che svanivano piano piano, e quel movimento
lo aveva fatto gemere di dolore. Qualcuno gli aveva afferrato
la mano e lui aveva aperto gli occhi.
Konrad Simonsen arriv alla prima riunione del mattino
fin troppo presto, per i suoi gusti. Ma si era recato al lavoro
insieme alla Contessa, la quale aveva il suo bel da fare con
l'indagine sulla sparatoria alla scuola di Marmorgade. Il
commissario aveva cos dovuto adattare il proprio orario a
quello di lei, se volevano andare al lavoro insieme. La Contessa
aveva sorriso, fresca come una rosa e riposata: Pensa,
Konrad, che cos puoi tornare a casa prima. Aveva ragione,
certo, ma nel tornare a casa prima non c'era niente di particolarmente
positivo. A Sollerod lo aspettavano lunghe ore
di solitudine, visto che la Contessa di sicuro non sarebbe tornata
che a tarda sera. Il commissario si sentiva in uno stato
pietoso e se la prese con se stesso. Non era ancora riuscito a
dare un nuovo assetto alla sua vita dopo l'attacco cardiaco,
pens, cercando di concentrarsi su qualcos'altro.
Nel suo ufficio scopr che era arrivata anche Pauline
Berg. Era seduta sul divano della sua dpendance, come
era stata presto battezzata la stanza extra, a guardare la tv del
mattino. Il commissario pos la cartella sulla scrivania e si
diresse verso la giovane collaboratrice. Pauline spense la tv,
poi si salutarono senza grande enfasi. Simonsen, restando in
piedi, la studi per un po' di tempo, in ogni caso abbastanza
a lungo da indurla a distogliere lo sguardo. Alla fine si sedette
all'altra estremit del divano. Sembri una barbona, disse.
Era vero. Pauline indossava un paio di jeans logori e una
camicia da uomo grigio-blu, leggermente lisa sulle maniche e
sul colletto. I sandali erano consumati e con il cuoio a brandelli.
Se vuoi lavorare con me, sar meglio che partecipi ai
nostri incontri vestita come si deve. 
Credo di avere un paio di ufo pants in fondo all'armadio,
magari domani mattina li metto.
Vedendo l'espressione minacciosa del commissario, ringhi:
Io mi vesto come mi pare e piace.
Sbagliato. A partire da domani ti vestirai come pare e
piace a me. Altrimenti, quella  la porta. A te la scelta.
Lei gli lanci uno sguardo furioso, ma rest seduta.
Simonsen le porse la cartella che aveva avuto in consegna dal
questore. Jorgen Kramer Nielsen, nato nel 1951 a Copenaghen.
Stato civile: celibe. Professione: postino. Residente a
Hvidovre e deceduto dopo essere caduto da una scala nella
propria abitazione intorno al 20 febbraio, ovvero circa sei
mesi fa. Non si conosce l'ora precisa della morte, dato che 
stato ritrovato parecchi giorni dopo.
Pauline comment con indifferenza: Sono cose che succedono.
Il commissario la guard un po' infastidito e prosegu:
Nel pomeriggio di venerd 29 febbraio l'inquilino del piano
inferiore trova il corpo senza vita di Jorgen Kramer Nielsen
nel vano scale. L'uomo era morto da un pezzo e il cadavere
aveva incominciato a puzzare. Il vicino chiama l'ambulanza
e come da routine veniamo convocati anche noi. Una volante
con due agenti arriva sul posto e poco dopo si aggiunge il
medico provinciale. Questi manda via i poliziotti, analizza le
circostanze che hanno provocato l'incidente fatale e compila
un attestato di morte da cui si evince che Jorgen Kramer
Nielsen, cadendo dalla scala, si  rotto l'osso del collo. In
sostanza: niente polizia, niente tecnici della Scientifica, nessun
medico legale. Liquidato in quattro e quattr'otto.
Che pezzo di idiota! 
Cos sembrerebbe, in effetti, ma c' una spiegazione. Il
medico provinciale era arrivato direttamente da una colazione
di lavoro fra uomini, puzzava come una distilleria e si reggeva
a malapena in piedi.
Era ubriaco?
Ubriaco fradicio, su questo convergono tutte le parti in
causa. Gi questa  una schifezza, ma c' di peggio. Uno dei
due agenti, Hans Ulrik Gormsen...
Il commissario le lanci uno sguardo interrogativo per
capire se conoscesse il poliziotto in questione. Pauline scosse
la testa e Simonsen prosegu: ... ha dichiarato di aver sospettato
fin dall'inizio che si trattasse di omicidio. E purtroppo
questo  stato messo agli atti. I sospetti erano dovuti alla
posizione del cadavere, oltre al fatto che la scala dalla quale
 precipitato Jorgen Kramer Nielsen ha solo sette gradini.
L'agente ha scattato una serie di foto del cadavere e della
scala con il suo cellulare, ha misurato la rampa alla bell'e
meglio e interrogato il vicino del piano di sotto, peraltro minacciandolo
di arresto. Per inciso, il vicino  un prete. Ha
pestato i piedi al medico provinciale e forse  anche per questo
che il caso  stato chiuso in modo cos insolito. Una reazione
indispettita unita a una bella dose di alcol.
Fin qui ci sono, ma noi che c'entriamo in tutto questo?
Capisco che sia un casino, ma di solito le persone che vengono
trovate in fondo a una scala con il collo spezzato raramente
sono state uccise.
Infatti, e niente lascia intendere che il nostro postino
faccia eccezione. Di questo ha dovuto prendere atto con
rammarico anche Hans Ulrik Gormsen, quando ha mostrato
al procuratore distrettuale le fotografie che aveva scattato.
Per circa un mese non  accaduto niente, poi Gormsen ha
trovato un nuovo lavoro come responsabile della sicurezza
di un'azienda privata. Qui l'ex agente ha riesumato il caso
del postino - come ormai lo chiamava - con l'aiuto della
suocera. E ha avuto gioco facile a convincerla che si fosse
trattato di omicidio. Peccato che la suocera sia vicepresidente
dell'assemblea parlamentare.
Dio ce ne scampi e liberi! 
Puoi ben dirlo, ma l'assurdo  che in teoria dovremmo
metterci da due a cinque giorni, non di pi, per indagare
sulla morte di Jorgen Kramer Nielsen e poi redigere un rapporto
in cui si stabilisca che  caduto dalla scala.
Un rapporto che il questore possa mostrare alla suocera
dell'ex agente Gormsen, immagino.
Esatto, proprio cos. Sei ancora interessata? Oppure devo
dire ad Arne che preferiresti occuparti della sparatoria
nella scuola come tutti gli altri?
Pauline ebbe un gesto di fastidio. La storia del ciccione?
No grazie,  un caso deprimente.
Ignor il parla come si deve di quel ragazzo di Konrad
Simonsen e rimase a fissare il vuoto per un po'. Lui aspett
paziente. Alla fine Pauline si scosse: Che cosa sappiamo del
postino? Fedina penale?.
Il commissario scosse la testa. Non sappiamo quasi
niente, a parte questo, disse porgendole un foglio che aveva
estratto dalla cartella.
Il 5 marzo 1996 il postino era stato aggredito e pestato
nel suo itinerario di distribuzione della posta. L'aggressore
era un fabbro quarantenne di Rodovre, che non aveva mai
avuto problemi con la giustizia prima di allora. Kramer
Nielsen era stato picchiato a sangue finch non era intervenuta
una volante della polizia a fermare il pestaggio. Fu
trasportato al Hvidovre Hospital, ma in seguito nessuno
volle pronunciarsi e la vittima si rifiut di sporgere denuncia.
Il fabbro divenne un indiziato, ma in seguito l'accusa fu
ritirata.
Pauline Berg lesse il rapporto due volte, rapidamente,
poi lo restitu al commissario aggiungendo cupamente: Per
gli altri sono diventata un tab. Persino la Contessa ha problemi
con me e nessuno sa come comportarsi nei miei confronti.
Mi trattano tutti come un regalo sgradito, come un
oggetto che non piace a nessuno ma che non pu essere gettato
via. Mi piacerebbe moltissimo avere una mia indagine,
ma Arne non me la assegner mai.
Direi di no.
Ogni mattina, appena alzata dal letto, mi sento come se
fosse l'ultimo giorno della mia vita. Quanto poi al mio abbigliamento...
be', i miei vecchi vestiti non mi piacciono pi, li
mettevo prima del... prima di quel che  successo. Questo mi
fa paura.
Allora mettiti la divisa, non posso averti al mio fianco
conciata in quel modo.
Di colpo Pauline gli sorrise. Un sorriso caldo, quasi ottimista.
Okay. Da dove comincio?
Arne Pedersen aveva impegnato molte risorse per scoprire
cosa si nascondeva dietro la sparatoria nella scuola di
Marmorgade, e ben presto si erano visti i risultati.
A quanto pareva l'insegnante ucciso era un gran pezzo di
merda, per dirla con le sue parole. Si chiamava Tobias Juul,
aveva trentadue anni e un secondo lavoro come spacciatore
di droga, preferibilmente a ragazzine adolescenti, fra cui un
paio della classe dove insegnava. A casa aveva un vasto assortimento
di stupefacenti: ecstasy, anfetamine, metanfetamine
e cocaina. Ma era coinvolto anche in altre attivit losche. Nel
momento in cui le sue fanciulle, cos le chiamava, diventavano
dipendenti dalle varie sostanze al punto di non poterne
pi fare a meno, indebitandosi al tempo stesso con lui per
notevoli somme di denaro, cominciava a sfruttarle sessualmente.
Prima per uso personale, poi cedendole ad altri.
Arne Pedersen inform Konrad Simonsen. Non perch
egli fosse coinvolto a qualsiasi titolo nell'indagine sulla sparatoria,
ma per avere uno sparring partner, una persona con
cui confrontarsi. Forn ulteriori ragguagli su Tobias Juul:
In ogni caso stiamo parlando di un criminale di piccolo
cabotaggio, non era certo un pesce grosso.
E come si inserisce la sparatoria in questo quadro?
Crediamo che si sia trattato di un banale dramma della
gelosia. Robert Steen Hertz, ovvero il ragazzo con la mitraglietta,
ha probabilmente voluto aiutare una delle ragazze,
cio Maja Norgaard. Forse era una delle fanciulle' di Tobias
Juul, tanto per usare il suo gergo. E possibile che l'assassino
fosse innamorato di lei, ma certo con quell'aspetto non aveva
chance. Forse aveva in mente di redimerla', o come si dice
in questi casi.
Si direbbe che tu abbia gi scoperto il movente. E l'arma?
Come se l' procurata?
Bella domanda. Come fa un sedicenne danese a mettere
le mani su una mitraglietta nove millimetri ArmyTocx SA-5?
Non lo so, non ancora. Riguardo al movente, temo che il tuo
ottimismo sia precipitoso. Le due ragazze, una delle quali 
Maja Norgaard, non ci stanno aiutando per niente. Ambedue
negano di sapere qualsiasi cosa riguardo a... be', riguardo
a ogni nostra domanda. Perci  tutto in salita. E i genitori
le sostengono, soprattutto la madre di Maja. La stronza
ha assunto pure un avvocato. Te lo dico io, quella donna 
della peggiore specie, di un'arroganza e di una presunzione
che neanche all'inferno. La figlia ne  terrorizzata, e la si pu
ben capire. In realt  proprio lei, la madre, a bloccare la mia
indagine, ma non c' molto che io possa fare. L'unica alternativa
che abbiamo  mettere insieme alla rinfusa quel poco
che sappiamo e collegarlo a informazioni di seconda mano.
Per quale ragione la madre si comporterebbe cos?
In concreto non si sa, ma io credo che la signora non
accetti l'idea che il suo dolce angioletto possa essere coinvolto,
se mai ci venisse confermato, in qualcosa di sbagliato.
Come stia la ragazza, in realt,  questione del tutto secondaria.
Ma dimmi di te, come procede l'indagine sul postino?
Arne Pedersen gli aveva posto la domanda ridacchiando.
Facciamo passi in avanti.
E Pauline? Ti sta dando problemi?
Assolutamente no.
Konrad Simonsen aveva deciso di iniziare dal prete - l'inquilino
del piano di sotto del postino Jorgen Kramer Nielsen -
in parte per dare un'occhiata alla villa in cui era avvenuta la
caduta mortale, in parte per parlare con il testimone che presumibilmente
aveva pi cose da raccontare. E avere cos
qualcosa da scrivere nel suo rapporto.
Il prete si rivel un uomo alla mano, poco meno che quarantenne,
che indovin i pensieri del commissario non appena
ne intercett lo sguardo perplesso sul proprio collare
bianco. Ebbene s, sono un sacerdote cattolico. Questo
sembra rendere le persone piuttosto insicure, se non ne sono
informate in anticipo, perci mi lasci cominciare dicendo
che non mordo.
Rise di cuore, subito imitato da Konrad Simonsen. Poi si
strinsero la mano.
Quel che accadde all'uomo il 29 febbraio fu presto detto.
Appena tornato a casa dalle vacanze, aveva scoperto il corpo
senza vita del suo vicino. Arrivarono in fretta alla domanda
fondamentale: Ha forse spostato il cadavere, o cambiato la
sua posizione, prima dell'arrivo dell'ambulanza?.
Perch mai avrei dovuto? Era evidente che Jorgen era
morto, perci non c'era pi niente che potessi fare.
Certo che no, lo capisco. E gli agenti di polizia? Qualcuno
di loro ha forse modificato la posizione del corpo rispetto
a come lei lo aveva trovato?
Prima che lo portassero via i vigili del fuoco, intende?
Naturalmente.
Il prete ci pens su un attimo, poi rispose un po' titubante:
L'agente giovane mise una scatola di stuzzicadenti a fianco
al viso, prima di scattare le fotografie con il cellulare. Credo
che l'abbia fatto per avere un punto di riferimento rispetto
alle dimensioni. Ricordo che la cosa mi meravigli parecchio.
Voglio dire, chi va in giro con una scatola di stuzzicadenti
oggigiorno? Per il cadavere non l'ha sfiorato.
Ne  sicuro?
S, certo... sicurissimo.
In ogni caso l'uomo che ha visto non  un agente di polizia.
E confortante saperlo.
Lo credo anch'io. La porta principale  chiusa a chiave
di solito?
Sempre.
Chi ha le chiavi?
Io, ovviamente, e i miei nuovi vicini del piano superiore.
Ce le aveva anche Jergen,  chiaro, due mazzi, credo, ma 
solo una mia ipotesi.
E nessun altro? La donna delle pulizie, per esempio o
altro personale di servizio?
No, non che io sappia.
A proposito di pulizie... Con quale frequenza vengono
lavate le scale?
Ogni due settimane, questo  il patto che abbiamo stipulato
fra di noi. Seguiamo dei turni, ma... ecco, questo mi
dispiace dirlo. Se lei sta pensando a tracce da far esaminare
alla Scientifica, o cose del genere, devo dirle che purtroppo
sono stati eseguiti due turni di pulizie generali dalla fine di
febbraio. Il primo  toccato a me: sono stato particolarmente
scrupoloso con l'aspirapolvere e con il lavaggio del tappeto
che riveste le scale. Dopotutto il cadavere ci era rimasto sopra
per un bel po' di tempo.
Si blocc, leggermente in ansia. Konrad Simonsen lo incit
a continuare: E il secondo?.
S... ecco, i miei nuovi vicini sostenevano di percepire
un cattivo odore. No, non  esatto, non  proprio cos: era la
donna ad avere questa impressione, subito dopo che ebbe
saputo come era morto Jorgen. Io e l'uomo contattammo
una ditta di pulizie professionale, che arriv e sfreg il corridoio
da cima a fondo. E tutto per amor di quiete domestica,
non so se mi spiego.
Konrad Simonsen sospir. Non c' niente da fare. Le
dispiace se faccio un giro da solo? Al prete non dispiaceva.
L'ingresso aveva un aspetto comunissimo. Il portone immetteva
in un piccolo androne piastrellato da cui tre gradini
salivano al primo pianerottolo, dove si trovava l'appartamento
al piano terra, mentre una rampa pi lunga proseguiva
verso l'ammezzato successivo. L era precipitato Jorgen
Kramer Nielsen. Infine, un'altra rampa pi corta saliva all'ultimo
pianerottolo, dove si trovavano uno spazioso guardaroba
e l'appartamento del primo piano. Tutti i pavimenti, a
eccezione di quello del disimpegno, erano ricoperti dalla
moquette, la ringhiera era stata ridipinta a nuovo di un nero
lucido e brillante, mentre le pareti bianche avevano un aspetto
lindo e ordinato ed erano state decorate con un paio di
insignificanti riproduzioni di un artista sconosciuto. Dal soffitto
del primo piano pendeva un enorme lampadario di vetro
bianco, che aveva urgente bisogno di una spolverata e la
vetrata piombata del pianerottolo superiore dava un'impressione
di sicurezza piccolo-borghese. Konrad Simonsen percorse
lentamente su e gi il corridoio, tenendo la mente e gli
occhi bene aperti, con l'unico risultato di ritrovarsi le gambe
indolenzite.
Pauline Berg aveva esaminato i documenti riguardanti
Jorgen Kramer Nielsen. Un'analisi che le aveva instillato parecchi
dubbi che subito rifer a Konrad Simonsen: I suoi
effetti personali sono custoditi nel deposito della Express
Flyt in Peter Adlers Vej, a Hvidovre. Ma quando mi sono
presentata l, stavano per essere ritirati da un esattore. A quel
punto ho dovuto usare le maniere forti e fare la voce grossa
con il tribunale fallimentare di Glostrup, costringendo cos
l'amministratore giudiziario a impacchettare di nuovo gli oggetti
appartenuti a Kramer Nielsen, nonostante fossero stati
gi dissequestrati. Tutto questo ha comportato un mucchio
di grane burocratiche e pu anche darsi che lei riceva qualche
lamentela sul mio conto, visto che sono stata costretta a
cantarle chiare a un po' di gente in tribunale e altrove, prima
di raggiungere il mio scopo. Ma  stato un errore del questore,
porca miseria, avrebbe dovuto informarli da un pezzo.
Vuoi dire che lei  una delle persone alle quali le hai
cantate chiare?
Eccome, anche se non la peggiore. Con tutti quei bellimbusti
in giacca e cravatta del tribunale  stata ancora pi
dura. Pensi che avevo trovato il testamento della vittima, o
per meglio dire una busta gialla dove sopra c'era scritto testamento.
Che cosa contenesse non lo so, l'ho lasciata chiusa.
Per ho fatto una telefonata all'amministratore giudiziario
per comunicargli la mia scoperta. Secondo lei  stato contento
o ha continuato a fare controvoglia il suo lavoro? Ma questo
 il minimo: ha avuto pure la sfacciataggine di pretendere
che portassi la busta in giro per Glostrup. Naturalmente gli
ho detto di andare a farsi fottere.
Eh gi, naturalmente.
Pauline sorrise, come a scusarsi per la sua condotta. Ho
avuto una giornata storta, me ne rendo conto solo ora, ma lei
che cosa avrebbe fatto al mio posto?
Avrei portato la busta in giro per Glostrup, ma questo 
un dettaglio. Se ci saranno casini ci penser io. Vedo che ti
sei vestita benissimo, tanto per cambiare.
Pauline portava una graziosa gonna al ginocchio e un
semplice maglione a dolcevita, entrambi di colore grigio e
che sarebbero stati assolutamente perfetti addosso a una bibliotecaria
cinquantenne; comunque rappresentavano un notevole
passo in avanti rispetto all'abbigliamento delle ultime
settimane. La giovane agente fece un sorriso obliquo e il
commissario domand: Hai trovato qualcos'altro di interessante?.
Be', c'erano troppe carte perch potessi esaminarle con
cura, perci alla fine  diventato un lavoro piuttosto superficiale.
Fra l'altro Nielsen aveva un milione di quaderni zeppi
di calcoli matematici, credo che fosse una specie di hobby.
Aveva conservato tutti gli scontrini del supermercato Netto
degli ultimi undici anni, suddivisi anno per anno e con due
numeri sul retro di ogni blocchetto. Uno dei numeri indica
l'importo dello scontrino, l'altro non ne ho idea. Un elemento
decisamente interessante per ... no, niente, non  il caso.
Lui le diede ragione: no, non era il caso. Lei prosegu un
po' esitante: C' sempre qualcosa che stupisce. Il che vale
d'altra parte per tutti gli esseri umani.
Per esempio, il postino aveva posseduto una vecchia macchina
fotografica, nonch l'attrezzatura per eseguire ingrandimenti,
ma Pauline non aveva trovato l'ombra di una fotografia.
Dai suoi conti, inoltre, aveva dedotto che Kramer
Nielsen comprava a intervalli regolari carte prepagate e infine
aveva trovato un caricatore per cellulari, ma nessun telefonino.
Era giunta alla conclusione che l'avesse preso la persona
che si era occupata del cadavere. Konrad Simonsen ne
dubitava, ma non disse niente. Altro?
Faceva un uso spropositato di detersivo per i vetri, lo si
capisce anche dagli scontrini del Netto. Non ho idea del perch,
ma certo si potrebbe pensare che il tizio avesse una serra,
il che non  vero. E poi era anche ricco. Alla sua morte
c'era una considerevole somma di denaro sul suo conto corrente,
circa un milione e settecentomila corone. Denaro che
aveva intascato, nel 1999, dopo aver venduto la sua casa al
prete e preso in affitto il primo piano della villa. Ma negli
ultimi cinque anni non aveva n versato, n prelevato somme
rilevanti dal conto, se si eccettua l'importo che accreditava
alla parrocchia cattolica di cui faceva parte.
Ah s? Era cattolico?
Pauline annu, era cattolico, poi sbirci l'orologio. Mi
dispiace, ma devo essere dallo psichiatra fra mezz'ora, e poi
fra poco verranno a prendere anche lei. Che cosa devo fare
luned?
Il commissario non ne aveva idea, ma promise di telefonarle.
Dopodich Pauline se ne and. Konrad Simonsen
guard a sua volta l'orologio e constat che la ragazza aveva
ragione: presto sarebbero venuti a prelevarlo. Facevano a turno
per accompagnarlo a casa in macchina, forse avevano elaborato
uno schema: non lo sapeva, n aveva fatto domande a
riguardo, ma sperava che oggi toccasse alla Contessa. Non si
vedevano tanto spesso, lei rincasava tardi la sera e molte volte,
al suo risveglio, era gi uscita per andare in ufficio. Ora era
il weekend, ma forse avrebbe dovuto lavorare ugualmente
alla sparatoria nella scuola. Konrad Simonsen sospir, non
vedeva l'ora di poter riprendere a guidare. Poi qualcuno buss
alla porta, all'ora stabilita: s, lo tenevano proprio d'occhio.
Sulla soglia apparve un giovane agente che non conosceva.
Il luned mattina Konrad Simonsen sprec tempo a interrogare
i due vigili del fuoco che nel mese di febbraio avevano
rimosso il cadavere di Jorgen Kramer Nielsen dalla scala. Ci
volle un bel po' prima di rintracciarli, ma la loro testimonianza
risult un nulla di fatto. Una telefonata al medico che
aveva redatto l'attestato di morte ebbe lo stesso esito. Il dottore
disse che purtroppo non ricordava il caso, e il commissario
non ebbe nessuna difficolt a credergli. Non riusc
nemmeno a beccare Hans Ulrik Gormsen, n gli fu possibile
combinare altro, per quella giornata. Era incredibile come
passassero in fretta, quattro ore.
Il giorno dopo, uno splendido marted di sole e cielo azzurro,
inizi con una telefonata di convocazione alla partner
di Hans Ulrik Gormsen. L'agente si era presentata in un'uniforme
senza fronzoli e con il berretto impeccabilmente infilato
sotto il braccio sinistro.
Impettita come un soldatino di latta, la poliziotta si ferm
al centro della stanza e rimase in quella posizione, madida
di sudore, fino a quando il commissario la invit a sedersi,
cosa che lei fece mantenendo la stessa, rigida postura di
quando stava in piedi.
Konrad Simonsen le chiese ragguagli sulla dinamica dei
fatti, senza aspettarsi pi informazioni di quelle che gi aveva.
Salt fuori, invece, che l'agente ricordava un dettaglio
che a lui era sfuggito. Un dettaglio relativo al sangue, o meglio
all'assenza di sangue.
Ecco, l'uomo giaceva a terra, morto, senza che ci fossero
in giro chiazze ematiche. Era morto e basta.
Non aveva sanguinato, dunque?
No, non proprio. Non ho visto macchie di sangue ben
definite.
Ben definite?
Proprio cos, signore.
Konrad Simonsen avrebbe voluto darle una scrollata,
giusto per farla sciogliere un po'. Purtroppo era un desiderio
che non poteva realizzare.
Non ha visto tracce di qualcosa di simile al sangue, pur
non essendolo?
Domanda stupida, ma non gliene venne in mente una pi
intelligente.
Niente.
Provi a chiudere gli occhi e a immaginare di trovarsi di
nuovo sul vano delle scale, poi mi dica che cosa l'ha resa
perplessa, a un certo punto, sul fatto che non ci fosse del
sangue.
La donna chiuse gli occhi e si concentr: Il fatto che il
cadavere avesse una ferita su una mano. Una specie di escoriazione,
ma senza fuoriuscita di sangue. Si trattava di un
graffio superficiale, dovuto sicuramente alla caduta. Forse 
visibile sulle fotografie che Hans Ulrik ha scattato con il cellulare.
Lo ritengo probabile.
Konrad Simonsen prese un raccoglitore ad anelli dalla
libreria alle sue spalle, estrasse i documenti con le foto e dovette
ammettere che l'agente aveva ragione. La ferita sulla
mano destra di Jorgen Kramer Nielsen si notava in quasi met
degli scatti. E, sapendo che c'era, risultava anche piuttosto
evidente.
Posso aprire gli occhi?
S, perbacco, certo che pu! E grazie per la collaborazione.
Posso andare?
Il commissario not che la donna quasi tremava dall'agitazione,
ciononostante teneva lo sguardo fisso sul pavimento,
impaurita. Simonsen non aveva mai visto una collega cos
tesa. Intrecci le mani sotto il mento, la osserv un paio di
secondi e disse: S, pu....
L'agente si catapult fuori dall'ufficio prima che lui potesse
completare la frase con un andare. Poi il commissario
telefon a Pauline Berg e la ragguagli sulla ferita.
Pauline conosceva benissimo la poliziotta: aveva lavorato
con lei prima di essere chiamata alla Sezione Omicidi. Il
giorno dopo, quando si vide con Konrad Simonsen, era incredula:
Roba da pazzi. Non l'ho mai vista tremare.
 un vero peccato che tu non fossi qui, non ho mai assistito
a una scena del genere. Ma che cosa dice Melsing?
Aveva chiesto a Pauline di recarsi al dipartimento della
Scientifica per incaricare il responsabile, Kurt Melsing, di
esaminare le fotografie del postino deceduto scattate con il
cellulare. Giusto per avere un suo riscontro a caldo.Ha sfogliato
brontolando le foto, poi ha commentato che una caduta
dalle scale pu avvenire in molti modi. 
Tutto qui?
Pi o meno. Per fare un'indagine con tutti i crismi deve
prendere le misure del corridoio e avere preferibilmente le
foto originali, dopodich ci toccher aspettare sei, sette mesi.
Hanno acquistato un programma dagli Stati Uniti che ci sar
forse di qualche aiuto, ma nessuno ha ancora imparato a
usarlo. Dovrebbe chiamarlo lei, o magari Arne, se vogliamo
ottenere un'indagine ufficiale.
Konrad Simonsen scosse la testa. No, non importa.
L'ho detto anch'io che non ci interessava. A proposito,
oggi tocca a me accompagnarla a casa. Dobbiamo sbrigarci.
In macchina non parlarono un granch. Si limitarono a
qualche sporadica osservazione.
Hanno scoperto come ha fatto il ciccione a procurarsi il
mitra. Arne la chiamer pi tardi.
Parla come si deve, di quel ragazzo. Quante volte te lo
devo ripetere?
Dopo un po' Pauline riprese:  sicuro che stava tremando,
la poliziotta? Non ce la vedo proprio.
Se ti ho detto che stava tremando, stava tremando.
Ha qualcosa in contrario se vado a parlare con lei?
Il commissario gir la testa e la guard: E per il cellulare
di Jorgen Kramer Nielsen?.
S.
Come aveva anticipato Pauline Berg, Arne Pedersen chiam
Konrad Simonsen nel pomeriggio. Il commissario era
mezzo addormentato e quando prese la telefonata la sua voce
suon intontita.
Che fai? Stavi dormendo?
Stavo pensando a una ragazza che conoscevo tanto tempo
fa.
Arne Pedersen chiese scusa per averlo interrotto, piuttosto
imbarazzato da quella risposta cos diretta. Quel genere
di argomenti il commissario era solito tenerli per s. Gli rifer
ci che aveva saputo della mitraglietta.
Robert Steen Hertz, il ragazzo che aveva sparato al suo
insegnante, Tobias Juul, nella scuola di Marmorgade, aveva
un amico stretto negli Stati Uniti. Il suo nome era Russ Andrews
e viveva a Burlington, nel Vermont. Robert Steen
Hertz lo aveva conosciuto l'anno precedente, quando si era
recato in America con la sua classe per una vacanza studio. I
ragazzi si accorsero ben presto di avere in comune la passione
per le armi. Anzi, pi che una passione, una vera e propria
ossessione. Al ritorno di Robert in Danimarca, i due
cominciarono a scriversi regolarmente via Internet. Soggetto delle
mail: le armi. A marzo Russ Andrews aveva compiuto diciotto
anni e visto che lo stato del Vermont, insieme all'Arizona
e all'Alaska, ha una delle legislazioni pi liberali sull'uso delle
armi, il raggiungimento della maggiore et gli consent di
acquistarne una in via del tutto legale. E puntualmente lo
fece. Si procur tante armi quante gliene consentirono i soldi
che aveva a disposizione, e fra queste c'era anche una mitraglietta
per il suo amico. Il problema di introdurre l'arma in
Danimarca lo risolse consigliando a Robert Steen Hertz di
spedire in primo luogo un pacco a un indirizzo inesistente di
Burlington, che avesse all'incirca lo stesso peso di un
ArmyTocx SA-5 pi quattro scatole di munizioni. Dopo neanche
un mese il postino restitu il pacco a Robert Steen
Hertz, con la giustificazione che l'indirizzo era sconosciuto.
Quello stesso giorno il ragazzo sped un altro pacco, stavolta
per posta celere, indirizzandolo a Russ Andrews. Conteneva
la confezione con tutti i timbri e i tagliandi di restituzione del
pacco precedente. Russ sistem la mitraglietta e le munizioni
nell'imballaggio del primo pacco, che venne spedito di nuovo
in Danimarca con la collaborazione di suo fratello maggiore.
Questi lavorava infatti per la ditta privata con cui l'amministrazione
comunale di Burlington era entrata in affari
per la gestione del servizio spedizioni della citt. Come i ragazzi
avevano previsto, il pacco di ritorno eluse tutti i controlli,
in quanto era gi passato al vaglio dei sistemi di sicurezza
nel viaggio di andata. Nel giro di un altro mese, Robert
Steen Hertz ricevette la sua mitraglietta, stavolta con la raccomandazione
da parte del postino di controllare meglio gli
indirizzi, prima di spedire pacchi negli Stati Uniti.
Arne Pedersen concluse completando la spiegazione: Il
resto  stato una passeggiata per Robert. Con l'aiuto della
configurazione Umbraco, di un filo metallico e di una serie di
istruzioni reperite in rete, ha modificato l'arma trasformandola
da semiautomatica in automatica al cento per cento, con
una potenza di fuoco di circa dieci proiettili al secondo.
Konrad Simonsen brontol: Certi funzionari della dogana
dovrebbero arrossire dalla vergogna.
Di sicuro si stanno dando da fare per modificare le procedure
delle spedizioni dei pacchi, sia in Danimarca sia negli
Stati Uniti.
Come hanno fatto con il pagamento? Oppure l'arma 
stata un gentile omaggio dell'amico americano?
No. Robert l'ha pagata con la carta di credito di suo padre,
che  un cambiavalute di medio livello, ma  evidente che
gli affari gli vanno bene, visto che non si  accorto che dal suo
conto sono improvvisamente sparite quattromila corone. Una
somma del genere non la nota neanche, cos ha detto.
Konrad Simonsen ringrazi Arne per le informazioni,
che a dirla tutta avrebbe potuto benissimo comunicargli il
giorno dopo, e aspett paziente che si decidesse a parlargli
della vera questione. Pass un po' di tempo prima che questo
accadesse. La vera questione riguardava, come il commissario
aveva immaginato, Maja Norgaard, la cui mancanza
di collaborazione si era rivelata un po' alla volta un enorme
problema. Senza di essa, infatti, sarebbe stato molto difficile
stabilire il movente di Robert Steen Hertz in maniera inequivocabile.
Arne Petersen era a corto di idee.
Konrad Simonsen acconsent a partecipare alla riunione del giorno successivo,
nonostante facesse fatica a capire in che cosa avrebbe
potuto essere utile.
Neanche una settimana dopo il suo ritorno al lavoro,
Konrad Simonsen redasse il rapporto sulla morte di Jorgen
Kramer Nielsen da consegnare al questore. Esso stabiliva, e
non era certo una sorpresa, che la triste fine del postino era
il risultato della fatale caduta da una scala e non di un atto
criminale. Konrad Simonsen lo stamp, lo rilesse un'ultima
volta, apport un paio di piccole correzioni, lo ristamp e
port il documento con s alla riunione con Arne Pedersen.
Nel porgerglielo, cerc di cavarsi d'impaccio: Puoi consegnarlo
di persona? In fondo sei tu a dirigere la baracca, al
momento.
No, grazie, rifiut Arne. Meno ho a che fare con quella
donna, meglio sto.
Si riferiva al questore. Konrad Simonsen aggrott le sopracciglia,
ma non fece commenti.
Poco dopo arrivarono gli altri partecipanti all'incontro:
quattro agenti, fra cui la Contessa, tutti impegnati nel caso
della sparatoria. Arne Pedersen apr la riunione. L'argomento
era Maja Norgaard e le informazioni erano soprattutto a
beneficio di Konrad Simonsen. Come sai, la nostra ipotesi 
che il movente del gesto di Robert Steen Hertz sia una banale
questione di gelosia. Il ragazzo era disperatamente innamorato
di Maja, sua compagna di scuola fin dai tempi dell'asilo.
Lei  stata la ragione per cui Robert decise di iscriversi
alla decima classe, quella di recupero, anche se avrebbe potuto
frequentare subito il liceo. Ma non era stupido. Sapeva
benissimo di non avere alcuna possibilit con Maja, perci si
accontentava di amarla a distanza', se cos si pu dire. Ma
quando la ragazza  finita nelle grinfie di Tobias Juul, ipotesi
di cui siamo pi che convinti, qualcosa  scattato nella mente
di Robert, nonostante gli ci sia voluto del tempo prima di
scoprire come stavano le cose. Deve aver raccolto le informazioni
pezzo per pezzo, intercettando...
Oltre Arne Pedersen non riusc ad andare. Nell'ufficio si
era precipitata Pauline Berg, interrompendolo. Aveva in mano
un cellulare, che piazz sotto il naso di Konrad Simonsen
senza preoccuparsi degli sguardi furiosi degli altri presenti.
Appartiene a Jorgen Kramer Nielsen.
Konrad Simonsen cerc di dominarsi. E cos urgente,
Pauline?
Invece di rispondere, Pauline digit qualche tasto e subito
dopo sul display del cellulare apparve il ritratto di una
giovane donna sorridente, con i capelli biondi. Poi premette
un altro tasto e l'immagine cambi. La stessa ragazza era stata
ripresa in un soggiorno, ora in piedi, ora seduta. Alle sue
spalle si intravedevano un televisore e un lampadario. La ragazza
era nuda.
Konrad Simonsen sbott esterrefatto: Maja Norgaard! ?.
Era al tempo stesso una domanda e una constatazione.
Pauline Berg conferm: Sul telefono cellulare di Jorgen
Kramer Nielsen! .
Non era certo la prima volta, nella lunga esperienza della
Sezione Omicidi, che si incrociavano due casi all'apparenza
indipendenti l'uno dall'altro. Episodi di questo genere erano
all'ordine del giorno. Il cellulare fece il giro degli astanti e
Pauline aggiunse: Tobias Juul ha spedito le foto via MMS il
23 gennaio di quest'anno con il testo Domenica ore 10.
Nient'altro. Ma non so dove siano state scattate.
Lo sapeva la Contessa. Nel soggiorno di Tobias Juul.
Riconosco il lampadario. Ma come si conoscevano Tobias e
Kramer Nielsen?
Arne Pedersen fece un ampio sorriso. Non lo so, ma so
per certo che Maja non vorrebbe mai e poi mai che sua madre
vedesse queste foto. Mi basta beccarla da sola, senza
mammina e avvocato al seguito. Come posso organizzare
l'incontro, Contessa? Tu conosci le sue abitudini.
La Contessa non aveva dubbi. Venerd, dalle sei alle otto
al Gseojet, in Balle All 4, proprio di fronte a Enghave
Station. Lei e un gruppetto di amiche hanno l'abitudine di
prendere qualcosa da bere in quel locale, prima di andare in
discoteca in centro.
Konrad Simonsen, senza dare nell'occhio, gett il suo
rapporto nel cestino.Vado io a parlare con lei.
Nessuno protest.
Il Gseojet era un pub modesto dall'atmosfera vecchio
stampo. Il locale consisteva di una sola stanza con un bancone
a una delle estremit e una fila di ammiccanti slot machine
dall'altra. Gli otto tavoli con le relative sedie erano scuri
e massicci e si abbinavano perci perfettamente alla boiserie
di mogano che rivestiva le pareti. Su ogni tavolo c'era un
sottopentola a forma di ellisse, ciascuno con segni di sigaretta
nella plastica rossa, e sul soffitto ronzava un vecchio ventilatore
di rame. Nell'aria musica soffusa, successi danesi di
facile ascolto.
Il pub era mezzo vuoto. La clientela era composta per lo
pi da uomini dai cinquant'anni in su, a eccezione di tre ragazzine
sedute al tavolo pi distante dal bancone, chiaramente non
interessate a mescolarsi al resto degli avventori.
Konrad Simonsen si accomod con qualche difficolt su uno
sgabello alto, e non appena il barista si stacc un attimo dalla
partita a dadi che aveva in corso con due clienti piuttosto
alticci, ordin una birra. La vers nel bicchiere e la sorseggi
con cautela. Se voleva interrompere la sua cura, non era certo
questo il luogo per farlo.
Dopo un po' il barista fu disponibile. Era un uomo sui
quarant'anni, dai movimenti energici e dal sorriso aperto, attento
e lucido. Konrad Simonsen gli fece segno di avvicinarsi
e gli mostr con discrezione il distintivo. Poi si sporse sul
bancone e disse sottovoce: Sono della Sezione Omicidi e
non ho alcun interesse a mettere in imbarazzo lei o i clienti
del pub. E men che meno se lei collabora.
Il barista non esit un secondo: Collaboro senz'altro.
Konrad Simonsen indic le ragazze in fondo al locale.
Che ci fanno quelle tre tipe in un posto come questo?
Bella domanda. L'uomo spieg che lo zio della ragazza
con i capelli rossi possedeva la met del pub, il che significava
credito a oltranza e possibilit di sconti sulle bevande.
Konrad Simonsen prosegu: Fra un po' andr a sedermi accanto
a loro. Pu fare in modo di allontanare le due ragazze
di spalle?.
Certo, se  questo che vuole.
Lo . E quando dico allontanare' intendo che devono
sparire dalla circolazione. Voglio che svolazzino fuori da qui. 
Il barista esit.
Fra l'altro sono tutte e tre minorenni, la vostra licenza
potrebbe...
Il commissario lasci la frase sospesa nell'aria. Il barista
capitol con un sorriso: Spariranno dalla circolazione, nessun
problema.
Le ragazze protestarono a gran voce quando Konrad Simonsen
prese posto sulla sedia libera accanto al loro tavolo,
e si poteva capirle. Senza far trapelare quel che gli passava
per la testa, il commissario osserv Maja Norgaard e not
compiaciuto che sedeva in un angolo nascosto. Se avesse voluto
uscire, avrebbe dovuto strisciare sotto il tavolo. Il resto
del pub segu la scena con interesse, specialmente quando il
barista, mantenendo la parola, guid con relativa disinvoltura
le due amiche della ragazza fuori dal locale e le mise in un
taxi.
Fu Maja Norgaard a parlare per prima: E uno sbirro?.
Stupida non era di certo. Il commissario le mostr il distintivo.
Parler con lei solo in presenza del mio avvocato.
Konrad Simonsen aveva impostato anzitempo il cellulare
di Jorgen Kramer Nielsen, che teneva in tasca, cos dovette
solo premere un tasto per attivare il display. Le piazz il telefonino
sotto il naso e aspett. Ti sei messo a sbavare sulle
mie foto, brutto porco? sibil dopo un po' Maja, mettendo
da parte le buone maniere.
Te ne puoi andare, Maja, se vuoi, ma non credo che tua
madre sarebbe contenta di sapere che girano foto di te nuda
per stimolare gli appetiti di vecchi...
Non ti azzardare! 
Konrad Simonsen replic con la massima calma: E invece
s, o forse no. Dipende solo ed esclusivamente da come ti
comporterai.
Il commissario not che la ragazza era a pezzi, solo che
non se rendeva ancora conto. La mano le tremava, quando
bevve un sorso di Smirnoff Red Ice dal suo bicchiere.
Simonsen fece un cenno al barista, che arriv subito al loro
tavolo. Potrebbe portar via questa roba e sostituirla con
una Coca-Cola e un'acqua minerale? disse indicando i due
bicchieri, che vennero immediatamente rimossi. Maja
Norgaard non protest, ma mormor con un filo di voce: Che
cosa devo fare?.
Innanzitutto devi parlare con me, poi con Arne Pedersen
e con la Con... con la signora Nathalie von Rosen, che
conosci gi, e infine con un collaboratore dei Servizi Sociali.
In tutte i tre i casi dovrai raccontare la verit, tutta la verit.
Se lo faccio, non mostrer pi le foto a mia madre?
domand Maja tornando a un tono pi formale ed educato.
Se lo fai, non mostrer le foto a tua madre.
E se invece mente, e lo far ugualmente?
In tal caso sar cos. Sei costretta a fidarti di me.
La ragazza riflett qualche istante, poi accett la logica
del commissario.
Perch devo parlare con i tipi dei Servizi Sociali?
Perch bevi troppo e di sicuro tiri anche di coca, quando
te lo puoi permettere. Inoltre ti prostituisci se hai bisogno
di soldi e frequenti ambienti non adatti alla tua et. Ecco
perch. E anche perch hai diciassette anni e hai bisogno di
aiuto prima di fare sul serio una brutta fine.
Due lacrime luccicarono negli occhi di lei.
Sar punita?
Dipende da quel che hai fatto, ammesso che tu abbia
fatto qualcosa, beninteso. Ma, come ho gi detto, a me sembra
che tu abbia bisogno pi di aiuto che di punizioni. Allora,
che cosa ne dici? S o no?
S.
Il commissario interruppe la conversazione per recarsi
alla toilette, ma prima le disse che poteva andare, se voleva.
Il che aveva un duplice scopo: da un lato non voleva essere
accusato, in seguito, di averla trattenuta contro la sua volont;
dall'altro le avrebbe fatto bene avere un po' di tempo per
riflettere. Non aveva bisogno di urinare, cos si accontent di
gettarsi un po' di acqua sulla testa. Poi prese dei fazzoletti
di carta e cont fino a trenta. Quando torn al tavolo, trov
Maja ancora al suo posto, con lo stesso sguardo perso oltre
la finestra che aveva prima di lasciarla. Il commissario si sedette
e cominci a colpire duro: Jorgen Kramer Nielsen,
Johannes Lindevej 21 a Hvidovre, domenica 27 gennaio alle
10. Allora?.
La risposta della ragazza fu quasi impercettibile: E stata
la prima volta che sono uscita da sola, cio senza Tobias, ed
ero nervosa a morte.
Tobias Juul?
S. Fino a quel momento avevo sempre solo... provato a
casa sua. Lui invitava un amico...
Fece il segno delle virgolette alte con le dita.
... o forse due, ma in ogni caso eravamo sempre in due
ragazze. A quel punto dovevo farmi scopare da uno di loro,
lo sapevo bene. Alla fine io prendevo la met dei soldi e
Tobias l'altra met. Era facile arrivare a duemila corone, tre se
eravamo fortunati. A volte mi pagava in coca o ice, ma era
sempre gentile con me, non mi ha mai fregata.
Secondo Konrad Simonsen dipendeva, e non poco, dai
punti di vista. Con Jorgen Kramer Nielsen per era diverso,
 cos? domand con lo stesso tono tranquillo.
Maja annu. Era disposto a sborsare seimila corone, e
solo per tenermi a casa con lui, che so, a guardare la tele,
chiacchierare, mangiare insieme... cose normali, di tutti i
giorni, solo che... dovevo farle senza abiti addosso. Nuda,
insomma. E la sera potevo tornarmene a casa. Questo era
tutto.
E lo hai fatto?
In un primo momento non volevo, mi sembrava una cosa
raccapricciante. E poi lui era cos vecchio. Ma Tobias mi
convinse, promettendomi che non sarebbe successo altro.
Jorgen non aveva alcuna intenzione di toccarmi, del resto
non si sarebbe tolto neanche i vestiti, garant Tobias. E a quel
punto accettai di andare da lui.
Domenica 27 gennaio, di mattina?
Pu essere, s.
Racconta.
Non c' molto da dire, visto che non se ne fece niente.
Dopo che Jorgen ebbe scambiato due parole con me, mi risped
a casa. Credo di non essere rimasta da lui neanche
mezz'ora.
Non gli eri piaciuta?
In effetti la colpa non  stata sua. Lui aveva chiesto una
ragazza che avesse compiuto diciotto anni, mentre all'epoca
io ne avevo appena sedici. Tobias mi disse di mentire sull'et
e io lo feci. Sostenni di essere maggiorenne e di frequentare
l'ultimo anno delle superiori, ma lui non ci mise molto
a sgamare il trucco. Mi fece un paio di domande su materie
e argomenti specifici e io non sapevo cosa rispondere. Allora
mi mand a casa. Ma non fu scortese o sgradevole, anzi si
comport da vero gentiluomo: prima che me ne andassi, mi
diede duemila corone per il disturbo, pi dei soldi per il
taxi.
Ti ha spiegato perch voleva che girassi per casa senza
vestiti addosso?
No, non siamo entrati in confidenza fino a questo punto.
Hai avuto l'impressione che Tobias Juul avesse procurato
altre ragazze a Jorgen Kramer Nielsen?
Credo di s. Altrimenti non poteva sapere tutto quel che
sapeva. Ma non ne sono sicura.
Sai per caso come si siano conosciuti Kramer Nielsen e
Juul?
Da studente, Tobias aveva avuto un lavoro temporaneo
nello stesso ufficio postale di Jorgen. Si trova a Rodovre, credo,
ma  stato tanto tempo fa.
Poteva essere, la ragazza probabilmente diceva la verit.
Il commissario la fiss negli occhi. Jorgen Kramer Nielsen 
stato arrestato l'altroieri. E sospettato di aver aggredito almeno
sei ragazzine.
La ragazza impallid di colpo. Una reazione simile non si
poteva simulare, Konrad Simonsen lo sapeva. Dopo essersi
un po' ripresa, la ragazza disse: Non lo accuser di avermi
fatto del male, perch non  vero.
Il commissario le spieg come stavano realmente le cose,
scusandosi per il tranello che le aveva teso. Poi le fece un'altra
serie di domande, e alla fine si compliment con lei: Sei
stata brava, Maja. Ora ti restano solo altri due colloqui. Se
sarai sincera anche in queste occasioni, vedrai che si sistemer
tutto.
Ci prover, ma... non sarebbe cos gentile da restare con
me, quando arriveranno gli altri agenti?
Non saranno loro a venire qua, ma tu a seguirmi in Questura.
Non ti agitare, per, andr tutto bene. Fra l'altro sar
il caso che ti prenda qualcosa da mangiare strada facendo. E
comunque, s, ci sar anch'io se la cosa ti fa piacere.
Durante il tragitto verso la Questura, la ragazza stette
per lo pi in silenzio. Solo in un paio di occasioni disse qualcosa.
La prima volta, mentre tornavano alla macchina con i
sacchetti del McDonald's: Mi sembra di averla vissuta davvero
la sparatoria contro i miei compagni di classe. Li ho
visti con i miei occhi cadere morti, a uno a uno, trafitti dai
proiettili. Eppure non  stato cos nella realt.  difficile da
spiegare.
Konrad Simonsen le credeva. Probabilmente Maja era
convinta di aver visto quel che aveva raccontato, subito dopo
essere scappata dall'aula della scuola di Marmorgade. In situazioni
di forte pressione, il cervello elabora spesso immagini
autonome e indipendenti dalla realt. Cerc di spiegarle
questo fenomeno, senza fortuna.  per questo che avete
sparato a Robert? Per le cose che vi ho detto?
Assolutamente no. Abbiamo sparato a Robert Steen
Hertz perch non c'era altra via d'uscita. Non ha niente a
che vedere con te. 
Lui la guard di sottecchi e cap che non gli credeva. Maja
lasci cos cadere l'argomento. Le chiedo scusa per averle
detto tutte quelle parolacce prima, al bar.
Il commissario si scherm. Figurarsi, gliene avevano dette
tante in tutta la sua carriera, e ben peggiori di quelle.
Non appena ebbe nuovamente preso posto in macchina,
Maja parl per la seconda volta: C' una cosa che ho dimenticato
di dirle.
Si pu sapere?
 un po'... non so. Forse dovrei aspettare.
Arross leggermente e il commissario cap: Vuoi dire
aspettare di parlare con una donna?.
S, no... insomma,  uguale. Quando dovevo andare da
Jorgen, e anche quando mi fu scattata la fotografia, era importante
che io fossi... pelosa. Niente depilazione nelle parti
intime, non so se rendo l'idea. Dovemmo aspettare che... io
potessi rispettare questa condizione. 
Interessante, comment Konrad Simonsen. E lo pensava
davvero.
Che Maja Norgaard non fosse l'unica ragazza che Tobias
Juul aveva dato in comodato d'uso, sia a Jorgen Kramer
Nielsen sia ad altri, era un fatto di cui nessuno dubitava nella
Sezione Omicidi. E, in questa prospettiva, l'aggressione immotivata
al postino avvenuta nel 1996 non appariva pi tale.
Konrad Simonsen trov la donna che stava cercando seduta
sulla panchina all'estremit del campo giochi. Stava sfogliando
una rivista, mentre con la mano libera dondolava
una carrozzina. Di tanto in tanto alzava lo sguardo e sorrideva
a una bambina sdraiata sulla pancia in una buca piena di
sabbia poco distante, intenta a scavare energicamente con
una paletta.
Konrad Simonsen prese posto sulla panchina accanto alla
donna. Lei lo guard per un istante, poi riprese la lettura. Il
commissario cerc il distintivo nella tasca interna della giacca
e si accorse irritato che non ce l'aveva. Allora si present con
discrezione e spieg: Purtroppo ho dimenticato il distintivo.
La donna chiuse la rivista e la mise nella retina portaoggetti
della carrozzina, poi si sfil gli occhiali e li ripose con
cura in un astuccio che prese dalla borsa. Quindi fece un
profondo sospiro e replic: La riconosco, l'ho vista in tv.
Immagino che sia per Tobias Juul?.
Esatto, s.
Tobias era una delle persone peggiori che io abbia mai
conosciuto. Mi ci sono voluti degli anni per non pensare pi
a lui. Nonostante questo, per, mi  dispiaciuto venire a sapere
dal telegiornale che era morto. Eppure l'ho odiato cos
tanto!
Quando lo ha conosciuto?
Molto tempo fa, pi di dieci anni. Ne avevo diciassette
quando mi trasferii a casa sua - ora ne ho ventinove - perci
i conti sono presto fatti. E necessario che mio marito venga a
sapere di quel... di quel periodo? Preferirei evitarlo.
Non si preoccupi, io sono la discrezione fatta persona.
Avete vissuto insieme, lei e Tobias?
S, per dieci anni. Ma non ufficialmente, tant' che avevo
conservato il domicilio dai miei genitori. Mi dice come ha
fatto a trovarmi?
Ho tirato a indovinare. Suo padre aggred un postino il
5 marzo del 1996.
S, Jorgen Nielsen si chiamava, quel poveretto. Fu terribile,
e tutta colpa mia. Fra l'altro  morto sei mesi fa. Ogni tanto
penso a lui.
Konrad Simonsen la inform brevemente sulle circostanze
dell'accaduto e poi la invit a raccontargli la sua versione
dei fatti. La storia della donna aveva molti punti in comune
con quella di Maja Norgaard, a parte il fatto che Jorgen Kramer Nielsen
non l'aveva respinta. Per due anni lei gli aveva
fatto visita l'ultima domenica dei mesi dispari. Dopo ogni
visita si portava a casa quattromila corone, finch suo padre,
per caso, non scopr la tresca. Da chi l'aveva saputo? la
incalz Simonsen.
Dalla vicina, una vecchia pettegola a cui non sfuggiva
nulla. A quanto ne so  morta anche lei.
E non doveva fare altro che stare senza vestiti addosso?
Nient'altro. In un certo senso potevo fare quello che volevo,
bastava che ci fossi. Spesso si creava un'atmosfera molto
piacevole e ben presto mi abituai a girare nuda per casa.
Tobias mi costringeva a fare cose ben peggiori, altrove. Certe
volte faceva un po' freddo, ma questo era l'unico disagio.
Non le ha mai messo le mani addosso?
Mai, e non  mai stato neppure volgare o roba del genere.
Ma ovviamente per lui la cosa aveva comunque una valenza
sessuale, immagino.
Gli ha mai chiesto spiegazioni? Voglio dire, in fondo
siete arrivati a conoscervi piuttosto bene.
Questo  vero. Mi faceva persino regali a Natale o al
mio compleanno. Era commovente. In ogni caso, no, non gli
ho mai chiesto il motivo della mia presenza a casa sua. Ma
una delle ultime volte in cui andai a trovarlo mi port in soffitta,
dove notai numerose fotografie di una ragazza. Fu allora
che cominciai a intuire qualcosa. Credo di essere stata la
sostituta della ragazza in questione, anche se Jorgen non me
ne aveva mai parlato. Ma quella soffitta era il suo grande segreto
e io dovetti promettergli che non ne avrei mai fatto
parola con nessuno, promessa che ho mantenuto fino a ora.
A proposito, lei ci  mai stato?
Appena tornato dal parco giochi, il commissario chiam
il prete e subito dopo un taxi. Tre quarti d'ora pi tardi era
davanti alla villa dove aveva vissuto Jorgen Kramer Nielsen.
Il prete lo condusse nell'appartamento al primo piano, spiegando:
Abbiamo impiegato molto tempo a individuare la
botola. L'uomo che abita qui mi ha dato una mano, ma poi 
dovuto andare al lavoro, prima che lei arrivasse. Per un po'
abbiamo pensato che non ci fosse nessuna botola, ma alla
fine l'abbiamo trovata: Jorgen l'aveva costruita in bagno, a
mo' di pannello del controsoffitto. Io sono stato il primo a
salire e non appena ho acceso la luce e ho visto com'era stata
sistemata la soffitta, ho pensato che sarebbe stato meglio
scendere e aspettare il suo arrivo.
La soffitta si rivel un'esperienza sconvolgente. Konrad
Simonsen non aveva mai visto niente di simile e si sent davvero
a disagio quando si addentr cauto nel locale. Dopo un
paio di passi si ferm, valutando stupidamente l'ipotesi di
togliersi le scarpe, mentre in preda allo sconforto si vedeva
per quello che era: un intruso, un profanatore, un voyeur che
si intrufolava nell'anima di un uomo morto.
La stanza era tappezzata di specchi. Di piccoli, sfaccettati
specchi quadrati, ciascuno non pi largo di una spanna,
applicati con minuziosa precisione in modo che ricoprissero
tutte le superfici: i due grandi spioventi, le due pareti terminali
e perfino il pavimento. Alla convergenza degli spioventi,
una fila di lampade al neon emanava raggi di luce accecanti
che si riflettevano all'infinito, copiandosi, intrecciandosi.
Non c'erano finestre, n mobili.
Ma l'elemento pi ossessionante erano le fotografie. Per
considerarle a mente fredda, si mise a contarle. Erano diciotto
cornici in formato poster, posizionate in modo da rivestire
al millimetro un numero preciso di specchi. Il soggetto era
sempre lo stesso, ciononostante ogni immagine sembrava
unica nel suo genere. Un'infinita e maniacale variazione dello stesso tema: montagne splendenti lungo la linea dell'orizzonte
sotto un limpido cielo azzurro, con la luce solare che
brillava dappertutto. E poi la ragazza. Dovunque. Quella
stanza era dedicata a lei. Il suo bel viso spiccava in ognuna
delle cornici, in perfetta fusione con il cielo azzurro ghiaccio
e dando l'impressione di giocare a nascondino con chi la
osservava. Sorrideva gioiosa, e un istante dopo - a un'impercettibile
rotazione della testa del commissario - spariva fra le
nuvole, per poi rispuntare da uno dei suoi innumerevoli riflessi
negli specchi.
A uno sguardo pi ravvicinato, il commissario si accorse
che ogni immagine era in realt composta da pi fotografie,
ma giustapposte in modo cos magistrale che anche a distanza
di pochi centimetri occorreva uno sforzo per individuare
la linea di demarcazione. Poi scopr anche il mistero dello
sguardo magnetico e cangiante della ragazza: una miriade di
minuscoli forellini dai quali la luce dello specchio retrostante
conferiva agli occhi di lei una vertiginosa intensit, come se
nelle sue pupille brillassero caleidoscopici riflessi di polvere
di diamante.
Konrad Simonsen chiuse gli occhi e per un breve attimo
si sent catapultato in un'epoca remota. Poi torn al presente
e mormor nella stanza vuota: E tu chi sei?.

CAPITOLO 2.

La scoperta della ragazza della soffitta costituiva per
Konrad Simonsen un motivo di grande interesse professionale,
dato il suo ruolo di responsabile del caso del postino,
come aveva iniziato a chiamarlo. Al tempo stesso il volto di
lei ebbe un positivo effetto secondario sul piano personale,
perch riusc a soppiantare, nella sua mente, la scena che dal
giorno dell'operazione lo stava perseguitando pi di quanto
non volesse.
Sua figlia Anna Mia e la Contessa gli erano state accanto
mentre lui, attraverso uno schermo, seguiva con lo sguardo il
tubo che il dottor Shears, l'aiuto primario, gli aveva inserito
nelle coronarie calcificate per dilatarle. Un film di cui non
desiderava vedere la replica: quel corpo estraneo guidato da
due mani sconosciute che frugava nel suo cuore, la sensazione
di non avere pi il minimo controllo sul proprio corpo.
Dentro di s sperava che il prossimo attacco cardiaco sarebbe
stato rapido e senza preavviso. Un colpo e bum! basta.
Morto. Meglio questa sorte che finire di nuovo con gli strumenti
di Shears nel torace.
Qualche giorno dopo la sua vita era finita di nuovo nelle
mani supercurate dello stesso dottore, sia pure solo a livello
verbale: con calma spietata, Shears aveva girato e rigirato il
coltello nelle piaghe della sua malattia, supportato dalla
Contessa e da Anna Mia che via via integravano la diagnosi
del luminare con nuovi dettagli. Il contesto generale se lo
dimentic presto, ma gli odiosi termini scientifici gli si
inchiodarono nel cervello: lesione della parete di fondo, collasso
dell'arteria cardiaca, dilatazione, problemi circolatori, polmoni
da fumatore, diabete, dosaggio delle medicine, periodo di convalescenza.
Aveva sperato nel freddo distacco della terminologia
latina, che non arriv mai. Anna Mia prendeva nota
della sequenza di orrori, la Contessa discuteva con il medico,
annuendo compunta e ponendo nuove, inutili domande a
raffica. Konrad Simonsen invece non aveva aperto bocca.
Era rimasto seduto in accappatoio su una stupida sedia a
rotelle. Chi sarebbe stato in grado di ragionare, in quelle
condizioni? E poi doveva avere anche il tempo di afferrare il
messaggio. Ammesso che ce ne fosse ancora, di tempo.
Al momento delle dimissioni dall'ospedale, aveva ricevuto
come regalo di addio una fotografia a colori delle proprie
arterie malconce, che il medico si premur di interpretare
indicando con la penna i tessuti ancora vivi e quelli necrotizzati.
La fotografia: un patchwork dalle sfumature rosso-nere
punteggiato da piccole sviste blu che indicavano i terribili
cristalli di calcio, i quali, strato dopo strato, si accumulavano
pazientemente finch un bel giorno gli avrebbero stroncato
la vita.
Da allora il patchwork lo perseguitava, tenendolo in uno
stato d'animo di costante cupezza. Il momento peggiore era
quello che precedeva il sonno, quando il commissario doveva
lottare con la voglia di precipitarsi dalla Contessa per parlare
delle proprie angosce. Ma alla fine teneva la bocca chiusa
- tutto voleva tranne che fare la parte del lagnoso. E fra
l'altro, a che cosa sarebbe servito lamentarsi? Ora per il
problema si era risolto da s: non dormiva pi con l'immagine
del patchwork impressa nella retina, bens con le fotografie
della ragazza nella galleria di specchi del postino, che intanto
lo inducevano a formulare varie ipotesi: chi era quella
giovane donna? Che cosa aveva significato per lui?
Sul piano investigativo, il caso del postino si era arenato
in un limbo.
La scoperta che Jorgen Kramer Nielsen pagava giovani
donne perch vagassero nude per casa sua, e che aveva trasformato
la soffitta in una bizzarra galleria di specchi, era per
lui un motivo sufficiente per rimandare la stesura del rapporto
da presentare al questore. Ma non per avviare un'indagine che
richiedesse l'utilizzo di altre risorse a parte se stesso e Pauline
Berg. Non c'era infatti alcun indizio - non ancora - che facesse
sospettare un atto criminale dietro la morte del postino. Era
necessario aspettare i rilievi della Scientifica, oltre alle valutazioni
sulla posizione del cadavere che Kurt Melsing avrebbe
effettuato dopo aver esaminato le fotografie scattate con il cellulare.
Il che implicava la prospettiva di una lunga attesa. Ma
il suo caso non aveva la massima priorit: e questa per il commissario
Simonsen era una novit assoluta. Una novit salutare,
continuava a ripetere a se stesso, anche se in realt la trovava
assai irritante. Aveva provato a fare pressione una sola volta,
quando, trovandosi per caso nell'ufficio di Arne Pedersen,
dopo aver parlato del pi e del meno per qualche minuto aveva
buttato l: A proposito, non  che potresti telefonare a
Melsing e chiedergli di concentrarsi un po' di pi sul mio postino?
Mi  difficile procedere se non ho qualche riscontro.
Arne Pedersen aveva accolto la richiesta con una risata e
uno spudorato rifiuto. Lo faresti, se fossi al mio posto?
Il commissario se n'era andato stizzito e agitato. A peggiorare
la situazione, si era aggiunto l'incontro lungo il corridoio
con un'indaffaratissima Contessa. A quel punto usc dai
gangheri, senza volerlo davvero. La Contessa gli consigli di
prendersi un paio di giorni di ferie e si affrett a proseguire.
La giornata continu con l'interrogatorio di Hans Ulrik
Gormsen, che dur un quarto d'ora e diede un risultato
pressoch negativo. Il cellulare dell'agente infatti non funzionava
pi da quando, in febbraio, aveva fotografato il postino
morto. La Scientifica alla fine aveva dovuto accontentarsi
delle foto cartacee di cui erano gi in possesso. A parte
questo, la spiegazione dell'uomo era in perfetta sintonia con
le altre testimonianze che Konrad Simonsen aveva raccolto.
A giudizio del commissario, per, Hans Ulrik Gormsen si
era comportato con troppa arroganza e saccenteria, cos,
quando fu chiaro che l'uomo non aveva niente di interessante
da aggiungere, lo liquid con un freddo ringraziamento,
augurandosi in cuor suo di non rivederlo mai pi.
Poi telefon a Pauline Berg. Le aveva assegnato l'incarico
di raccogliere informazioni a tutto campo su Jorgen Kramer
Nielsen, lasciando a lei i dettagli - cos almeno sarebbe stata
impegnata - ma la giovane collaboratrice era ben lontana
dall'aver portato a termine le sue ricerche. A ogni modo si
disse felice della telefonata, con grande sollievo del commissario:
aveva temuto il contrario. Diede una sbirciata all'orologio
e constat che sarebbero passate ancora due ore prima
che venissero a prenderlo.
Il sabato era uscito per la passeggiata quotidiana, insieme
a sua figlia. L'umore di Anna Mia era al massimo. Entrambi
indossavano la tuta da jogging e le scarpe da ginnastica, la
pioggia di settembre scendeva tiepida e opaca, mentre il quartiere
residenziale circostante sembrava in letargo. Una Chevrolet
scassata con quattro giovani a bordo li super lentamente,
spezzando senza motivo la quiete con colpi di clacson
e schiamazzi. Anna Mia agit la mano in un allegro gesto di
saluto e quelli ricambiarono, prima di accelerare sgommando.
Com' bello fare un po' di moto con te. Ci speravo da
un sacco di tempo.
Il buonumore di Anna Mia era contagioso e Konrad Simonsen sorrise.
Anche lui aveva cominciato ad apprezzare le
sue passeggiate, se non altro perch erano gli unici momenti
della giornata in cui non sentiva la mancanza delle sigarette.
La voglia di fumare lo assaliva persino quando dormiva, o
almeno questa era la sua sensazione. Tu non ne hai bisogno,
sei giovane, sana e piena di buonsenso.
Forse. Ma hai notato come diventa sempre pi facile
anche per te?
No, per niente.
Quando hai iniziato non riuscivi neanche a parlare e
camminare nello stesso tempo, e poi non sbuffi pi come un
maiale.
Aveva ragione. Non ci aveva mai pensato. I maiali non
sbuffano: lo fanno i cavalli, al limite le mucche e i cervi, ma
non i maiali.
E nemmeno i capi della Sezione Omicidi.
Non il presente capo della Sezione Omicidi.
Aspetta, stiamo correndo. Diamo tempo al tempo. Raccontami
com' andata al lavoro. E stato bello tornare in pista?
E i colleghi, sono carini con te? Quella statua di marmo
del vostro capo ti ha assegnato un caso?
Come al solito Konrad Simonsen preg la figlia di parlare
con il dovuto rispetto del questore, poi le spieg senza troppo
entusiasmo del caso del postino.
Un omicidio? Devo dire che speravo in una ripresa pi tranquilla.
Ne hanno parlato i giornali?
 successo pi di sei mesi fa, e poi bisogna vedere se 
stato davvero ucciso. E questo che devo scoprire.
Perci stai raccogliendo le prove necessarie per far riesumare
la salma?
Non funziona proprio cos. Per giunta  stato cremato.
Sembra una missione impossibile. Che intendi fare allora?
Sto cercando di abbozzare un quadro della situazione.
Pap, chi  Rita?
Com'era tipico di lei, Anna Mia cambi di colpo argomento.
Sua madre aveva la stessa abitudine, che all'epoca lui
trovava assai irritante, ma che nella figlia non gli provocava
alcun fastidio. Perch me lo chiedi, ragazzina?
La smetti con questo ragazzina'? Se proprio devi chiamarmi
in qualche modo usa il mio nome.
Aveva ragione: non era pi una ragazzina. Frequentava il
terzo anno dell'Accademia di polizia e contemporaneamente
aveva gi dato parecchi esami alla facolt di Giurisprudenza.
Quanti fossero di preciso, il commissario non se lo ricordava.
Sapeva solo che Anna Mia era riuscita a organizzarsi in
modo da avere il tempo di studiare e insieme procedere nella
sua formazione di agente. Senza contare che, a parte questo,
gestiva con buonsenso la propria vita quotidiana. Con
troppo buonsenso, secondo lui. Ok, ti chiedo scusa. Perch
me lo chiedi, Anna Putte Nutte Mia?
La figlia ignor quella benevola presa in giro. Nathalie
dice che quando ti sei svegliato l'hai chiamata Rita.
Anna Mia chiamava la Contessa con il suo nome di battesimo.
Nessun altro lo faceva, nella cerchia dei suoi conoscenti.
Simonsen prov a chiudere l'argomento con un grugnito
indistinto.
Nathalie te lo chieder di persona prima o poi.
Gi, non stento a crederci.
Poco dopo la ragazza ci riprov. Ma perch non parli mai
di te? Di te come persona, di quello che ti passa per la testa.
Come persona, sento il bisogno di una sigaretta e una
profonda avversione per tutto ci che  povero di grassi, salubre
o biologico. 
Grazie tante, dai proprio soddisfazione.
Sciocchezze. D'altra parte nemmeno tu mi dici mai
niente dei tuoi fidanzati.
Si sarebbe morso la lingua all'istante, ma ormai il danno
era fatto. Era impossibile fare esercizio fisico e pensare nello
stesso tempo. Anna Mia scatt come una molla. Hai due
fidanzate? Accidenti, ci avrei giurato.
Alt, fermi tutti! Ma se non so neanche se ne ho una, di
fidanzata. Quarant'anni fa conobbi una tizia che si chiamava
Rita, e questo  tutto, fine della storia. Non ricordo nient'altro
e la cosa non significa un bel niente.
Era una bugia. Da quando si era svegliato dall'anestesia
aveva pensato a lei ogni santo giorno, come se nel cervello gli
si fosse aperta una porta che era rimasta chiusa per un'eternit.
All'inizio aveva pensato che quel ricordo sarebbe svanito
a poco a poco, invece era successo esattamente il contrario.
E dopo aver visto la foto della ragazza nella soffitta del
postino, il ricordo di Rita si era insediato nella sua mente in
pianta stabile. Come se le due figure femminili si completassero
a vicenda. Il viso di Rita era riaffiorato alla memoria con
le sue lentiggini, gli occhi vivaci, il naso all'ins, i denti
un po' storti. E, con un pizzico di fortuna, questa visione lo
accompagnava anche nei sogni.
Anna Mia si plac un istante, ma aggiunse cauta: Se ti
ricordi come si chiama, puoi ricordare anche altri particolari.
Deve averti colpito parecchio, se dopo quarant'anni, al
risveglio da un'operazione, hai chiesto di lei.
Il padre eluse la domanda con un categorico riferimento
all'inaffidabilit della sua memoria e alla fine la figlia si arrese,
un po' arrabbiata. Lui si difese con lo stesso argomento che
aveva usato prima: Neanche tu parli mai dei tuoi fidanzati.
Durante le vacanze invernali ho incontrato una persona
che studia Pedagogia, si chiama Kim. Altezza notevole, bel
fisico, glutei sodi e movenze armoniose. Sciavamo insieme
quando...
Simonsen padre si copr le orecchie con le mani. Smettila,
non voglio sapere niente di lui.
Anna Mia alz la voce. Chi ti ha detto che si tratta di un
lui?
Non voglio sapere niente ti ho detto, che si tratti di un
uomo o di una lampada a stelo.
Il giretto della salute era terminato e Anna Mia riport la
conversazione sul tema del lavoro. Il caso che ti hanno affidato
sembra di una noia mortale, ma che mi dici dei tuoi
colleghi? Sono stati contenti di rivederti?
Mi dispiace che il mio lavoro non riscuota il tuo interesse.
Quando incontrer il postino nell'aldil, gli dir che ha
fatto una fine noiosa.
Non scherzare su questo argomento, pap. Lei si blocc,
e lo stesso fece lui, prendendosela con se stesso. Ci sto
troppo male a sentirti dire certe cose, cazzo.
Ti chiedo scusa, non volevo arrivare a tanto. La mia era
pi che altro una forma di difesa. Certe volte ho come la
sensazione che non ci sia nessuna differenza fra quando lottavo
fra la vita e la morte e ora, visto che dipendo dall'aiuto
di persone vicine e lontane, e poi  tutto cos nuovo, diverso...
non so come spiegartelo... mi ero aspettato una specie di
stacco, di pausa, che per non  mai arrivata.
Non sei contento che i tuoi amici vogliano darti una
mano?
Certo che s. Senza, non ce l'avrei mai fatta e la cosa
spesso mi commuove. Il punto  solo che non riesco a dimostrarlo.
Nessuno me lo ha mai insegnato.
Per ho la sensazione che, per quanto lentamente, tu
stia imparando.
Per te  facile parlare. Alla tua et non avevo mai bisogno
dell'aiuto di nessuno.
Adesso mi pare che tu stia facendo una gran confusione.
In realt hai solo bisogno di una persona da amare. 
Una persona da amare? Ce l'ho gi.
S, lo so. Allora due.
Tenendosi per mano, entrarono nel vialetto d'ingresso
del giardino della Contessa. Nonostante fosse strettissimo,
c'era il divieto assoluto di camminare sull'erba. Cos, senza
motivo. Percorsero l'ultimo tratto quasi di corsa, come due
bambini che giocavano, lei di un passo avanti al padre ma
sempre con la mano in quella di lui.
Il marted Pauline Berg rifer quel che aveva scoperto sul
conto di Jorgen Kramer Nielsen. Non era molto e forse non
sarebbe neanche servito a granch, perci Konrad Simonsen
faticava a seguire con interesse la sua esposizione. Che oltretutto
non era particolarmente strutturata, per usare un eufemismo.
Pauline si accost al tabellone e scrisse due parole
con la sua impersonale grafia: matematica e fotografia. Racchiuse
ciascuna in un ovale e disse: Non metter pi piede
in quel deposito. C' un'atmosfera sinistra, mi fa paura.
Nessuno ti obbliga.
Lei rimase un istante a fissare il vuoto con occhi spenti.
Konrad Simonsen si chiese se dovesse dirle qualcosa, mostrarle
comprensione, consolarla o roba del genere. Ma Pauline torn
in s da sola.
Molti dei libri che aveva lasciato Jorgen Kramer Nielsen
trattavano di matematica o di argomenti a essa collegati. I suoi
quaderni erano zeppi di esercizi, trascritti e risolti con minuziosa
precisione alla vecchia maniera, con stilografica e carta
assorbente. Si trattava soprattutto di calcoli differenziali, calcoli
delle probabilit e integrali analitici. I quaderni li aveva
acquistati nella libreria di Hvidovrevejens Butikstorv, il cui
proprietario si ricordava molto bene di lui. Di tanto in tanto, la
copertina dei quaderni cambiava per ragioni di ordine pubblicitario,
perci le immagini che vi erano impresse rispecchiavano
l'epoca in cui erano state stampate. Il libraio non ci avrebbe
messo la mano sul fuoco, ma era abbastanza sicuro che i primi
quaderni di Jorgen Kramer Nielsen risalissero agli anni settanta,
se non addirittura a un'epoca precedente e a questo proposito
aveva suggerito a Pauline di contattare il produttore.
Si era poi recata all'Universit di Copenaghen per mostrare
i quaderni a un docente di Matematica. Il professore
qualific il livello del postino come quello di un bravo liceale,
ma non dotato di capacit intellettive tali da permettergli
di sviluppare il suo intuito matematico, cos per quasi quarant'anni
era rimasto pi o meno allo stesso punto. Di conseguenza
i suoi esercizi dovevano essere considerati una specie
di passatempo, come le parole crociate o i puzzle.
Pauline barr l'ovale che racchiudeva la parola matematica,
a significare che l'argomento era chiuso. Konrad Simonsen soffoc
uno sbadiglio. Ah, un attimo, me ne stavo quasi dimenticando,
aggiunse Pauline. Gli scontrini del Netto con quel
numero sul retro che non riuscivo a decifrare... si ricorda?
Certo, non sono mica un vecchio rimbambito.
La giovane agente rise, di una risata liberatoria. Se lo
dice lei. Scherzi a parte, quel numero non indicava altro che
la lunghezza dello scontrino in centimetri. Una volta all'anno
il postino eseguiva un'analisi retrospettiva confrontando i
prezzi delle merci sulla ricevuta e...
Si blocc notando l'espressione del viso del commissario.
Non  molto interessante, vero?
No.
Pauline salt subito al secondo punto: le fotografie che il
postino scattava le sviluppava lui stesso nella camera oscura
che si era fatto installare. Lei aveva parlato con l'operaio incaricato
di realizzare i lavori. La cosa risale ad almeno sei
anni fa e a quanto ne so coincide con il trasferimento di Kramer Nielsen
dal piano terra al primo piano. Nonostante la
camera oscura personale, il postino frequentava spesso il negozio
di fotografia di Hvidovrevejens Butikstorv, quello proprio
a fianco della libreria. Il proprietario si fa chiamare il
Mago delle Foto.
Il Mago e il postino spesso si rintanavano nel retrobottega
del negozio a parlare di fotografia in generale, e di soggetti
per intenditori in particolare. Pauline concluse dicendo
che aveva elaborato una lista con i prezzi e le date degli strumenti
fotografici che Jorgen Kramer Nielsen aveva acquistato
nel suddetto negozio nel corso degli ultimi anni. Barr
quindi anche l'ovale con la parola fotografia, poi aggiunse
dubbiosa: Non ho fatto un gran lavoro, lo so anch'io.
No, direi di no.
D'altra parte  difficile fare tutto da soli.
Lui le diede ragione. In fondo la responsabilit era la sua,
avrebbe dovuto pianificare il lavoro per lei. Solo che non lo
aveva ritenuto necessario, anche se si guard bene dal dirglielo.
Lanci allora un'occhiata al tabellone per vedere se
potesse carpire qualche informazione utile dall'aleatoria ricerca
della giovane. Impresa non facile. Fece qualche domanda
sull'angolazione da cui erano state fotografate la ragazza
e i paesaggi della soffitta, ma Pauline non aveva risposte.
Allora si butt senza convinzione su un altro argomento:
Sai quando si  diplomato?.
No, ma deve essere stato alla fine degli anni sessanta.
Che voti ha ottenuto in matematica all'esame di maturit,
te lo ricordi?
No, perch quando ho esaminato le sue carte non ho
trovato il diploma. Credo che lo abbia bruciato.
Bruciato? E perch diavolo avrebbe dovuto farlo?
Una volta al liceo, nell'ora di scienze umane e sociali,
abbiamo visto un film sugli anni sessanta e tutte le rivolte
giovanili, insomma quella roba l. Ci fu un anno in cui gli
studenti avevano deciso di bruciare i loro diplomi in
Kongens Nytorv per protestare contro qualcosa, il sistema dell'istruzione,
la guerra in Vietnam o forse per solidariet con gli
operai, boh, che cavolo ne so? Avevano certe idee, quei tipi.
Di sicuro erano delle teste bacate, si rifiutavano persino di
mettersi il berretto da diplomati.
Sorpreso dalla propria reazione, Konrad Simonsen avvert
una punta di irritazione per quel quadro cos negativo
degli anni sessanta. Che cosa ne sapeva lei, in fondo? Neanche
era nata, a quell'epoca.
Ascolta, se non riesci a trovare il suo diploma, prova a
controllare al ministero dell'istruzione o all'archivio regionale.
Quale liceo ha frequentato? Bisogna scoprire anche
questo. E poi vorrei una copia del suo testamento.
Pauline prese nota. E solo perch devo avere qualcosa
da fare?
No, il mio intuito mi dice che...
Lasci la frase a mezz'aria, consapevole dell'ipocrisia di
quelle parole. Il suo intuito non gli diceva un bel niente, e
poi s, era proprio per farle fare qualcosa che le aveva dato
quegli incarichi, anche se a rigor di logica non sarebbe stata
una sua responsabilit. Pauline comunque non fece altri
commenti. A sorpresa gli chiese invece: L'accompagno a casa
io oggi?.
Lui accett.
Un'ora dopo, mentre si avviavano alla macchina, Pauline
si lament: Quanto mi piacerebbe avere un caso tutto mio.
Come lei, come tutti gli altri.
Il commissario si limit ad annuire brontolando, anche
se avrebbe potuto dire molto di pi. Per esempio che le indagini
della Sezione Omicidi non venivano assegnate per far
divertire gli agenti, o che proprio quel giorno lei aveva dimostrato
un'impressionante mancanza di visione d'insieme, il
che non le permetteva certo di essere la prima in lista come
responsabile di un'eventuale indagine. Invece le chiese in
fretta: Che ne dici di una piccola deviazione per poi farci un
giretto a piedi? C' una cosa che vorrei vedere.
Pauline esit: Mi piacerebbe,  ovvio, ma non so se....
Uffa, non vedo l'ora di tornare a guidare.
Certo, lo capisco,  solo che...
La giovane agente continuava a tergiversare, desiderosa
di assecondarlo ma al tempo stesso preoccupata delle conseguenze.
Al momento neanche tu ti stai attenendo agli ordini, a
quanto vedo.
Ma questa  un'altra cosa.
Hai paura che stramazzi a terra morto stecchito?
S.
Di certo non poteva accusarla di mancanza di sincerit.
Sta' a sentire, Pauline. Questo non accadr. Guardami. Non
mi sentivo cos in forma da molti anni.
Sapevano entrambi che stava esagerando. Non ci vorr
pi di un quarto d'ora, e non dovrai farne parola con nessuno.
Nemmeno con la Contessa, o meglio, soprattutto con la
Contessa.
Parola di scout.
Pauline guid seguendo le indicazioni del commissario e
alla fine del giro ebbero la fortuna di trovare un parcheggio.
Mentre attraversavano Gothersgade, lei lo prese sotto braccio
e non lo moll finch non ebbero raggiunto l'altro marciapiede.
Lui la lasci fare senza commenti. Lungo la cancellata
di ferro battuto che immetteva in Kongens Have cominciarono
a chiacchierare.
Questa  Rosenborg, no? domand Pauline indicando
un punto alle sue spalle con la mano libera, come se ci fossero
altri edifici ai quali poter fare riferimento.
Ovvio.
Di colpo lei sbott: Lo sa o no che ogni tanto mi assalgono
gli attacchi di panico?.
Certo che lo so, e immagino che non sia per niente piacevole.
Nessuno che non l'abbia provato sulla propria pelle
pu immaginarlo. E atroce, per ci sono delle pillole che
porto sempre con me. Truxal, trenta milligrammi. Se mi sento
male, ne prendo una e dopo una ventina di minuti mi
passa tutto. Il problema  che se non le ho mi viene il panico
da attacco di panico, perci mi accerto almeno cinquanta
volte al giorno di averle sempre con me. Letteralmente.
Il commissario intu cosa stava per chiedergli e la anticip:
Vuoi darne una anche a me, in caso ne avessi bisogno e
ti fossi dimenticata di portartele dietro?
Le dispiace?
Figurati. La metter nel mio album da disegno, dal quale
non mi separo mai.
Lei gli porse una piccola sfera di carta stagnola. Facciamo
un controllo prima di metterla nell'album?
Il commissario scart lentamente l'involucro, sotto lo sguardo
attento di Pauline. Era una pillola nera, quella giusta.
Durante il successivo tratto di strada tacquero. Ambedue
sentivano che era difficile andare avanti. Pauline Berg domand:
Mi dica, dov' che stiamo andando per l'esattezza?.
Avevano appena svoltato a sinistra in direzione di Kronprinsessegade,
e proseguito lungo Kongens Have sempre sulla
sinistra.
Da nessuna parte, siamo gi arrivati. Ti dispiace se resto
un paio di minuti da solo?
Un po' disorientata Pauline lo lasci andare senza fare
domande. Konrad Simonsen si ferm proprio davanti alla
cancellata di ferro battuto prospiciente il parco. Afferr un
balaustro con tutte e due le mani e si lasci trasportare dai
ricordi.
Qui Rita aveva suonato la chitarra e cantato per lui in una
sera d'estate, quando c'erano solo loro due in tutta la citt.
Lei aveva portato i panini e una coperta, lui aveva comprato
quattro birre. Rita non sapeva suonare, ma aveva una bella
voce e lui era totalmente preso da lei, soprattutto quella sera.
Le sue canzoni erano semplici, melodiose e sempre in inglese.
Stop complaining, said the farmer,
who told you a calf to he?
Why don't you have wings to fly with,
like the swallow so proud and free?
Lui aveva provato ad accompagnarla, lei aveva cantato a
voce bassa, in modo che si potesse sentire anche quella di
Konrad. Alla fine della canzone lui le aveva chiesto intimidito
che cosa significasse complaining. Lamentarsi, aveva tradotto
lei, ma il suo sorriso di commiserazione lo aveva ferito.
Lei voleva studiare all'universit come i suoi amici, alcuni
dei quali vi si erano gi iscritti. Avevano tutti un livello
di istruzione superiore al suo, migliori opportunit delle
sue, perch diavolo non pensavano a studiare e basta? Non capiva.
Qui lui e Rita avevano parlato per l'ultima volta. Da allora
non l'aveva pi vista. Si erano baciati attraverso le sbarre
della cancellata. Lui era in divisa. La gente li guardava incuriosita:
un poliziotto e una hippy che si baciavano in pubblico
non era roba di tutti i giorni, all'epoca. Gli amici di lei
erano seduti in gruppo dall'altro lato e accompagnavano la
scena con grida di scherno. Erano degli outsider, esattamente
come lei, anche se non era pi una di loro. Aveva scelto
un'altra strada, quella della politica, ed era l per dire addio
ai suoi amici. Il gruppo se ne stava stravaccato sul prato a un
paio di metri da un'insegna che proibiva di calpestare l'erba.
Le canne giravano di mano in mano, apertamente. Non c'era
speranza.
Il commissario si stacc dai suoi pensieri e torn da Pauline
Berg, che lo riprese sotto braccio. Lui sentiva di doverle
una spiegazione. Negli ultimi tempi ho sognato spesso una
cosa, un episodio del mio passato. Pu sembrare strano, ma
ha un grande significato per me.
Secondo me non  strano. Neanche un po'.
Grazie. E bello sapere di essere normali.
Io a volte sogno a fumetti, o in bianco e nero.
Questo s che  strano, dovresti consultare uno psicologo.
Sono seguita da due psichiatri, dovrebbe bastare, comment
Pauline, dandogli un colpetto con il fianco. Scoppiarono
a ridere. Sulle loro teste, il cielo era azzurro e terso come
poteva esserlo in una sera d'estate a Kongens Have.
Due giorni dopo, al dipartimento della Scientifica di Vaniose
arriv finalmente il turno del caso di Konrad Simonsen.
La ferita sulla mano di Jorgen Kramer Nielsen fu l'argomento
principale intorno a cui ruot il colloquio fra Konrad
Simonsen e Kurt Melsing. L'ufficio del responsabile della
Scientifica in s non era niente di speciale e avrebbe potuto
benissimo essere quello del commissario, ma la grande parete
di vetro che immetteva nella sala delle macchine svelava
uno scenario che ci si sarebbe aspettati di trovare in un laboratorio
chimico, invece che in un austero dipartimento al comando
del capo della polizia. Le moderne tecniche della
Scientifica erano ora improntate all'alta tecnologia e richiedevano
competenze specifiche e aggiornamento costante.
Fra colleghi circolava una battuta: oggi come oggi gli esperti
di impronte digitali si chiamano tecnici dattiloscopici, e la
stessa logica valeva per tutto il resto. Tuttavia, gli umorismi
satirici sulla nuova nomenclatura non tenevano conto del
fatto che il contributo offerto dai tecnici in un'indagine fosse
pi che raddoppiato negli ultimi dieci anni.
Kurt Melsing mise l'ospite di fronte a uno schermo gigante
e cominci a digitare tasti a pi non posso, senza commenti
superflui. Nell'ambiente era famoso per l'attendibilit
delle conclusioni rilasciate dal suo dipartimento e famigerato
per la sua mancanza di abilit comunicativa. Se ne poteva
avere una conferma anche adesso, visto che a mano a
mano che mostrava, con metodica precisione, tutte le fotografie
scaricate dal cellulare di Hans Ulrik Gormsen, si limitava
a chiamarle con un numero. Come se stesse giocando a
tombola in un centro sociale. A intervalli regolari lanciava
una lunga, disperata occhiata alla parete di vetro. Quando
ebbe finalmente terminato, e dopo che Konrad Simonsen
ebbe appreso in dieci minuti ci che poteva essergli detto in
dieci secondi, ovvero che le fotografie scattate con il cellulare
- sorpresa! - erano state trasferite dalla carta a un computer,
Kurt Melsing si decise a svelare la ragione della sua agitazione.
Un nostro collaboratore arriver fra poco per un'esposizione
dettagliata.
Konrad Simonsen si limit ad annuire.
Mi fa piacere che tu non sia morto, disse Melsing.
Sia il commissario, sia il capo della Scientifica guardarono
di sottecchi la parete di vetro.
A casa, a Sollerod, il commissario comment con la Contessa
la mancanza di capacit comunicativa di Kurt Melsing.
Erano sdraiati sul prato, lei con la testa appoggiata sul suo
braccio. Lo sentiva indolenzito, ma ignor il senso di fastidio
e si mise a parlare della lunga attesa nell'ufficio del capo della
Scientifica. Eravamo tutti e due seduti a fissare il vuoto
come imbecilli finch non  arrivato il collaboratore. Non 
durato pi di cinque minuti, ma ti dico che mi sono sembrati
secoli.
Concordo, pu essere un po' pesante.
Kurt mi piace, beninteso, ma certo  imbarazzante stare
a tu per tu con lui. Non so come faccia a dirigere un centinaio
di collaboratori - alcuni dei quali eccellenti - se a stento riesce
a dire il suo nome.
Adesso stai esagerando.
Perch sorridi?
Non posso dirtelo, perch ti rifiuti ancora di parlarne.
Kurt era presente quando mi sono sentito male?
S.
Sul serio?
Certo che dico sul serio. Non ricordi proprio nulla?
Ricordo che la mattina ero andato in ufficio e che quattro
giorni dopo mi sono svegliato in ospedale. Il resto  un
buco nero.
Bisogna anche dire che hai dormito la maggior parte del
tempo. Posso raccontarti com' andata o vuoi aspettare ancora?
Forse  arrivato il momento di sapere.
Eravamo tutti alla festa di addio di Poul Troulsen, tu
stavi in piedi con in mano un calice di vino e un sandwich.
In un primo momento hai lamentato forti dolori al petto, e
subito dopo alla schiena. Poi all'improvviso hai iniziato ad
annaspare, ti mancava l'aria. Un attimo dopo ti  caduto il
calice e sei crollato a terra sulle ginocchia. Il medico presente
ti ha diagnosticato un grave infarto delle coronarie:
un brutto attacco di cuore, nel linguaggio di noi profani. Il
verdetto ha seminato il panico nella compagnia, me compresa,
purtroppo. Io e Malte abbiamo iniziato a piagnucolare,
Poul Troulsen ti ha allentato la cravatta, Arne Pedersen
si  allentato la sua, di cravatta, e tutti starnazzavano
come galline. Tranne Kurt Melsing. Ha rovesciato la mia
borsa per trovare il cellulare, poi, con un urlo che si  sentito
in ogni angolo del QG, ha ordinato a tutti di chiudere il
becco. Quindi ha chiamato il numero per le emergenze
chiedendo l'invio di un'ambulanza attrezzata per le emergenze
cardiache e ha descritto i sintomi del tuo attacco con
una precisione e una scioltezza da avvocato. Nel frattempo
 arrivato un volontario del pronto soccorso a prestarti le
prime cure.
QG stava per Quartier Generale, come gli addetti ai lavori
chiamavano fra di loro la Questura: la Contessa aveva perci
esagerato nel dire che l'urlo di Melsing si era sentito in
tutto il QG, ma il concetto era abbastanza chiaro. Simonsen
era incredulo. Significa che a salvarmi la vita  stato Kurt
Melsing?
Nessuno lo sa, quel che  certo  che gi nell'ambulanza
ti hanno somministrato degli anticoagulanti insieme a un ansiolitico,
per stabilizzare le tue condizioni...
Grazie a Kurt Melsing?
"... le cui difficolt comunicative non sono quindi una
costante dei suoi comportamenti, che poi  il nocciolo della
nostra discussione. Personalmente l'ho sentito esprimersi
in modo pi che corretto anche in situazioni meno drammatiche.
Prima di mettersi a sedere, Konrad Simonsen sfil di colpo
il braccio da sotto la testa della Contessa, che cos sbatt
sul prato. Accidenti per, potevi almeno avvertire!
Scusami,  che sono davvero confuso. Non l'ho neppure
ringraziato, deve aver pensato che sono la persona pi ingrata
di tutta Copenaghen.
Ma no, lo sa benissimo che non ricordi niente e che ti ci 
voluto del tempo prima di riuscire a parlare del tuo infarto.
Sono lieto di sentirtelo dire. E come le avrebbe sapute,
tutte queste cose?
Konrad Simonsen torn a sdraiarsi.
Mi telefonava regolarmente per chiedermi come stavi.
Mica me l'hai detto.
Non  possibile voler sapere tutto, e allo stesso tempo
voler essere tenuti all'oscuro di tutto. Metti il braccio qui
sotto. In ogni caso, com' andata da lui, ti ha detto qualcosa
che pu esserti utile?
Direi di s, e arriver altro ancora.
Quando finalmente si present il collaboratore di Kurt
Melsing, si pot procedere all'esame dei vari punti. Il giovane
si occupava di esporre i fatti, il suo superiore gestiva il
computer, e Konrad Simonsen ascoltava. Funzionava benissimo.
Abbiamo lavorato molto sull'escoriazione che il morto
presentava sul dorso della mano destra.  Lo schermo rimand
l'immagine ingrandita della mano. E stata una felice osservazione
la sua, anche se all'inizio non pensavamo potesse
rivelarsi utile. E qui ci sbagliavamo. Ma come sa, la qualit
delle foto scattate con il cellulare  scadente. Queste poi le
abbiamo acquisite con lo scanner da una stampa, quindi non
abbiamo alcuna possibilit di ricavare ulteriori dettagli da
un ingrandimento.
Ho capito. Dall'ingrandimento dell'immagine non si
otterebbe niente, bisognerebbe avere un originale pi nitido.
Esatto. In compenso abbiamo fatto qualcos'altro di
quasi altrettanto utile. Sfruttando come riferimento la scatola
di stuzzicadenti, possiamo ruotare e proiettare gli oggetti
nello spazio tridimensionale, e in un processo di trasformazione
che si chiama...
Kurt Melsing interruppe con garbo. Abbiamo sovrapposto
tutte le immagini della mano che abbiamo ricavato,
disse mostrando il risultato dell'operazione.
Konrad Simonsen ne fu impressionato. Accidenti! 
Il segno sul dorso della mano di Jorgen Kramer Nielsen
apparve nitido ai suoi occhi, come se fosse stato immortalato
da una distanza di cinque centimetri. A fianco era stato aggiunto
un primo piano del tappeto che ricopriva la scala. Era
di fibra vegetale intrecciata e l'ordito combaciava perfettamente
con il segno impresso sulla mano. Il collaboratore
trasse perci le conclusioni: Questo implica senza ombra di
dubbio che il defunto sia caduto dalle scale. Inoltre siamo
sicuri che la mano sia rimasta schiacciata dal peso del corpo,
quando se l' escoriata, altrimenti sopra non vi sarebbe rimasta
un'impronta cos visibile.
Kurt Melsing interruppe di nuovo. Ma  ugualmente
una schifezza.
Il collaboratore tradusse: Purtroppo questi dati ci hanno
mandato ulteriormente in confusione. All'inizio non ci
eravamo preoccupati della posizione del corpo ai piedi della
scala, o, per dirla meglio: in base alla nostra esperienza ci 
venuto il sospetto che....
Stavolta fu Konrad Simonsen a interrompere. Non 
che messa cos si capisca meglio, la faccenda.
Kurt Melsing fece un sorriso tirato, ma il collaboratore
non si lasci smontare. No,  chiaro. Quello che intendo 
che in base alla nostra esperienza, ci siamo chiesti come fosse
possibile che il corpo di Jorgen Kramer Nielsen avesse assunto
la posizione in cui  stato trovato, dopo una caduta di neppure
due metri da una scala con un'inclinazione di circa trenta
gradi. E questo a maggior ragione se si considera che cadendo
si  spezzato il collo, riuscendo a piegare il braccio
sotto di s e a escoriarsi la mano strisciando contro uno dei
gradini. E per di pi dal braccio alle nocche e non il contrario.
Se avessimo saputo lungo quale gradino  scivolato, la soluzione
del dilemma sarebbe stata di gran lunga pi facile, ma
non  stato possibile stabilirlo, poich le cellule epidermiche
che avrebbero dovuto depositarsi sono state lavate via. Inoltre
bisogna ricordare che la reazione istintiva di una persona che
cade  di cercare un appiglio con entrambe le mani aperte.
Quindi Jorgen Kramer Nielsen era gi morto quando ha
colpito la scala?
Forse, ma attenzione: sono giunto a questa conclusione
sulla base della nostra esperienza, ovvero di un dato non
scientifico. I corpi in caduta possono reagire in molti modi,
e forse quello che stiamo esaminando  uno dei pi estremi e
rari, e dunque non riconoscibili.
In altre parole: non siete in grado di proporre una soluzione
definitiva.
Le facce dei due tecnici della Scientifica si aprirono in un
largo sorriso. Fu Kurt Melsing a rispondere: E invece s.
Forse.
Come?
Ci dar una mano il tuo studente lavoratore, e anche tu
farai la tua parte. 
Questa me la dovete spiegare per bene.
Come per magia, Kurt Melsing richiam un'applicazione
sullo schermo del computer e digit un paio di parole,
poi indic la porta di vetro con un gesto della mano. Konrad
Simonsen volse la testa e vide stupito Malte Borup - lo studente
lavoratore che collaborava con la Sezione Omicidi -
in fondo al locale, diretto verso di loro. Al momento sarebbe
dovuto essere in ferie, ma evidentemente aveva deciso di
trascorrerle in Questura. Non appena Malte arriv, intervenne
il collaboratore di Melsing: Se attivi il tuo programma
per la presentazione, nel frattempo spiegher a cosa stai
lavorando.
Si rivolse a Konrad Simonsen e inizi prima che lo studente
acconsentisse. Un paio di mesi fa abbiamo acquistato
un nuovo programma informatico dall'FBI, chiamato Human
Object Movement Simulator. Una definizione settoriale
che nasconde uno strumento altamente sofisticato e complesso
in grado di simulare, con impressionante precisione,
le reazioni umane in caso di sollecitazioni esterne. E il risultato
di un lungo processo di ricerca che ha coinvolto diverse
discipline, innanzitutto la fisica classica e la fisiologia. Ed 
proprio lo strumento che ci serve in questa situazione. 
Fece una pausa, forse per prendere fiato, e Konrad Simonsen
ne approfitt per commentare: Ma?.
Esatto, c' un ma, ed  il fattore tempo. L'applicazione
HOMS contempla nientemeno che undici interfacce e non abbiamo
avuto n tempo n risorse sufficienti per impratichirci
con il programma. Per quanto mi riguarda far un corso di
aggiornamento a Washington, in ottobre, il che non ci aiuta
un granch, visto che ora siamo ad agosto. A questo punto
Malte si  offerto di darci una mano e devo dire che ha fatto
molto in poco tempo.
S, effettivamente  bravo.
Nessun dubbio a riguardo. E ora vediamo a che punto
 arrivato.
Malte Borup era entrato nel programma, e sullo schermo
apparve il dedalo di corridoi stilizzati della villa del defunto
Jorgen Kramer Nielsen. Un clic con il mouse, ed ecco un
umano virtuale materializzarsi sulla scala. Il collaboratore
comment: Non sar bellissimo da vedere, ma sia la stanza,
sia l'umano virtuale sono della dimensione corretta, il che
non  stato facile da mettere a punto. Ora il programma ci
consentir di far cadere la figura da tutte le possibili e immaginabili
posizioni, e con o senza reazioni in corso di svolgimento.
Inoltre siamo in grado di simulare una serie di sollecitazioni
esterne sul corpo prima e durante la caduta. Malte,
prova a farlo ruzzolare gi dalle scale in avanti. Malte
Borup non esegu. Cavolo, questa  una cosa che non ho ancora
imparato.
Chissenefrega, ci basta un'impressione generale.
Malte clicc ancora sul mouse, stavolta con una certa riluttanza.
La sagoma fluttu nell'aria e si spiaccic contro il
soffitto come una mosca sotto ecstasy.
Okay, questa  una cosa che non ho ancora imparato a
fare. ripet Malte.
Kurt Melsing sintetizz: Pi tardi, Simonsen. Ti chiameremo
pi tardi, non appena saremo pronti.
Il pi tardi fu molto pi rapido di quanto Konrad
Simonsen avesse pensato. Qualcuno era stato costretto a fare
gli straordinari, perch era tornato al dipartimento della
Scientifica dopo appena tre giorni e per giunta con la sua
macchina, visto che il dottore si era finalmente deciso a permettergli
di riprendere a guidare. E poi si era messo in tasca
una piccola vittoria, di cui lui solo era a conoscenza: aveva
corso. Quella stessa mattina per venti, forse trenta metri - un
percorso racchiuso fra due mattonelle incrinate che aveva
scelto come punto di partenza e di arrivo - aveva sostituito,
alla solita passeggiata, una corsa. Una lenta, scoordinata, meravigliosa
corsa.
Fu il tecnico della visita precedente a informarlo. Non si
videro n Malte Borup, n Kurt Melsing. Aveva sperato in
una soluzione definitiva e il suo desiderio venne esaudito, ma
purtroppo non nel senso che si era augurato.
Il tecnico spieg: Abbiamo provato moltissime possibilit,
ma l'unica che ci  sembrata adeguata  questa.
Avvi il programma. La sagoma era stata piazzata di
nuovo in cima alla scala, ma questa volta non era sola. Un'altra
l'aveva aggredita di spalle, tenendole un braccio attorno
alla testa e spezzandole cos il collo. L'effetto era di un assoluto
realismo. La sagoma priva di vita venne poi spinta gi
per la scala. Nella discesa si escori la mano in una breve
sequenza in slow motion, prima di arenarsi sette gradini pi
in basso nella posizione immortalata dalle fotografie di Hans
Ulrik Gormsen.
Esaminarono la sequenza animata tre volte, poi Konrad
Simonsen domand serio: Siete sicuri?.
No, solo al novantanove per cento.
Perch?
Nella versione che ha appena visto la vittima  stata
spinta gi per le scale con una notevole forza e non capiamo
perch: bastava semplicemente lasciarla cadere, visto che era
gi morta. Inoltre, per poterla trovare nella posizione in cui
l'abbiamo trovata, la vittima deve essersi spezzata il collo,
morendo, prima della caduta. Purtroppo tutte queste condizioni
possono convergere in una solo se...
Lasci le parole in sospeso, finch Konrad Simonsen
complet la frase: ... solo se Jorgen Kramer Nielsen  stato
ucciso fuori dalla sua abitazione.

CAPITOLO 3.

La caduta fatale di Jorgen Kramer Nielsen fu elevata al
rango di omicidio. Konrad Simonsen ne inform il questore,
che non reag con salti di gioia, limitandosi a sperare in una
rapida soluzione, anche se ebbe il buon senso di non dirlo ad
alta voce. Un caso non veniva risolto pi in fretta solo perch
lei faceva pressione sui responsabili delle indagini: questa lezione
l'aveva imparata da un pezzo. Tuttavia Konrad Simonsen
fu abbastanza sfacciato da alludere al contrario, quando
and a battere cassa da Arne Pedersen. Mi serviranno almeno
cinque agenti per tre giorni, fra cui anche la Contessa, o
tu stesso. E necessario indagare nella vita del postino, non in
dettaglio in un primo momento, giusto per avere un quadro
generale. Ma io e Pauline non possiamo farlo da soli, ci vorrebbe
troppo tempo. Poi dovr poter disporre di almeno un
paio di uomini, se diventa indispensabile. 
Arne Pedersen grondava sudore e aveva un aspetto da
animale braccato. Konrad Simonsen aggiunse: Eh gi, perch
la signora ha il fiato dell'assemblea parlamentare sul collo,ma forse dovrei chiederle di telefonare direttamente a te
invece di fare da portavoce.
L'accenno al questore fu di grande aiuto e Konrad Simonsen
ottenne quel che aveva chiesto.
L'incremento delle forze di polizia assegnate al caso diede
subito i suoi frutti e ben presto fu possibile delineare un
primo quadro del postino assassinato.
Jorgen Kramer Nielsen aveva frequentato la scuola dell'obbligo e successivamente si era iscritto al Brondbyoster
Gymnasium, entrambi a Hvidovre. Dopo aver sostenuto l'esame
di maturit nel 1969 fu assunto presso l'ufficio postale di
Julius Framlev All, oggi chiamato solo Framlev Postkontor,
dove suo padre era direttore. Nella primavera del 1972 i genitori
e la sorella minore, che costituivano tutta la sua famiglia,
morirono in un incidente aereo dalle parti di Maiorca. Lui
eredit cos la villa dove era vissuto fino all'ultimo dei suoi
giorni. Conduceva un'esistenza che si poteva definire pi che
tranquilla. Non aveva amici, questo era evidente, e nemmeno
i colleghi dell'ufficio postale lo conoscevano tanto bene.
Konrad Simonsen sguinzagli gli agenti a caccia di informazioni
dai vicini e presso i negozi della zona, il che port
ancora qualche altro risultato, sia pure non della massima
rilevanza. Ogni sabato Jorgen Kramer Nielsen mangiava
fuori, sempre nello stesso ristorante e ordinando sempre lo
stesso piatto: filetto in salsa bernese con patate fritte, il pi
caro del men con le sue centotrentacinque corone. Nel sentirlo
Konrad Simonsen sospir, ma non prese neppure nota
dell'informazione. Il postino era poi un assiduo frequentatore
della biblioteca locale, dove prendeva in prestito libri che
trattavano sempre degli stessi argomenti. Matematica e resoconti
di viaggi - ma solo provenienti da Norvegia, Svezia e
Finlandia - e biografie di uomini di scienza. La Contessa,
che aveva visitato la biblioteca, aggiunse: Si registrava con il
nome 99.4-Nielsen.
Perch?
99.4  il codice di classificazione che la biblioteca usa
per le biografie. Nelle intenzioni doveva essere una battuta.
Che ridere! C' altro?
Non c'era.
Poi fu la volta della situazione economica dell'uomo e
qui Pauline diede il suo contributo. Niente di fondamentale,
per la verit. Jorgen Kramer Nielsen utilizzava il bancomat
e pagava le sue spese in contanti tramite una carta prepagata.
Konrad Simonsen era deluso. Tutto qui?
Pauline sfogli con foga gli appunti che si era portata
dietro. Quando si  convertito alla religione cattolica, ha
stipulato un contratto con cui si impegnava a pagare il due
per cento delle sue entrate. E una prassi comune e fra l'altro
la somma  deducibile dalle tasse. Anche se non si tratta di
una vera e propria imposizione fiscale, visto che in Danimarca
le comunit religiose, com' noto, non sono tutte sullo stesso
livello.
Quando si  convertito?
Non ne ho idea.
E per quanto riguarda il testamento? Sei riuscita a scoprire
qualcosa?
S. Il nostro postino lo aveva redatto gi nel lontano
1989, disponendo che il resto dei proventi della vendita della
villa, ovvero qualcosa come un milione e mezzo di corone,
venisse donato a una organizzazione umanitaria inglese, Missing Children.
La sede centrale si trova a Londra, con filiali
nelle principali citt britanniche. Pu visitare il loro sito
in rete. Per l'arredamento, invece, non c' nessun beneficiario,
perci viene ceduto allo stato.
Come gli  venuta in mente l'organizzazione Missing
Children?
Non si sa. L'avvocato che a suo tempo si era occupato
delle formalit relative al testamento non ricorda il caso. In
effetti sarebbe strano il contrario.
Il commissario le assegn un nuovo compito. Vuoi provare
a scoprire qualcosa sulle sue vacanze? Che diamine,
quest'uomo deve pur aver fatto qualcosa oltre a lavorare e
starsene a casa per conto suo. E poi le ragazze, controlla se
ce ne sia stata pi di una. Donne e soffitta sono gli unici elementi
a rendere il suo carattere un po' pi sfaccettato.
Un po' pi disgustoso, se vuole sapere la mia opinione.
Il che pu essere la ragione per cui  stato ucciso.
Pauline se ne and. Konrad Simonsen le avrebbe fatto
volentieri qualche altra domanda.
L'estate imperversava, il caldo non concedeva tregua.
L'alta pressione si era impadronita del paese e a sentire i
meteorologi non lo avrebbe mollato neppure nei prossimi
giorni.
Konrad Simonsen boccheggiava nel soggiorno della Contessa.
Erano le otto di sera passate, eppure faceva caldo come
se fosse giorno. Si era liberato della giacca e della cravatta
e aveva infilato la canottiera e un paio di pantaloncini leggeri
di cotone. Inoltre l'aria condizionata andava a tutta birra.
Ciononostante, sudava. Guard l'orologio antico sulla
parete di fondo della stanza, il cui incessante tic tac lo aveva
fatto diventare pazzo durante le prime due settimane di soggiorno
in quella casa. Ora ci aveva fatto l'abitudine e neppure
lo sentiva pi. Per un breve istante valut l'ipotesi di schiacciare
un pisolino sul divano, ma era gi tardi e rischiava di
non riuscire a chiudere occhio la notte. Prefer lanciarsi su
un sudoku che trov sul quotidiano, ma quando il gioco si
fece difficile sprofond nei propri pensieri.
Simonsen si sentiva a casa nella villa della Contessa, non
poteva negarlo. Ormai erano passate parecchie settimane
dall'ultima volta che era stato nel suo appartamento di Valby,
se si escludevano i due giorni alla settimana in cui andava a
ritirare la posta, per filarsela subito dopo. Se fosse un fatto
positivo o negativo, non riusciva a capirlo. Sia lui sia la Contessa
evitavano la spinosa questione di una sistemazione pi
definitiva, che includesse, per esempio, il suo cambio di indirizzo
postale. La settimana prima aveva ricevuto le chiavi. In
precedenza aveva usato quelle della porta di servizio, appese
nel nascondiglio segreto nel capanno. Una gran seccatura.
Doveva andare pi volte avanti e indietro, prima che lui entrasse
in casa e le chiavi tornassero al loro posto. La Contessa
gliele aveva consegnate una mattina prima di recarsi in Questura,
en passant, limitandosi a notare che cos sarebbe stato
pi pratico - neanche fosse un artigiano che doveva eseguire
dei lavori - e poi non ne avevano parlato pi. Lei gli aveva
comunicato anche il codice della sua banca on line, in modo
da non dover essere l'unica a pagare i conti. Perch cos sarebbe
stato pi pratico, ovvio.
Simonsen guard la stanza senza vederla. Quand' che
due persone vivevano insieme, alla fine? Quando avevano lo
stesso indirizzo postale? Quando dormivano nello stesso letto?
Quando condividevano le spese? Oppure quando, come
nel loro caso... abitavano insieme e basta?
La Contessa era in ritardo. L'orologio batteva quasi le nove
quando finalmente rincas. Lui cerc di scacciare l'irritazione
che gli era montata dentro, non voleva essere irragionevole.
Nessuno meglio di lui sapeva che gli appuntamenti
privati spesso slittavano a causa del lavoro.
Ciao Konrad, scusa il ritardo. L'incontro  andato per le
lunghe.
Certo, per potevi fare una telefonata.
Si baciarono. Con una punta di formalit in pi rispetto
al solito.
Hai ragione, ti chiedo ancora scusa. Hai preparato la
cena?
Torta salata di porri, ora torta gelata di porri.
Una torta di porri gelata  proprio quello che mi ci vuole.
Era difficile rimanere arrabbiati con lei, e Konrad Simonsen
era felice di vederla, nonostante la preparazione della
quiche gli fosse costata pi di due ore in cucina. Era stata
un'impresa interpretare il libro di ricette, tanto che un paio
di volte aveva telefonato alla figlia, che fra l'altro non era
stata di grande aiuto. Ma lui non conosceva nessun altro a
cui chiedere consiglio.
Mangiarono, e la torta di porri fu apprezzata e lodata come
meritava. Nel corso della cena il commissario le raccont
con orgoglio del giro di jogging che aveva fatto quel giorno.
Ho corso per oltre cento metri, ne sono sicuro. Quasi
duecento, anzi.
Splendido, diventerai presto un vero atleta. E con il caso
del postino com' andata?
Simonsen aveva sperato in una domanda del genere, ma
poi si era reso conto che non voleva essere lui a tirare in ballo il caso a cui stava lavorando. Era uno degli svantaggi
dell'aver perso il suo status di capo: la Contessa e Arne Pedersen
naturalmente non si riunivano per discutere delle sue
indagini. Avevano altre e pi importanti cose da fare, perci
se lui voleva la loro collaborazione, doveva sempre chiederla
di persona. Era raro che prendessero loro l'iniziativa. Spesso
Pauline Berg era l'unica collaboratrice con cui poteva parlare,
ma oggi non c'era: era andata dallo psichiatra.
Sono stato di nuovo all'ufficio postale, ma la musica 
sempre la stessa. Jorgen Kramer Nielsen, come ben sai, conduceva
una vita tranquilla e oltremodo regolare. Quando, in
occasione del funerale di Kasper Planck, sentii il pastore ridurre
la sua vita a un racconto di un paio di minuti, mi sembr
una cosa tristissima.
Kasper Planck era stato un amico di Konrad Simonsen,
nonch l'ex capo della Sezione Omicidi. Il commissario
prosegu: Una vita lunga e briosa racchiusa nella fredda
esposizione di un estraneo, che per caso era un prete - un
fatto quasi offensivo. Ma per quanto riguarda il nostro postino,
credo che sarebbe stato difficile riempire persino due
minuti.
Racconta.
Davvero ti va di ascoltarmi? Non preferiresti startene
un po' in santa pace?
Io sono in santa pace e ti ascolto volentieri.
La amava. Il taccuino lo aveva infilato nella tasca posteriore
dei pantaloni, nel caso ne avesse avuto bisogno. Lo prese
e inizi a sfogliarlo. Ho parlato con una ventina di suoi
ex colleghi e sono tutti d'accordo nel definirlo come segue:
poco socievole; affidabile ma noioso; non usciva mai in compagnia;
molto chiuso, non aveva amici in ufficio-, mai ammalato,
ma neanche felice-, tranquillo, gentile e indifferente-, parlava
raramente di s; subito a casa dopo il lavoro, cascasse il mondo;
non aveva opinioni su niente. Ha lavorato in quell'ufficio per
quasi quarant'anni, ma avrebbe potuto benissimo non esserci
mai stato.
Altre amicizie? Che so, associazioni, club, hobby e via
dicendo?
Non ci sono ancora arrivato. So solo che uno dei suoi
hobby era la matematica. Ricordati che sul mio posto di lavoro
c'erano persone, spinte dalle migliori intenzioni - per
carit - ma anche esageratamente scrupolose, che si preoccupavano
di riportarmi a casa quattro ore dopo il mio arrivo
in Questura, neanche un minuto di pi. Quasi quasi ci sarebbe
voluto qualcuno con un cronometro.
Lei sorrise senza commentare, lui continu: Domani ho
un colloquio con un postino in pensione. Degli attuali impiegati
non ce n' neanche uno che abbia lavorato nell'ufficio
postale a lungo come Jorgen Kramer Nielsen. E poi luned, e
forse anche marted, mi metter a esaminare le sue cose, hai
visto mai che salti fuori qualche novit. Avr pur fatto qualcosa,
della sua vita. E infine Arne ha promesso di aiutarmi,
anche se non capisco come faccia ad avere tempo, indaffarati
come siete.
Sprizzava sarcasmo da tutti i pori, ma lei fece finta di
niente. Parte del lavoro di Arne consiste nell'interessarsi
della tua indagine. Comunque sono d'accordo con te, il postino
deve aver fatto qualcos'altro nel tempo libero, oltre a
starsene a casa. Qualsiasi altra ipotesi sarebbe innaturale.
Intanto non guardava la tv. Non abbiamo trovato n un
televisore n un computer, se n' gi accertata Pauline. E
non aveva neanche la macchina.
Forse  un fatto molto positivo che fosse cos anonimo.
Che vuoi dire? Ora come ora non riesco a capacitarmi
del perch qualcuno avrebbe dovuto far fuori un tipo del
genere.
Magari perch a nessuno importava che fosse vivo o
morto.
Non sul piano etico o giuridico,  ovvio, ma su quello
pratico, ecco cosa intendo. In ogni caso ammetto che mi
mancano ancora un bel po' di informazioni prima di avere
un quadro completo della sua vita. Ma perch dici che  un
fatto positivo che fosse cos anonimo? Per non dire insignificante.
Perch cos gli eventuali elementi atipici risalteranno di
pi."
 giusto, hai ragione. Come le ragazze e la soffitta, per
esempio.
No, pensavo pi che altro all'incidente aereo. Perdere
tutta la famiglia a vent'anni pu aver benissimo influenzato il
resto della sua vita. Soprattutto se era gi, per cos dire,
predisposto. Nel 1972 non esistevano figure come gli psicologi
della crisi, perci sar stato costretto ad affrontare il lutto da
solo.
E anche per questo motivo che voglio parlare con qualcuno
che lo conosceva da allora, ma poi c' anche un altro
elemento che lo caratterizza, ovvero il fatto che fosse cattolico.
Non ce ne sono molti qui da noi.
Hai parlato con il prete?
No, non ancora. Per Nielsen sovvenzionava la sua parrocchia
ed  stato sepolto nel cimitero di Sankt Nikolaj Kirke.
Credi che la storia abbia qualcosa a che fare con l'inquilino
del piano di sotto? Jorgen Kramer Nielsen deve avergli
venduto la casa a un certo punto. Hai controllato questo
dato?
Konrad Simonsen scosse la testa con rincrescimento.
Come ho gi detto, il mio raggio d'azione  molto limitato,
in quattro ore di lavoro al giorno.
Chiedi ad Arne di metterti a disposizione nuove risorse.
Voglio dire, ormai questo  un caso di omicidio a tutti gli
effetti.
Era gi successo, ma le utilizzava solo quando non c'erano
altre possibilit. Da un lato era positivo avere qualche
asso nella manica sotto forma di agenti disponibili - era per
questo che ne aveva fatto richiesta ad Arne; dall'altro se la
passava benissimo con la sua indagine modesta, che interferiva
ben poco con le attivit globali della Sezione Omicidi. E
cos doveva continuare a essere, non c'era motivo di coinvolgere
altre persone, a meno che non fosse assolutamente indispensabile.
Aveva stilato il suo personale ordine del giorno:
prima il colloquio con i colleghi del postino, poi l'esame dei
suoi oggetti e infine il prete. Dopo aver risolto queste priorit,
avrebbe potuto inglobare nell'indagine altre risorse. Non
voleva escluderlo. Ho gi Pauline.
Ah gi,  vero.
La voce della Contessa suon stridula, quasi gelosa. Di
tanto in tanto si mostrava un po' possessiva, una caratteristica
che Simonsen non aveva mai riscontrato in lei, prima di
trasferirsi a casa sua. Ora sapeva che la Contessa teneva sotto
controllo l'ex marito e la sua nuova famiglia, non da sola, ma
con l'aiuto di un detective privato. A volte di nascosto, altre
alla luce del sole, in luoghi pubblici. Lo aveva scoperto per
caso, per non ne aveva parlato con lei. In fondo era una
faccenda che non lo riguardava.
La Contessa si era spostata in cucina per accendere il bollitore
e mettere a scaldare l'acqua per il t. Quando torn, la
sua voce aveva ripreso un tono normale. La verit  che
questo piccolo caso a cui nessuno sembra interessarsi comincia
a piacerti, non  cos?
Di sicuro mi ha incuriosito. Dimmi un po', hai mai fumato
hashish?
Gli piaceva da matti quando riusciva a sorprenderla. Non
succedeva tanto spesso. Se ho mai fumato hashish dici?
Perch me lo chiedi ora?
Perch ti si stavano abbassando le palpebre, cos ho
pensato che una domanda del genere ti avrebbe rianimata un
po'. Di solito sono io quello che si addormenta. E poi perch
volevo saperlo sul serio.
Sai com', io non mi faccio un pisolino post pranzo di
due ore tutti i giorni. 
No,  vero, sono io quello fortunato. Allora, l'hashish?
Ho provato a fumarlo. Molti anni fa.
Com' stato?
Divertente all'inizio, indifferente le ultime volte. Vuoi
essere cos gentile da spiegarmi perch lo vuoi sapere?
Vorrei provare.
Il messaggio faceva fatica ad arrivare. La Contessa ripet:
Provare cosa?.
A fumare hashish, cavolo! A farmi una canna, un joint,
un chillum, o come diavolo si dice ora.
La Contessa si alz, si appoggi le mani sui fianchi e
stronc la proposta senza piet. Konrad Simonsen, attacc,
tu non devi fumare niente per nessuna ragione, che si
tratti di tabacco, hashish, foglie di betulla o qualsiasi altra
cosa. Puoi bere una tazza di t, ecco, questo s.
Lui non ci aveva pensato. La blocc mentre si dirigeva in
cucina. Ma Contessa, non c' bisogno di fumare. Si pu
assumere hashish in altri modi, a quanto ne so. Era solo per
provarlo.
La donna si lasci rabbonire un po'. E come te lo procureresti,
sentiamo? Vuoi farti un giro alla Narcotici e chiedere
se hanno un tocco che gli avanza? Giusto per uso personale.
Speravo che tu sapessi come si fanno queste cose.
Ho l'aspetto di una spacciatrice di hashish? Era questo
l'elegante sottinteso?
Perch no, pu essere benissimo. Ti tengo d'occhio da
un pezzo.
Lei si ferm a osservarlo. Fai sul serio?
Assolutamente. Voglio provare, una sola volta.
Va bene, va bene. Intanto cominciamo con il t, poi vedremo
cosa ci riserva il futuro.
Lui la segu e si rese utile portando le tazze, senza fare
altre domande.
Il giorno successivo Konrad Simonsen ebbe conferma
dell'ipotesi della Contessa, secondo cui nella vita di Jorgen
Kramer Nielsen si era aperta una crepa con la morte dei genitori
e della sorella minore. Era venuto a saperlo dall'ex collega
del postino, ora ospite in una casa di riposo alla periferia
di Koge.
Quando Konrad Simonsen and a trovarlo si present,
espose le ragioni della sua visita e gli spieg che aveva rintracciato
il suo nominativo negli atti del personale dimenticati
nell'ufficio postale. Il vecchio lo guard contrariato,
Konrad Simonsen rispose con un sorriso aperto, pensando
che quel colloquio sarebbe stato un calvario. L'uomo puzzava
di acido, e a tal punto da essere insopportabile. Per fortuna
la sua memoria non sbagliava un colpo. Jorgen era un
ragazzo sveglio e vivace, quando incominci a lavorare. 
stato all'inizio degli anni settanta. All'epoca suo padre era
direttore delle poste.
Non era l'estate del 1969?
In effetti s, pu essere.
Come mai  diventato postino? Visto che aveva studiato
verrebbe da pensare a possibilit di impiego pi interessanti.
In realt non aveva intenzione di restare a lungo nell'ufficio
postale. Metteva da parte il denaro per fare il giro del
mondo, me lo ricordo bene, cos come ricordo che suo padre
non era molto di quell'idea. Avrebbe preferito che il figlio
proseguisse subito gli studi, all'universit o roba del genere.
Ma Jorgen era partito per la tangente e per anni non parl
d'altro che del suo mitico viaggio e di tutte le mete esotiche
che avrebbe visitato. La maggior parte di noi era stufa di
starlo a sentire. Forse eravamo anche un po' invidiosi, non
avevamo certo le sue possibilit. Il nostro stipendio se ne
andava per pagare l'affitto e mantenere la famiglia, mentre
lui era felicemente libero da impegni del genere.
Poi arriv l'incidente aereo.
S, e a quel punto la cuccagna fin.
Sembra quasi che la cosa le faccia piacere. Ce l'aveva
con lui?
Il vecchio scosse la testa, mentre gli occhi gli si riempivano
di lacrime. Konrad Simonsen ebbe la tentazione di porgergli
un fazzoletto, oltre che di allontanare la sedia di un bel
pezzo. Ma non fece n l'una n l'altra cosa. Il vecchio disse
indispettito: Sono fatti miei, non la riguardano.
Per carit, si calmi. Come reag Jorgen dopo l'incidente?
Divent il contrario di quel che era prima. Era a pezzi,
e non torn mai pi lo stesso.
Pu essere pi preciso?
Dal momento in cui ebbe la notizia, se ne andava in giro
come un fantasma. Era come se non sapesse pi come vivere,
senza avere per la forza di farla finita.
L'uomo si un poi al coro dei testimoni che raccontavano
della mancanza di vita sociale della vittima. Rifer una serie
di episodi, di un paio dei quali Konrad Simonsen aveva gi
sentito parlare. Altri erano nuovi, ma privi di interesse, in
quanto non facevano che confermare ci che gi sapeva.
Se ne and dopo aver fatto ancora qualche domanda e fu
ben felice di uscire all'aria aperta, nonostante il caldo opprimente.
Tutto sommato aveva ottenuto le informazioni che
cercava. Del vecchio non gli importava un granch, un sentimento
che in tutta evidenza era reciproco. La conversazione
era per valsa la pena. La vita di Jorgen Kramer Nielsen assumeva
contorni sempre pi precisi.
Dopo la visita alla casa di riposo Konrad Simonsen torn
in Questura, nonostante mancasse appena un'ora alla fine
della sua giornata di lavoro. L trov Pauline Berg nella stanza
annessa al suo ufficio, dove era stravaccata sul divano con
un giornale in mano. Era diventato sempre pi frequente
trovarla su quel sof invece che in ufficio. E questo persino
quando il commissario era assente, cosa che sembrava dare
fastidio a tutti gli altri tranne che a lui. Erano circolati commenti
durante la pausa pranzo in mensa e in altre circostanze.
Avrebbe dovuto procurarsi un lucchetto con una chiave
speciale, in modo che l'accesso alla stanza extra fosse vietato
a chiunque. Nessuno lo diceva direttamente, ma quel chiunque
era Pauline Berg. Fino a quel momento Simonsen aveva
ignorato i buoni consigli. Diamine, era il suo ufficio, e lui era
pi che in grado di decidere se volesse compagnia o meno. O
di impedire ad altri di entrare quando lui non c'era. Non
aveva bisogno che i colleghi lo facessero al posto suo. Infil
la testa nella stanza e la salut, poi si sedette alla scrivania e
accese il computer. Lei lo raggiunse, ma il commissario non
le diede corda.
Ho scoperto qualcosa sulle sue vacanze, disse Pauline.
Sulle vacanze di Jorgen Kramer Nielsen?
E di chi se no? In pratica, non prendeva voli charter, o
di quel genere, questo  sicuro quasi al cento per cento, per
ho avuto una fortuna sfacciata alle Ferrovie di Stato. L'impiegata
delle Ferrovie, che fra l'altro non si chiama pi cos
ma assistente alla biglietteria... insomma, l'impiegata della
stazione di Hvidovre lo ha riconosciuto, quando le ho mostrato
la foto. Il postino prendeva ogni anno un biglietto di
andata e ritorno per Esbjerg. E sempre nelle stesse date, ovvero:
partenza dalla stazione di Copenaghen il 19 giugno e
ritorno da quella di Esbjerg due giorni dopo.
Aveva qualcosa a che fare con le ferrovie?
No, non che io sappia. Ho fatto un tentativo quasi per
disperazione. Ho pensato che se non prendeva l'aereo, probabilmente
viaggiava in treno. Come ho detto, sono stata
solo fortunata.
Perch l'assistente alla biglietteria lo conosceva?
Solo di vista.
Era un cliente fisso?
S, ma solo quell'unica volta all'anno, a quanto ne sapeva.
Ho incontrato molti buoni testimoni, ma senza dubbio
questa li batte tutti. Come diavolo fa a ricordarsi di un cliente
che vede una volta all'anno?
Appunto. Il fatto per  che se lo ricorda perch Nielsen
non voleva avanzare nella fila, o meglio,  stato proprio
questo comportamento a far s che lo notasse, la prima volta.
Il postino aveva preferito starsene tutto il tempo in fondo
alla coda, una cosa mai vista. Anni dopo, la stessa impiegata
aveva visto l'insolita scena ripetersi alla biglietteria. Ritiene
che possa essere stato nelle estati del 1996 e 1997. Da allora
lo aveva servito numerose altre volte, ma non tutti gli anni,
solo quando i suoi turni di lavoro coincidevano con i viaggi
del postino. A quel punto ho fatto un controllo incrociato
all'ufficio postale e il direttore ha completato il quadro. Jorgen
Kramer Nielsen era molto flessibile per ci che riguardava
periodi di ferie e giorni lavorativi, ma pretendeva a ogni
costo di andare in vacanza in una ben precisa settimana di
giugno, proprio quella che comprendeva i giorni dal 19 al
21. E naturalmente la sua richiesta veniva sempre accolta.
Perch non voleva mettersi in coda?
Mistero, forse per una forma di timidezza, ma l'impiegata
pensa - e sottolineo pensa - che lui non volesse condividere
la sua prenotazione con altra gente.
Che cosa doveva fare a Esbjerg, lo sai?
Pauline neg scuotendo la testa. Il commissario si ricord
di lodarla, ma i suoi complimenti le scivolarono addosso.
Reagiva sempre in modo diverso quando qualcuno si congratulava
con lei. Certe volte ne era felice, o addirittura molto
felice, altre si mostrava del tutto indifferente. Stavolta la
reazione era stata del secondo tipo. Ha provveduto a spedire
una nota di ammonizione a quell'oca? gli domand.
L'oca era la poliziotta che si era appropriata del cellulare
di Jorgen Kramer Nielsen, in buona fede ovviamente, non
certo per rubarlo. Lungo il percorso che portava al cadavere
del postino si era trovata dietro ad Hans Ulrik Gormsen, e
aveva notato come questi, senza accorgersene, avesse quasi
calpestato il telefonino. Lei lo aveva preso e se lo era rigirato
a lungo tra le mani, mentre il suo collega scattava foto al
cadavere, parlava di evidente omicidio e litigava con il prete.
In un momento di distrazione, la poliziotta si era infilata il
cellulare in tasca per dimenticarsene, travolta dagli eventi,
fino al giorno dopo, quando lo ritrov alla stazione di polizia
di Glostrup. A quel punto lo aveva riposto nella busta di
plastica destinata a contenere le prove, ma, invece di fare
rapporto sull'accaduto, aveva descritto la sua gaffe in poche
parole e subito dopo messo la busta nel cassetto della sua
scrivania. In seguito aveva spiegato la faccenda al suo diretto
superiore in una mail, chiedendogli come si sarebbe dovuta
comportare e cosa avrebbe dovuto fare con il cellulare.
Non aveva mai ricevuto risposta e il telefonino di Jorgen
Kramer Nielsen era rimasto dove stava. Mesi dopo, quando
la poliziotta fu chiamata a rapporto da Konrad Simonsen,
quella distrazione si era tramutata in una vera e propria rogna
per lei, che cos aveva cercato di insabbiare la faccenda.
Lo stesso era accaduto durante gli interrogatori di Pauline
Berg, nel corso dei quali aveva mentito senza pudore, terrorizzata
da ci che sarebbe successo se la verit fosse saltata
fuori. Ma i sospetti contro di lei avevano cominciato a farsi
strada. Era irrequieta e irritabile per la sua situazione, ma al
tempo stesso non voleva trattenere del materiale probatorio
in un caso di omicidio. Alla fine fu il marito a cavarle di
bocca la verit e a contattare Pauline Berg dopo una discussione
infinita. E fu sempre lui a recarsi in Questura per consegnare
il cellulare.
Pauline Berg agit arrabbiata un dito davanti alla faccia
di Konrad Simonsen. Ho perso una marea di tempo per
colpa di quell'idiota.
Il commissario le diede ragione, ma in un tono conciliante
che sperava potesse placare anche la sua sottoposta. Con
sua enorme sorpresa, la cosa funzion. Lo so benissimo che
dovrei darmi una calmata, disse Pauline, ma...
All'improvviso gli occhi le si velarono di lacrime e lui la
vide stringere i denti per non scoppiare in un pianto dirotto.
Alla fine riusc a controllarsi e a tornare padrona di s. Vada
pure avanti, disse con voce priva di espressione, sto bene.
Dove lo ha trovato, il cellulare? Lo sappiamo?
Sul pianerottolo dove  stato rinvenuto il cadavere, proprio
a filo con la parete a destra. Era per terra, capovolto, e
come lei sa ha pi o meno lo stesso colore del tappeto.
E ne sei assolutamente sicura?
No, per me lo ha detto l'agente. L'uomo voglio dire,
non l'idiota.
Konrad Simonsen riflett per alcuni secondi, poi le ordin:
Chiama la tua amica oca e vai a Hvidovre con lei. Fatti
indicare il punto preciso in cui ha trovato il cellulare, poi
alla prima occasione far due chiacchiere su di lei con il suo
capo.
L'atteggiamento di Pauline non lasciava dubbi su quanto
credesse a quella promessa.
Intanto si era gi a met settembre, un periodo che di solito
portava con s promesse di vento e pioggia, che per non
erano state mantenute. Il caldo non mollava la presa e il mondo
era tutto un subbuglio di grandi accadimenti. Il mercato
monetario internazionale era crollato e parole fino ad allora
sconosciute si erano insinuate nel linguaggio quotidiano: mutui
sub-prime, prestiti obbligazionari garantiti, hedge funds.
Niente di cui avrebbe dovuto occuparsi la gente normale, che
invece ora era costretta a farlo perch era esplosa la crisi della
finanza. Le banche venivano messe in salvo, e il welfare sotto
pressione. D'altronde non ci si poteva permettere tutto.
In una mattina insopportabilmente afosa, al puzzle di
Jorgen Kramer Nielsen si erano aggiunti nuovi tasselli grazie
a un sopralluogo nel deposito della Express Flyt di Hvidovre.
Non erano molti per, e di quei pochi nessuno fece
emergere l'ombra di un autore del crimine.
Konrad Simonsen e Arne Pedersen lavoravano insieme.
Il capo facente funzione assisteva quello effettivo. Ma sebbene
il caso fosse stato formalmente classificato come indagine
per omicidio, Konrad Simonsen aveva la sensazione che Arne
Pedersen lo avesse accompagnato a Hvidovre per scoprire
come stava, oltre che per aiutarlo nell'ispezione del deposito.
Tuttavia non fece mai domande a riguardo, per non mettere
entrambi in imbarazzo. Inoltre era comunque positivo
essere in due a esaminare i mobili di Jorgen Kramer Nielsen.
Si trattava di un lavoro noioso ed era perci facile lasciarsi
sfuggire un dettaglio, con la testa bollente e il sudore che
colava da tutte le parti nel deposito infuocato e privo di ventilazione.
Soprattutto se non si sapeva bene che cosa si stesse
cercando.
La ditta di traslochi aveva gentilmente messo a loro disposizione,
per lavorare, un robusto piano di legno delle dimensioni
di un tavolo da ping-pong poggiato su un solido
cavalletto. Si misero subito all'opera. Di tanto in tanto il proprietario
arrivava con t, caff o una bibita fresca. Il secondo
giorno, un gioved ancora pi rovente della mattina precedente,
il proprietario del deposito aveva fornito loro persino
una prolunga e un ventilatore da tavolo, che girava lentamente
da una parte all'altra attutendo il disagio del caldo.
Arne Pedersen teneva una macchina fotografica in mano.
Leica M4, state of art della fine degli anni sessanta. Dev'essere
costata un patrimonio all'epoca, e non mi meraviglierei se
fosse cos anche oggi. Si tratta di un'autentica rarit e poi dai
un'occhiata al resto dell'attrezzatura...
Konrad Simonsen alz lo sguardo dalle carte che stava
per esaminare, senza capire granch. Cos' che devo vedere?
La mia competenza in fatto di apparecchi fotografici 
molto limitata.
Questo  uno strumento per ingrandire le immagini. Se
non mi sbaglio, dello stesso periodo della macchina fotografica.
E poi ci sono lenti telescopiche, treppiedi, proiettori,
nonch vaschette, orologi a uovo, pinze, liquidi per fissaggio,
bocche di lupo, carta fotografica, in definitiva tutto il materiale
che si utilizza per una camera oscura. Sviluppava le sue
foto alla vecchia maniera. Oggigiorno  tutto digitalizzato e
computerizzato. 
Lo immaginavo, solo che non ho trovato nessuna fotografia,
a parte quelle della soffitta, si capisce. E neppure negativi,
ma prima o poi salteranno fuori.
Sicuro, in fondo ci mancano circa un milione di scatole
da esaminare. 
Non me ne parlare.
Dopo un po' Arne Pedersen riprese l'argomento. Una
camera oscura richiede acqua corrente e quindi un deflusso.
Non sar cos difficile scoprire se ne avesse una. Gli operai
che hanno sgomberato il suo appartamento dovrebbero saperlo,
e di sicuro lo sanno al negozio di articoli fotografici
locale.
Lui aveva una camera oscura, se n'era accorta gi Pauline.
Sono foto e negativi che non abbiamo ancora trovato.
Arne Pedersen cap al volo l'antifona, perci disse: Posso
assegnarti due uomini in pianta stabile, non c' problema.
Del resto nessuno ha mai pensato che dovessi sbrigartela da
solo.
Konrad Simonsen ebbe l'impressione di sentir riecheggiare
le parole della Contessa, che si ostinava a offrirgli pi personale
anche se lui al momento non ne sentiva la necessit.
Cos rispose ad Arne nello stesso modo: Ho gi Pauline.
Nel pronunciare il nome della giovane collaboratrice,
sbirci in direzione di Arne, notandone l'espressione irritata.
Non che fosse una sorpresa: era chiaro come il sole che il
rapporto di lavoro fra quei due non era il massimo, al momento.
Il che era di certo dovuto al comportamento spesso
provocatorio di Pauline. Eppure c'era dell'altro che covava
sotto la superficie e non era sicuro che Arne se ne rendesse
conto. Parecchie volte aveva visto la giovane collega uscire
dal bagno o dalla sala tv con gli occhi rossi di pianto, e almeno
in un'occasione andarsene di punto in bianco a casa in
taxi. Forse dopo un attacco di panico e l'assunzione di una
delle sue pillole nere. Arne Pedersen domand con cautela:
Come vanno le cose con lei? Com' la vostra collaborazione
e tutto il resto?.
Eccellente.
Il rifiuto a proseguire era chiaro, ciononostante Arne non
si diede per vinto: Il suo comportamento  insopportabile e
non fa che peggiorare.
Non con me.
Konrad Simonsen continu a lavorare con stoica perseveranza.
Lo sapevi che, quando di notte ha paura di restare da
sola, becca un uomo a caso in qualche bar d'albergo o pub?
No, non lo sapevo, e avrei preferito continuare a non
saperlo.
Aveva alzato la voce e contemporaneamente fissato lo
sguardo sul suo sottoposto.
La pausa che segu si fece lunga e Arne Pedersen stava sulle
spine. Alla fine riport in fretta e furia la conversazione sul
lavoro, indicando la pila di carte di Konrad Simonsen.
Dimmi una cosa, il postino ce l'aveva il passaporto o la
patente? O un altro documento d'identit?
Niente, n passaporto n patente. E, a meno che non troviamo
qualcosa ora, nemmeno la carta d'identit.
Quest'uomo comincia a darmi fastidio. Come si pu vivere
una vita in solitudine come la sua?  quasi un peccato.
Forse l'apparenza inganna. Chi lo sa, forse il suo mondo
ci apparir in tutto il suo splendore in uno di questi cartoni.
Ho sempre invidiato il tuo ottimismo, Simon. Ma ora
comincio a dubitarne. 
Sta' un po' zitto...
Konrad Simonsen si era imbattuto in un pensiero fugace,
una cosa importante che non riusciva a fissare. Aveva la netta
sensazione di aver colto un nesso, un collegamento, ma non
riusciva a darvi una forma concreta. Prov invano a riavvolgere
il nastro. Puoi ripetere quello che hai detto prima?
Ho sempre invidiato il tuo ottimismo. E questo?
Il commissario si concentr, ma ormai il tempo era scaduto.
Lasci perdere, nella speranza che quell'intuizione sarebbe
riemersa pi tardi. Succedeva spesso, se smetteva di sforzarsi.
Era un'idea improvvisa, ma si  dileguata. Tornando a noi, io
credo che l'incidente aereo gli abbia provocato uno choc.
Quale incidente aereo?
Konrad Simonsen pens che davvero non si poteva dire
che Arne Pedersen avesse letto con cura i rapporti ricevuti
sul caso. Tenne tuttavia a bada l'irritazione e con santa pazienza
gli spieg tutto.
Dopo trenta cartoni e tre ore abbondanti di lavoro, i due
uomini avevano quasi finito. Il bottino di tutta quella fatica
non fu un granch. L'esame minuzioso degli oggetti appartenuti
al postino e soprattutto della montagna di documenti,
che in gran parte riguardavano la sua passione per la matematica,
non aveva rivelato niente di sconvolgente. Gli elementi
pi determinanti erano stati quelli che non avevano
trovato, ovvero le fotografie e i negativi.
Konrad Simonsen cerc di convincersi che non aveva sudato
invano. Molte delle informazioni di piccolo calibro sul
postino erano arrivate solo da un giorno, e poteva darsi che
inserite in un contesto pi ampio si sarebbero rivelate pi
decisive. Se non altro lo sperava.
Fra i due uomini intanto si era ristabilita la consueta buona
atmosfera, e nessuno dei due fece pi cenno allo spiacevole
intermezzo su Pauline Berg. E allo stesso modo pass
sotto silenzio il fatto che il commissario aveva superato di un
bel po' la quota giornaliera di quattro ore lavorative. Nessuno
dei due moriva dalla voglia di affrontare quei cartoni anche
il giorno dopo.
Konrad Simonsen si diede da fare con il penultimo scatolone.
Era zeppo di libri, molti pi di quanti potessero sopportare le spalle degli addetti ai traslochi, ma la colpa era di
questi ultimi: erano stati loro a imballarlo. Il commissario
pos a fatica il cartone sul tavolo, lo apr e si irrigid. Per la
miseria, che idioti siamo stati.
Arne Pedersen sollev lo sguardo. In che senso?
Ma certo, che cosa c' di solito all'interno delle macchine
fotografiche?
Tirarono fuori la Leica e constatarono che erano state
scattate quattro foto. Konrad Simonsen grugn: Se la Scientifica
ci mette due settimane a svilupparle, giuro che andr
da quel Mago delle Foto.
Arne Pedersen promise di vedere che cosa poteva fare.
Il commissario Konrad Simonsen ricevette il battesimo
dell'hashish un gioved pomeriggio qualsiasi sui prati di
Sollerod, e non fu esattamente un successo. Si era aspettato
qualcosa di pi e rimase molto deluso. I tre dolcetti all'hashish
della Contessa, di cui si era rifiutata con ostinazione di rivelare
la provenienza, avevano un sapore insignificante e l'effetto
che avrebbero dovuto provocare si fece attendere parecchio.
La Contessa dal canto suo non volle partecipare al
festino, cos Simonsen si era seduto in giardino in attesa dello sballo, con il crescente sospetto che i dolci non avessero
mai visto neppure l'ombra della cannabis e che per di pi
fossero stati sfornati, del tutto legalmente, nella pasticceria
locale. Una teoria sostenuta dall'evidenza che la sua dolce
compagna se li era procurati a tempo di record.
Dopo un po' decise che avrebbe inoltrato un reclamo. Si
sarebbe presentato alla pasticceria protestando perch i loro
dolcetti non contenevano cannabis. Vi abbiamo sgamati, cos
avrebbe detto. Nel bel mezzo del negozio. Nell'immaginarsi
la reazione della commessa della pasticceria gli sfugg una
risatina. O magari si sarebbe dovuto limitare a dire dolcetti,
dolcetti, lasciando alla ragazza il compito di indovinare il resto.
L poi vendevano anche vecchi inserti domenicali: avrebbe
portato un esemplare con s, in modo che lei stessa potesse
vedere quanto fosse datato. A quel punto rise ancora pi
forte, tanto che si asciug le lacrime con il dorso della mano.
Gli altri clienti sarebbero stati dalla sua parte. Giornali vecchi,
che tirchioni. Ho ragione io, non siete d'accordo? Dal
troppo ridere croll sull'erba, poi a poco a poco si calm. Si
sdrai sul prato e alz lo sguardo sull'aiuola della Contessa,
le cui piante, osservate dal basso, sembravano altissime e caratterizzate
da un'artificiale sfumatura giallo-verde. Poi il
prato aveva preso a cullarlo in un piacevole dondolio, e Simonsen
immagin di stare seduto in una canoa che scivolava
pigra lungo un fiume esotico, mentre le fuchsie sullo sfondo
si trasformarono in alberi di mandarino sul prato. E quando
spinse fuori la lingua assapor la brezza leggera che spazzava
una mare di marmellata. Oltre, non and. Aveva sperato di
avvistare una ragazza vagare fra le nuvole con i diamanti,
anzi, si sentiva in diritto di una tale visione. Che per non si
era manifestata. Al suo posto arriv il sonno.
Il tempo cambi, grazie alla bassa pressione in arrivo da
est, e la temperatura a Copenaghen torn a essere sopportabile.
Sugli alberi cominciavano a ingiallire le prime foglie e la
gente aveva tirato fuori dagli armadi le giacche a vento. Alla
Sezione Omicidi Konrad Simonsen venne finalmente a sapere
quale fosse l'oggetto degli scatti di Jorgen Kramer Nielsen.
La pellicola nell'apparecchio fotografico del postino
venne sviluppata, dopodich il commissario e Pauline Berg
mostrarono il risultato ad Arne Pedersen. Questi si prese un
bel po' di tempo per studiare il primo scatto, giusto per far
vedere quanto fosse interessato al caso. La fotografia era bella,
forse un po' troppo, tanto da risultare persino banale. Su
un maestoso paesaggio di cime aguzze e frastagliate incombeva
un sole basso, i cui raggi si riflettevano in un fiordo
plumbeo. Il tempo sembrava congelato per l'eternit. Arne
Pedersen diede una rapida scorsa al resto delle foto, che avevano
lo stesso tema, sia pure con soggetti diversi. Poi guard
con la coda dell'occhio l'angolo in basso a destra del suo
computer e azzard: Queste le ho viste di recente. Sono
quelle del... non sono mica quelle del....
Di uno dei libri illustrati sulle bellezze naturali della
Norvegia che Jorgen Kramer Nielsen aveva preso in prestito,
e che giace ancora nel deposito della Express Flyt.
Le Lofoten per immagini?
Sbagliato. Immagini dalle Lofoten
Stai dicendo che scattava fotografie di fotografie?
Proprio cos, e con grande maestria.
Perch diavolo lo faceva?
Per la sua soffitta, credo.
L'espressione del viso di Arne Pedersen mostrava che
c'era bisogno di un'ulteriore spiegazione. Pauline Berg intervenne
con insolita gentilezza. Le componeva in collage con
le fotografie della ragazza morta che abbiamo trovato nella
soffitta. Da qualche parte ci saranno i negativi, ma per il momento
non li abbiamo trovati.
Konrad Simonsen la guard stupito. Perch dici che 
morta?
Mi sembra evidente. Avete un'altra idea, voi due?
Arne Pedersen non aveva nessuna idea. Konrad Simonsen,
al contrario, si sorprese a pensarla esattamente come lei.

CAPITOLO 4.

Avevano provato a fare l'amore, con cautela e senza troppa
fantasia.
Nessuno dei due aveva voglia di parlarne, dopo: le parole,
infatti, potevano dividere, e inoltre non c'era niente da
aggiungere.
La Contessa si mise a sedere sul letto e spinse un cuscino
dietro la schiena. Istintivamente si copr i seni nudi con il
piumino. Poi si sistem i capelli passandovi le dita pi e pi
volte.
Era domenica, e la mattina stava gi per scivolare nel pomeriggio.
Konrad Simonsen moriva dalla voglia di fumare una sigaretta,
pi di quanto non facesse da tempo. Un giro di jogging
sarebbe stato un valido sostituto, o meglio, un giro di corsa,
come ormai poteva benissimo chiamarlo. In fondo era arrivato
a procedere correndo per un terzo abbondante del suo
percorso. Un'altra alternativa era il sonno, ma non sembrava
praticabile. Si domand se a partire da oggi avrebbe dormito
dove si trovava ora, cio nel letto della Contessa, invece che
nella sua stanza al primo piano. Forse lei se lo aspettava. E
non sarebbe stato facile spiegarle che lui preferiva dormire
da solo. Che potesse essere dello stesso avviso anche lei, a
Simonsen non venne neppure in mente. Spost la mano, fino
ad allora posata sul ginocchio di lei. Era calda e appiccicosa.
Se la asciug con discrezione sul piumino, per evitare che la
Contessa se ne accorgesse. Poi intrecci le mani dietro la
nuca, la guard in faccia e domand: Sei stata mai assegnata
a una manifestazione?.
Vuoi dire una manifestazione violenta? Perch alle altre
sono stata assegnata parecchie volte.
A una violenta, s. Violentissima, di quelle dall'esito imprevedibile
e dove alla fine  tutto un si salvi chi pu.
No, non proprio. Innanzitutto perch quando ero giovane
c'era la tendenza a tenere le poliziotte dietro le quinte,
in queste circostanze, bench non ci fossero disposizioni
esplicite in merito. E poi io non ho vissuto i tempi delle grandi
manifestazioni, quelle che chiamavano a raccolta le masse.
Tu s, invece.
Aveva ragione.
Tra la fine degli anni sessanta e gli inizi dei settanta, quando
lui era un giovane poliziotto, le manifestazioni si susseguivano
senza sosta. O almeno questo era ci che lui ricordava. Si
manifestava per un migliore salario e migliori condizioni di
lavoro, per la parit di diritti delle donne, contro l'energia nucleare
un giorno e contro l'ingresso della Danimarca nell'Unione
Europea il giorno dopo, per spostare il tiro la settimana
successiva sui missili a media gittata. E poi c'erano le
manifestazioni studentesche, rivolte sempre contro qualunque
ministro dell'istruzione in carica, a prescindere da chi fosse,
da cosa facesse, che fosse uomo o donna. Non c'era differenza.
E poi quelle a sostegno di qualsiasi causa: il movimento
antiapartheid in Sudafrica, il popolo palestinese, le genti oppresse
in America Centrale, Christiania e sicuramente molto
altro che aveva dimenticato. A Copenaghen una manifestazione
poteva radunare facilmente cinquantamila persone e oltre,
soprattutto giovani. Era un fenomeno molto diffuso all'epoca,
e certo non solo in Danimarca. Il quadro era lo stesso in tutta
l'Europa occidentale, e talvolta le manifestazioni erano ben
pi violente che a Copenaghen, con morti fra i dimostranti e
tra le forze dell'ordine. Come a Berlino ovest davanti alla
Deutsche Oper nel 1967, a Parigi durante il maggio 1968, oppure
alla Kent State University in Ohio nel 1970.
Simonsen colse al volo l'assist della Contessa. S, lui era
stato assegnato ad alcune delle pi grandi manifestazioni.
Quelle contro la guerra in Vietnam erano le peggiori. E
poi ce ne fu una in occasione del summit della Banca Mondiale,
anche quella fu tremenda, mio dio, che paura ho avuto.
Mi tremavano le ginocchia, letteralmente, ed ero terrorizzato
al pensiero che i colleghi se ne accorgessero, ma forse
avevano anche loro paura come me. Solo che allora non lo
credevo, mentre stavo l in prima fila con il casco, lo scudo e
il manganello: mi sentivo un soldato che combatteva in una
guerra che non capiva. Era terribile.
Ma parte del tuo lavoro.
Nelle intenzioni della Contessa la frase voleva essere di
supporto, se n'era accorto benissimo dal suo tono di voce.
Ciononostante Simonsen reag, sorprendendosi lui stesso,
con una certa veemenza. Il lavoro era una scelta, e io avrei
potuto cambiare idea e cercarmi un'altra occupazione.
Nessuno mi ha costretto a fare il poliziotto. Non ci sono
scuse.
La mano di lei cerc la sommit della testa di lui, per accarezzarla
proprio nel punto dove un tempo c'erano i capelli.Hai bisogno di una scusa?
Lui non sent la domanda fatta a bassa voce e prosegu
pieno di amarezza: Sbirro, pulotto, maiale, leccaculo, fascista,
bestia nera e non so pi che altro mi urlavano dietro.
Mica tutti ti chiamavano cos.
Ma i manifestanti s. Quanto li odiava. I loro capelli lunghi,
gli striscioni e le bandiere, la loro abilit nel parlare e nel
fare fronte comune. Odiava tutto. Ma sopra ogni altra cosa
non sopportava la loro supponenza senza rispetto, il modo
sprezzante con cui distruggevano quello in cui aveva creduto
per anni, quello per cui i suoi genitori avevano lottato tutta
la vita: i sani valori di una volta, abbattuti a uno a uno, fra i
loro canti di vittoria e le urla di giubilo. Ma no, ricordava
male: la cosa che pi aveva odiato di quei ragazzi era il loro
coraggio. Il loro impegno e il loro coraggio.
I dimostranti non avevano paura. Avevano una causa
per cui lottare e uno spirito solidale che li univa. 
Non c'era risentimento nella sua voce, piuttosto stupore.
La Contessa colse al volo la conflittualit: E che tu non hai
mai potuto condividere, perch il tuo compito era fare la
guardia al sistema, non  cos?.
Esatto. Io ero di guardia. Davanti all'ambasciata americana
mentre avanzava quella marea montante piena di rabbia,
bersaglio degli errori altrui. Cazzo, non ero stato io a
colpire con il napalm i piccoli vietnamiti, o a seminare
bombies nei villaggi.
E poi le eterne bandiere rosse. A volte un semplice straccio
appeso alla sommit di una canna di bamb, altre volte
bandiere vere e proprie fornite dai sindacati, ma sempre rosse.
A lui non andava gi pi di tanto l'intervento dell'America
in Vietnam, ma per quanto gli hippy girassero e rigirassero
la questione, restava il fatto che gli Stati Uniti erano una
democrazia e l'Unione Sovietica no. Di conseguenza nel
blocco dell'Est non c'erano manifestazioni giovanili, in ogni
caso non contro il potere, se ne guardava bene dal consentirle,
il tanto agognato regime comunista. Ma nei loro volantini
e manifesti, i dimostranti facevano vedere in abbondanza foto
di bambini vietnamiti prigionieri degli orrori della guerra,
mentre raramente circolavano immagini dei carri armati sovietici
che schiacciarono la Primavera di Praga. Senza contare
che le fondamenta della libert di quei giovani erano costate
dollari e vite americane appena venticinque anni prima,
durante la Seconda guerra mondiale. Ma a questo, porco
diavolo, non pensava nessuno di loro. Konrad Simonsen
prosegu: I bombardamenti di Natale su Hanoi... ricordo
che il primo ministro svedese partecip a una manifestazione
di protesta e io ero d'accordo con lui. Non si pu salvare un
villaggio radendolo al suolo, bruciando i campi, abbattendo le
case, imprigionandone gli abitanti o uccidendoli. Le sue parole
avevano un senso, nonostante gli Stati Uniti se ne infischiassero
di ascoltarle. La guerra in Vietnam era una guerra
schifosa, ma non capivo perch bisognava addossarne la colpa
alla polizia danese, e francamente non lo capisco neppure
ora. Dimmi un po', perch sorridi?.
Lui si mise a sedere e lei lo baci su una guancia. Niente,
cos.
Di, dillo.
I bombardamenti di Natale su Hanoi ci furono nel 1972,
Olof Palme partecip alla manifestazione contro la guerra
nel 1968, quando era ministro dell'istruzione. Divenne presidente
del Consiglio l'anno dopo, per  vero: le sue posizioni
irritarono parecchio Washington, tanto che il presidente
Johnson richiam il suo ambasciatore dalla Svezia.
Certe volte non riusciva a stare al passo con la sua cultura
generale. E dire che a quei tempi lei andava s e no all'asilo.
E comunque sapeva sempre tutto di tutto, era una cosa insopportabile.
Senza esserne consapevole, la Contessa sment
questo suo pensiero chiedendo: Che cosa sono le bombies?
Non le conosco.
Lui scosse la testa, irritato con se stesso. Che stupido sono
a parlarti di questo argomento ora. Non ce lo meritiamo.
Non ti preoccupare, Konrad,  tutto a posto. Lei cattur
e trattenne il suo sguardo. E tutto a posto.
Da quando aveva avuto l'infarto, la testa del commissario
era un guazzabuglio di pensieri e ricordi, di questo era pi
che consapevole da tempo. Ma davvero non capiva il motivo
per cui proprio in quel momento si era messo a pensare a
eventi cos sgradevoli, nascosti o dimenticati da molti anni.
Sarebbe stato di certo pi appropriato fare qualche coccola
alla sua donna, mostrarle un po' di interesse e via dicendo.
Fra l'altro avrebbero dovuto tornare al tavolo della colazione,
che non avevano terminato. Poi di colpo cap perch aveva
iniziato a parlare di quei dolorosi ricordi. Sorridendo fra
s disse: Non so perch ti sto annoiando con queste stupidaggini.
 cominciato dopo l'operazione.
Non  sempre possibile spiegare quel che succede.
Forse aveva ragione, come spesso accadeva. Lui disse calmo:
Ci sono due parole relative a quei tempi che evito come
la peste. Sono due termini inglesi: il primo  bombies, usato
per definire mine antiuomo delle dimensioni di una palla da
tennis. Possono sembrare giocattoli.
Oddio, che cosa assurda.
Gi, per non dire altro. Il secondo  crowd control, controllo
della massa.
Da giovane agente era tornato sui banchi di scuola. Lo
chiamavano corso di aggiornamento, certo, ma era bello tosto.
Crowd control: il concetto era nuovo e intelligente e suonava
assai accattivante in classe. La polizia doveva controllare
la folla, ma quelle belle teorie non gli servivano a un accidenti
quando dietro di s non aveva che tre metri di via di
fuga prima di essere schiacciato contro i cancelli dell'ambasciata,
e una zona franca altrettanto esigua davanti. Cos il
controllo della folla diventava un'esperienza brutale, di cui
qualcuno nelle alte sfere era perfettamente a conoscenza, e
che anzi fomentava. Ma questo non lo cap che molto tempo
dopo. Crowd control...
Avrebbero dovuto chiamarlo piuttosto generation control,
disse sbuffando sdegnato, cos almeno avremmo saputo
esattamente chi erano i nostri antagonisti. Scost il
piumino e si alz.
Appartenevi anche tu a quella generazione, a pieno titolo.
Non erano tempi benevoli verso nessuno, quelli. La tolleranza
era un diritto che le persone con le idee giuste' pretendevano
senza concederlo. Fai una doccia con me?
La Contessa valut la proposta, poi si decise: Perch
no? Ma prima raccontami della tua manifestazione.
Lui rispose un po' avvilito: Mi ha spinto a iniziare a fumare.
E ora, Dio mio, cosa non farei per una sigaretta! .
Cos, di punto in bianco hai acceso una sigaretta e te la
sei fumata?
Ma cosa ti salta in mente? Certo che no,  stata una conseguenza.

Fammi sentire.
Dopo, dopo. Domani me la vedr con tutta la comunit
cattolica, temo.  un avversario di prima grandezza, sai, altro
che un branco di capelloni sballati. Non  che potresti sostenermi
con la tua ricchezza di spirito? In fondo tu ti diverti a
leggere libri e io non ho fatto in tempo a prepararmi.
Solo se la smetti di guardarmi in quel modo.
Raggiunse la postazione migliore sotto la doccia prima
di lui.
Il prete accolse Konrad Simonsen sul porticato, dove un
tavolo da giardino era apparecchiato per il t. Il padrone di
casa vers da bere. Il commissario, dal canto suo, lasci vagare
lo sguardo nel piccolo giardino ben curato, mentre allo
stesso tempo valutava con occhio esperto se il vento che giocava
con il gigantesco salice sopra di loro avrebbe provocato
un eccessivo rumore di sottofondo nel dittafono. Si sedette
con la schiena dritta e guard il prete negli occhi. In altre
circostanze la visita sarebbe stata persino piacevole, ma la
frase di esordio del prete marc subito un confine fra loro.
 bene che le dica subito che probabilmente abbiamo un
problema. Come lei sa di sicuro, Jorgen Kramer Nielsen era
un membro della nostra chiesa e a questo proposito, come
suo padre spirituale, ho raccolto informazioni che non posso
condividere con altri.
Questo s che era parlare chiaro. Konrad Simonsen aggrott
le sopracciglia e mantenne l'espressione minacciosa
anche quando il prete cerc di dare un altro senso alle sue
parole, assicurandogli che nutriva dentro di s l'ardente desiderio
di aiutare la polizia nell'indagine: Se non le posso
rispondere, sappia quindi che non dipende da cattiva volont
da parte mia.
Sorrise come per scusarsi, con una fermezza tranquilla
che convinse Konrad Simonsen che non valesse la pena protestare.
Mi sembra chiaro che non posso fare altro che accettare
le sue condizioni.
Le riserve del prete non lo avevano colto di sorpresa. Il
commissario aveva calcolato limiti di questo tipo, ma si era
augurato di poter spingere le questioni religiose il pi possibile
in fondo alla conversazione, invece si erano presentate
gi all'inizio. Prov a guadagnare ancora un po' di tempo.
Non pu parlare neppure ora che  morto? Credevo che il
segreto confessionale riguardasse solo i vivi.
Non ha importanza.
Konrad Simonsen tacque e riflett per qualche istante. Il
prete aspettava senza fretta e con il suo body language fece
in modo che la pausa non diventasse imbarazzante. Pu un
corpo seduto a due metri di distanza su una sedia da giardino
essere accogliente? Quello del prete lo era. L'uomo invitava
ad aprirsi, a confidarsi, senza che lui stesso lo facesse.
Una cosa impressionante, in definitiva. Finalmente Konrad
Simonsen prosegu: Lei  consapevole del fatto che un suo
eventuale rifiuto a fornirmi informazioni relative a un reato
pu essere punito dalla legge danese?.
S.
Come c'era da aspettarsi, l'uomo mantenne la sua imperturbabilit
e Konrad Simonsen decise di ricominciare da una
prospettiva diversa rispetto a quella a cui aveva pensato in
un primo momento. Se fosse stato molto fortunato, la nuova
strategia avrebbe funzionato, il che gli avrebbe consentito di
ottenere la risposta alla pi essenziale delle sue domande.
Una risposta indiretta, d'accordo. Ma sarebbe stata meglio
di niente, e in ogni caso valeva la pena fare un tentativo.
Le andrebbe di parlarmi del sacramento della confessione?
Il prete non mostr alcuna sorpresa per la domanda.
Che cosa vuole sapere? E un argomento di cui potrei discutere
per ore, se desidera, ma non credo che lei sia cos interessato.
In effetti no, magari un'altra volta. Quello che vorrei
sapere  che cosa posso chiederle e che cosa no. Visto che 
stato lei a entrare in argomento, non mi sembra irragionevole
ritenere che le tocchi anche stabilire le regole. 
Pu chiedermi qualsiasi cosa, le mie regole non valgono
per lei. 
Lo so, ma evidentemente mi sono espresso male. Non le
nascondo che non sono troppo abituato a situazioni di questo
genere. Non mi riferisco al fatto che un testimone tenga
per s delle informazioni, come lei ha annunciato di voler
fare, questo mi  successo un'infinit di volte. No, la novit
 che, stando cos le cose, rinuncio a priori a un confronto,
soprattutto perch non credo che ne uscirei vincitore. Preferirei
che lei mi dicesse fino a che punto, in teoria,  vincolato
al segreto confessionale.
Il prete sorrideva beato mentre il commissario gli faceva
la domanda. Poi attacc a parlare ispirato dell'ammissione
dei propri peccati da parte dei credenti, del conseguente e
necessario pentimento, del perdono e dell 'assoluzione sacramentale,
che concedeva al pentito la grazia del battesimo.
Una confessione pu avvenire in molti modi. Uno di questi,
credo il pi interessante per lei,  recarsi in chiesa e parlare
di persona con il prete a essa assegnato.
Lei, per esempio?
S, io sono addetto alla confessione. In parte per effetto
della mia ordinazione a sacerdote, in parte per delega, come
da diritto ecclesiastico. Si chiama giurisdizione confessionale,
un'espressione orribile a mio avviso.
E quel che lei ascolta in questa circostanza  soggetto al
vincolo di segretezza?
Di assoluta segretezza: si chiama sigillo confessionale.
Vers ancora del t per entrambi. Konrad Simonsen ringrazi
con garbo, mentre cercava di concentrarsi. Era una
questione di scelta del momento giusto, di timing: timing e
fortuna. Cambi tono di voce, virando sull'informale. La
domanda a questo punto : mi lascer usare il registratore
per la nostra prossima chiacchierata?
Faccia pure, nessun problema.
Benissimo, questo facilita il mio lavoro. In tal caso per
devo fare una prova del suono per controllare i rumori di
sottofondo.
Cos dicendo indic il salice. Il prete gli lanci uno sguardo
di comprensione e lui cominci ad armeggiare con il registratore,
mentre un po' distrattamente chiedeva: Mi dica,
con chi si confessa lei quando ne sente il bisogno? Non pu
mica assolvere se stesso, no?.
No,  ovvio. Mi rivolgo al mio vescovo.
E via via sempre pi in alto nella gerarchia,  cos che
funziona?
Certo,  normale.
Konrad Simonsen continuava ad affannarsi con il registratore,
che si era messo a fare le bizze. Con che frequenza
vi confessate? Cio, lo so che dipende dai peccati che uno fa,
se cos posso dire, ma quanto  comune il ricorso alla confessione,
in media? Per esempio, quante volte  stato dal suo
vescovo negli ultimi sei mesi? 
Il prete sorrise. Le rilevazioni statistiche erano inutilizzabili
in questi casi, ciononostante cerc di dare al commissario
una risposta sincera, lieto che la sua chiesa suscitasse tanto
interesse. No, non l'ho mai visto in tempi recenti, si tratta
di anni addietro. Noi preti dovremmo dare il buon esempio,
bench non sempre ci riusciamo.
Konrad Simonsen lo scrut con attenzione. Il sorriso paziente
del prete era autentico, autentico come i sani valori di
una volta.
Il prete osserv a lungo il salice. Non c'era dubbio che
solo ora avesse capito che cosa era successo. Con venti secondi
di ritardo. Konrad Simonsen rimise nella borsa il registratore,
che era stato usato per depistare il prete ed era
quindi diventato superfluo. Studi il viso afflitto dell'uomo
e si rese conto di provare vergogna. Era strano. In un numero
illimitato di casi aveva fatto cose ben peggiori contro i testimoni,
e non si era mai sentito la coscienza sporca. Tre mesi
prima se ne sarebbe infischiato alla grande. Cerc di convincersi
che la sua manipolazione era giustificata, e che in fin dei
conti era stata fatta nell'interesse del prete. Era di vitale importanza
escluderlo dalla lista dei sospetti e lui stesso poteva
capire, perbacco, che in quanto inquilino del piano di sotto
e affittuario era un candidato perfetto come autore del delitto.
Da solo o in collaborazione con altri. Le vacanze che si
era concesso, per esempio, puzzavano lontano un miglio di
voglia di costruirsi un alibi. Poi c'era il segreto confessionale,
che lo liberava - guarda caso - dal dovere di rispondere alle
domande della polizia. Non c'era dunque nessuna ragione di
sentirsi a disagio. Eppure, ci si sentiva ugualmente.
Era proprio necessario? disse il prete alla fine.
 il mio lavoro. Ora l'ho esclusa dalla cerchia dei sospettati.
Lei ha rovinato un incontro fra persone. Le bastava
chiedermelo.
Il commissario prov a fare il duro. Un incontro fra persone:
ma quanto era retorica e sdolcinata una frase del genere?
E poi quegli occhi da cane bastonato che implora un biscottino...
Diamine, si trattava di un caso di omicidio. E un prete
non era al di sopra della legge.
Le sue elucubrazioni autoassolutorie non andarono a segno.
Le parole dell'uomo lo avevano colpito. Forse  meglio
chiudere per oggi, non crede?
Di sicuro  una buona idea.
E magari la convincer a farsi un giro in Questura un giorno
o l'altro. Abbiamo ancora parecchie cose di cui parlare.
S, lo faremo prima o poi. Mi far vedere. Mi telefoni
per stabilire una data.
Mi dispiace che sia andata cos.
Si congedarono in fretta. Konrad Simonsen aveva voglia
di tornare a casa, il prete ai suoi doveri.
La sera stessa arriv Arne Pedersen per giocare a scacchi.
Si era a malapena tolto soprabito e cappello, che subito gli
chiese com'era andata con il prete. Konrad Simonsen guid
l'ospite in cucina, dove potevano sedere indisturbati. Aveva
sistemato in anticipo la scacchiera, l'orologio e le pedine.
Prese una birra per Arne Pedersen dal frigorifero e si vers
una tazza di t. Poi sentenzi: Il prete non ha niente a che
fare con l'omicidio.
Rifer la conversazione senza entrare nei dettagli e concluse:
Non si  accorto di niente, n durante la mia messinscena,
n quando gli ho posto la domanda essenziale, ovvero
se si fosse confessato di recente. Cosa che comunque non
aveva fatto. Non ha neppure notato che mentre rispondeva
lo osservavo con attenzione. Ne sono sicuro: non  stato lui
a uccidere Jorgen Kramer Nielsen, n sa chi sia stato. Ci metterei
la mano sul fuoco.
Nessuna reticenza? Difficolt a reggere lo sguardo?
Konrad Simonsen non aveva mai preteso di capire quando
la gente non diceva la verit. Certe persone erano talmente
brave a mentire da poter ingannare chiunque, e lui pi di
altri. Ma a volte, in determinate situazioni, il commissario
sapeva con inequivocabile chiarezza che la persona che aveva
di fronte era sincera. O almeno era convinta di esserlo.
Che poi le cose stessero davvero cos, era tutto un altro paio
di maniche. Il colloquio con il prete rientrava in una di queste
situazioni.
Arne Pedersen si compliment. E stato un bel colpo incastrare
un tipo del genere con le arti della retorica.
Konrad Simonsen pens che non era andata proprio cos.
I meccanismi difensivi del prete dipendevano dal suo vincolo
di segretezza, non da lui, e perch poi avrebbero dovuto?
Dal suo punto di vista non c'era nessun motivo di stare
in guardia. Non aveva fatto niente di male. Ma questo non si
poteva saperlo in anticipo, accidenti. Un incontro fra persone
- che sciocchezza, n il prete n lui stesso si erano comportati
in modo immorale. E tuttavia il commissario avrebbe
preferito dimenticare quella conversazione. Rispose ad Arne
Pedersen con una specie di grugnito che poteva significare
tutto e niente. Arne continu: Sono allenati a ponderare
ogni singola parola durante gli studi in seminario.
Eh gi, adesso riduciamo la chiesa cattolica a una specie
di setta oscura che fa il lavaggio del cervello ai suoi rappresentanti.
Non mi sembra il caso. L'uomo ha studiato per sette
anni al Saint Michael Pastoral Center di Dublino, acquisendo
competenze in un gran numero di discipline di tutto rispetto,
a prescindere dai tuoi standard accademici. Qui le preghiere
e la memorizzazione sono tutt'altro che sufficienti.
Certo  pazzesco quante ne sai sul cattolicesimo. Ti sei
preparato bene, eh?
Eccome se mi sono preparato.
Avr creduto di essere il sospettato numero uno, per si
rifiuta di rispondere alle tue domande. Che cosa si era immaginato?
Che i preti siano immuni dalle accuse di omicidio?
Assolutamente no, e d'altra parte non  cos che sono
andate le cose. A me  sembrata una persona squisita. Credo
solo che non gli sia mai passato per la mente di poter essere
sospettato di qualche crimine, men che meno di omicidio. 
una cosa lontanissima da lui.
Per l'uomo innocente, tutto  innocente.
Molto calzante nel caso in questione.
Allora, avete concluso?
Proprio per niente. Ho interrotto l'interrogatorio, il secondo
tempo avverr al QG. Alla presenza della Contessa o
di Pauline, credo. Te lo far sapere.
Arne Pedersen ringrazi e chiese: Hai idea di quando riprenderai
il tuo posto? Come capo, intendo. Ci vorr molto?
Konrad Simonsen non lo sapeva nemmeno lui, la decisione
spettava al medico. E alla Contessa. Sarebbe stata sua l'ultima
parola, ne era super convinto. Ignor la domanda e punt
l'indice verso la scacchiera.
Le partite a scacchi fra Konrad Simonsen e Arne Pedersen
si erano a poco a poco trasformate in un'esibizione a
senso unico. Quando era ancora vivo Kasper Planck, il vecchio
capo di Konrad Simonsen, i due si erano sfidati per
anni e anni con reciproca soddisfazione, anche perch erano
allo stesso livello di bravura. Dopo la morte di Kasper
Planck, Arne Pedersen ne aveva preso il posto come sfidante
del commissario. Le prime volte Simonsen aveva vinto,
ma era successo molto tempo prima. Ora Pedersen vinceva
una partita s e l'altra pure, e senza troppe difficolt. Aveva
un gran talento naturale, pur senza essere particolarmente
interessato al gioco in s. Per lui si trattava soprattutto di
passare una serata in piacevole compagnia. Al contrario del
suo avversario.
Konrad Simonsen riflett a lungo sulla partita pressoch
persa, prima di chiedere, con la residua speranza di un miracolo
nella voce: C' ancora qualcosa che posso fare?.
Temo di no.
Si strinsero educatamente la mano, un piccolo rito che
veniva celebrato dopo l'ultima partita, mai dopo la prima.
Konrad Simonsen sorrise: Non ti stai annoiando? In fondo
non sono pi un avversario degno, ormai.
No che non mi annoio, al contrario non vedo l'ora che
arrivino le nostre serate. Spero che tu non stia pensando di
mollare. Voglio dire, solo perch io vinco un po' pi spesso
di te. 
Konrad Simonsen gli fece eco contrariato. Un po' pi
spesso di me. Che scemenza, tu vinci sempre.
D'accordo, vinco sempre. Quasi sempre, in effetti. L'ultima
volta abbiamo pareggiato.
E stato due partite fa, e solo perch stavi crollando dalla
stanchezza.
Arne Pedersen sistem di nuovo le pedine, ripercorsero
insieme le mosse principali della partita e alla fine Konrad
Simonsen cap dove aveva sbagliato.
La serata era stata piacevole. Ne avevano un gran bisogno.
A un certo punto apparve la Contessa, senza che questo
disturbasse l'atmosfera. L'operazione al cuore di Simonsen
aveva fatto in modo che la donna e Arne Pedersen si avvicinassero
l'una all'altro. Non era stato sempre cos. Fino a poco
tempo prima era raro che si frequentassero al di fuori del
lavoro.
Quando Arne Pedersen si prepar per andare a casa era
quasi mezzanotte. Prima di alzarsi disse che aveva una notizia
da comunicare, gi che erano tutti l, per dirla con le sue
parole. Fece per toccarsi il nodo della cravatta, ma si accorse
che non c'era. Prov con l'altra mano, con lo stesso risultato.
Konrad Simonsen e la Contessa si scambiarono un'occhiata:
conoscevano quel gesto fin troppo bene. Il commissario lo
incalz: Di questo passo diventerai il peggior giocatore di
scacchi del mondo, Arne. Che succede, si pu sapere? Sputa
il rospo.
Niente di grave. L'avrei detto in ogni caso domani, ma...
lei  venuta da me, cos, all'improvviso, senza appuntamento
n altro. Ecco, credo che mi tenga sotto sorveglianza, cerca
di cogliermi in fallo, cose cos, poi si  seduta e mi ha fissato
con quegli occhi di ghiaccio...
Konrad Simonsen lo interruppe: Stop, stop!.
Arne Pedersen si zitt. Il commissario fu costretto a rimetterlo
in moto.
Do per scontato che quando dici lei, ti riferisci al nostro
capo, al questore.
Dite quello che vi pare, ma quella donna ce l'ha con me.
La Contessa si alz e gli pos una mano sulla spalla.
Ascoltami bene. La verit  che te la cavi benissimo come
capo delle indagini, meglio di quanto chiunque avrebbe pensato,
me compresa, e il questore  molto soddisfatto del tuo
operato. Ne sono arcisicura. Se cos non fosse, sarebbe una
stupida.
Non  stupida,  solo cattiva. Ma naturalmente il problema
 mio, non vostro. Per farla breve, mi ha detto che
devi essere tu, Konrad, a disporre del tuo orario di lavoro.
Noi dobbiamo per stare attenti a che tu non ti affatichi
troppo. Questo compito lo devo prendere molto sul serio,
cos mi ha detto. Quanto a te, devi evitare di assumere funzioni
direttive per il momento, cosa che mi dispiace, ma che
capisco benissimo.
Konrad Simonsen e la Contessa dovettero sforzarsi di
non ridere. La notizia di Arne Pedersen la conoscevano gi
da due giorni e fra l'altro era stata superata dalla telefonata
che la Contessa aveva fatto al questore. Con la benedizione
di Simonsen.
Non appena la porta principale si richiuse alle spalle del
loro ospite, la Contessa disse: A questo punto ti tocca fare
qualcosa, Konrad. E chiaro che Arne  terrorizzato da lei.
Non pensavo che fosse cos grave, per.
Sono d'accordo, non  il massimo.
Non  il massimo? E paranoico! Non possiamo averne
due che girano come fantasmi, al dipartimento.
Ti riferisci a Pauline?
E a chi se no?
Era senz'altro vero. Pauline, chi se no? Promise di pensarci
su.
Come capo della Sezione Omicidi Konrad Simonsen era
abituato a ricevere richieste di incontri da parte di molte persone.
Arrivavano mail, lettere, telefonate e non di rado anche
individui che si presentavano in Questura per ottenere un
colloquio seduta stante. La maggior parte di queste pratiche
veniva espletata dai sottoposti ed era perci raro che fosse
direttamente coinvolto il commissario. Quando ci accadeva,
lui trovava di solito un giovane collaboratore che sbrigasse
l'incombenza al posto suo.
I richiedenti si potevano dividere grosso modo in quattro
gruppi. C'erano i malati di mente, presunte vittime di episodi
demenziali che volevano a tutti i costi condividerli con lui.
Fra questi c'era, per esempio, chi denunciava di essere stato
guardato male e successivamente minacciato di morte violenta
da un ospite televisivo durante una trasmissione. Seguivano
gli aspiranti detective, cittadini volenterosi convinti di
aver risolto con acume e abilit un caso archiviato o ancora
in corso, di solito un omicidio. Al terzo posto c'erano i bugiardi
di professione, quelli che pur di essere interrogati dalla
polizia - cosa che adoravano - inventavano storie assurde,
di solito false confessioni. E poi c'era l'ultima categoria, di
gran lunga la peggiore: quella dei parenti che non potevano
accettare la morte di un familiare, un amico o una fidanzata,
e che perci immaginavano che dietro l'accaduto ci fosse un
crimine. Questi infelici erano di solito i pi accaniti nel voler
parlare a tutti i costi con un agente superiore, e se ci riuscivano
era poi quasi impossibile liberarsene.
Appartenevano a quest'ultima categoria le due persone
che, il luned mattina, aspettavano l'arrivo di Konrad Simonsen
davanti alla Questura. L'agente addetto al centralino fece
per in tempo ad avvertirlo sul cellulare, cos il commissario
pot usare un altro ingresso ed evitare i due importuni.
Una volta entrato nel suo ufficio, Simonsen trov un fascio
di documenti sulla scrivania, per met piazzati sopra la
tastiera del computer, in modo che non potessero sfuggire
alla sua attenzione. Sopra di essi un post-it giallo spiegava
che quel materiale gli era stato spedito dai due tizi che lo
aspettavano all'ingresso della Questura.
Il commissario sfogli le carte rapidamente. Le prime pagine
erano copie conformi di tre lunghe mail, tutte indirizzate
a lui ma passate al vaglio prima che raggiungessero la sua
casella di posta elettronica. Alla replica aveva provveduto
con squisita cortesia un agente che non conosceva. Da una
delle lettere di risposta, pressoch uguale alle altre, risultava
che la polizia di Copenaghen non aveva purtroppo alcuna
possibilit di risolvere il caso. L'agente pregava lo scrivente
di rivolgersi al distretto amministrativo della polizia del
Nordsjaelland e concludeva laconicamente che il commissario
Konrad Simonsen non poteva in nessun modo offrire il proprio
coinvolgimento nel caso. Il che oltre tutto era vero.
L'ultima pagina del fascio di documenti era la fotocopia
di un referto autoptico. Il commissario ebbe un attimo di
sconcerto quando lesse il nome della persona: Juli Denissen.
La conosceva. Era la donna che circa un anno prima aveva
fornito, in qualit di testimone oculare, un'informazione di
vitale importanza relativa al rapimento di Pauline Berg. In
seguito, dopo la conclusione del caso, Konrad Simonsen e la
Contessa si erano recati a Hundested in tutt'altra circostanza.
Sulla via del ritorno si erano fermati a casa della donna, a
Frederiksvaerk, e la Contessa le aveva regalato un cellulare. Il
suo si era rotto e ne meritava uno nuovo, riteneva Konrad
Simonsen, che era rimasto molto affascinato da lei. Ma da
allora non l'aveva pi n vista n sentita, e non ci aveva pi
pensato.
Un po' infastidito, arrotol le carte in fino a formare una
specie di tubo, riflett per qualche istante se dovesse gettare
tutto nel cestino della carta, ma il suo sguardo si imbatt nel
grigio e opprimente cielo autunnale fuori dalla finestra. Non
era la giornata ideale per stare all'aperto ad aspettare ore e
ore. Ma quei due lo avevano fatto, e di sicuro avrebbero ripetuto
l'impresa il giorno dopo, a rigor di logica. Invece di
gettare il rotolo di carta, il commissario usc nel corridoio,
ben deciso ad appioppare quella rogna al migliore dei suoi
sottoposti, non cos difficile da trovare.
Purtroppo si imbatt in Pauline Berg.
Gran parte di quel grigio marted di lavoro, Konrad
Simonsen lo trascorse a leggere le relazioni degli agenti che
avevano fatto il giro dei quartieri di Hvidovre per carpire
qualche informazione su Jorgen Kramer Nielsen. Ma a parte
un paio di annotazioni che gli sembr valesse la pena di approfondire,
la lettura non produsse altro risultato che quello
di consolidare ci che sapeva sul caso. Nel primo pomeriggio
aveva visto il questore. Un incontro che si era svolto nel
migliore dei modi, in quanto la signora si era dimostrata quasi
entusiasta dell'idea che lui le aveva esposto. Prima che
Konrad Simonsen si congedasse, gli disse: A proposito, Simon,
vorrei sottoporle un'informazione che ho ricevuto
un'ora fa. Volevo inoltrargliela, ma visto che  qui.... Gir
lo schermo del computer verso di lui e gli fece leggere il messaggio.
Era del capo delle forze dell'ordine e andava forse
interpretato come una conferma del fatto che dovevano essere
rispettati i singoli ambiti di responsabilit dei distretti amministrativi
delle forze dell'ordine. Quando lesse la comunicazione,
Konrad Simonsen rimase dubbioso - cosa non certo
strana, visto che lui viveva di dubbi. E altri con lui. Che
cosa ha a che fare questa storia con me?
Il questore punt i gomiti sulla scrivania, premendo le
punte delle dita le une contro le altre e appoggiando il mento
sugli indici. In fin dei conti niente. Ma a quanto pare
Arne Pedersen  oberato di lavoro, perci non pu occuparsene
lei?
Occuparmi di cosa? Lei  persino pi indecifrabile del
nostro superiore.
Telefoni al capodistretto di Frederikssund prima di tornare
a casa.  meglio che conosca la storia da lui invece che
da me, io la so solo di seconda e terza mano.
La richiesta avrebbe dovuto far suonare un campanello
d'allarme nella testa di Konrad Simonsen, ma non fu cos.
Mentre rientrava nel suo ufficio, decise che la telefonata con
il Capodistretto di Frederikssund poteva essere benissimo rimandata
al giorno dopo. Cos se la fil a casa.
La sera Konrad Simonsen e la Contessa avevano ancora
una volta ospiti alla villa.
Aspettavano infatti la visita di Malte Borup, lo studente
lavoratore prediletto della Contessa, e della sua fidanzata,
Anita Dahlgren. La serata fu di gran lunga pi piacevole di
quanto Konrad Simonsen avesse osato sperare. La Contessa
aveva noleggiato un cuoco esperto di cucina dietetica. Un po'
alla volta il commissario si era abituato alle bizzarrie in cui
ogni tanto si lanciava la sua donna, e nonostante lo scopo principale
della presenza del cuoco fosse pubblicizzare le sue ricette
della salute, erano stati soldi spesi bene. La cena era stata
eccellente: ostriche servite su pane tostato, tournedos con riso
e peperoni e per finire sorbetto di ribes neri con frutti interi.
Konrad Simonsen mangi a pi non posso senza sentirsi
per nulla in colpa. Dopo l'orgiastica abbuffata, le donne scomparvero
e Simonsen rimase da solo con Malte Borup, che con
entusiasmo contagioso tess le lodi dell'applicazione HOMS,
il programma per scoprire il cui funzionamento aveva consumato
gran parte delle ferie, e che a suo dire conteneva fantastiche
potenzialit ed era perci destinato a diventare un indispensabile
strumento di lavoro nelle indagini future.
Pi tardi giocarono tutti e quattro a Ludo. In modo duro
e spietato, dove contava solo vincere. E ciascuno con le sue
tattiche: la Contessa cercando effimere alleanze, Konrad Simonsen
con nudi e crudi calcoli di probabilit e Malte Borup
con spudorati trucchetti, che venivano regolarmente scoperti.
Ma che non gli impedivano di continuare, visto che per lui le
regole del gioco erano solo indicative. Anita Dahlgren vinceva.
Aveva deciso che il suo ruolo era quello del giocatore
fortunato, una strategia che ricacci gli altri in un angolo per
due volte di fila.
La Contessa accompagn i due giovani a casa in macchina.
Quando torn, Simonsen aveva gi riordinato la cucina e
ora si stava rilassando sul divano. Aveva allineato le pedine
del Ludo sul tavolino, a un paio di centimetri dal bordo. Lei
gli si sedette accanto. Vuoi decimare le truppe che ti hanno
fatto perdere? In tal caso ci mancheranno dei pezzi.
Simon fece finta di non aver sentito l'osservazione. Stavamo
l. In fila a difesa dell'ambasciata, mentre i nostri capi
sedevano lontani anni luce nei loro comodi veicoli Dutchman.
Ma ci avevano addestrato come si deve, loro, la gragnola di
manganellate era il piatto del giorno.
I dimostranti non erano certo angeli.
No, ma oggi cerchiamo di sedare le rivolte, mentre all'epoca
ci mandavano alle manifestazioni con l'ordine di picchiare.
Ricordo di aver sentito parlare di bottiglie molotov e
patate con dentro lamette da barba.
Questo succedeva al summit della Banca Mondiale, e
per di pi la stampa aveva esagerato le cose. Quello era il
Vietnam. Ma  vero, e Dio solo sa quanto: i dimostranti non
erano angeli. Urlavano in modo disgustoso Ho, Ho, Ho Chi
Minh! Ho, Ho, Ho ChiMinh! a ritmo cadenzato, a decine
di migliaia.  per questo che non sopporto il calcio. Il gioco
e l'esultanza per un gol o una vittoria vanno benissimo, ma
non sopporto le urla di battaglia dei tifosi.
Peccato, Simon. Un giorno ti far vedere qualcosa di
davvero bello. Vai avanti.
Pi di tutto mi spaventava il movimento ondoso della
folla, che avrebbe potuto travolgerci come niente. I nostri
cosiddetti avversari erano di gran lunga pi forti, solo che
non lo sapevano. E non lo sapeva neanche il nostro istruttore
di crowd control. Porca vacca, come si infervorava nelle sue
prediche e quanto avrei voluto mandarlo al diavolo. Invece
infilavo la testa nella sabbia come tutti gli altri e scaricavo la
rabbia contro hippy, provocatori, marmaglia rossa, gente che
si meritava solo legnate. Paura e rabbia, una combinazione
micidiale, soprattutto quando uno era grande e grosso come
me... e aveva un manganello in mano.
La Contessa si dichiar cautamente d'accordo, bench
avesse qualche difficolt a seguirlo.
Der Staat ist auf dem rechten Auge blind, lo stato  cieco
dall'occhio destro. E grosso modo la generazione dei giovani
era cieca dal sinistro. Era chiaro che sarebbe finita male.
Eccome se era chiaro.
Simonsen guard nel vuoto per qualche istante, perso nei
suoi pensieri. Poi aggiunse piano: E poi arriv quella ragazza.
Distribuiva rose. Sorridente e senza paura, come se fosse
la cosa pi naturale del mondo andare da un agente in assetto
da guerra all'altro a offrire fiori, mentre dietro e davanti a
lei infuriavano odio e rabbia. Nessuno di noi li prese,  ovvio,
ciononostante lei continu passando in rassegna tutta la
fila. Quando arriv il mio turno, i fiori le caddero a terra,
forse qualcuno l'aveva spinta, non mi ricordo. In ogni caso i
fiori finirono fra me e il mio collega, un po' alle nostre spalle,
mezzo metro, dieci centimetri, un niente, ma fu sufficiente.
Quando lei si chin per prenderli, spezz la catena, e io la
picchiai come una bestia, sulle spalle. Dopo che croll a terra,
la presi a calci sul fianco. Aveva diciassette anni, era una
ragazzina di diciassette anni, una studentessa delle superiori
che voleva darmi una rosa.
Oh no!
Oh s. Subito dopo scoppi l'inferno e tutti cominciarono
a darsele di santa ragione, come era chiaro che sarebbe
successo fin dall'inizio. Il giorno dopo fui lodato per la mia
coerenza.
Rimasero immersi nel silenzio per un po'. La Contessa si
appoggi a lui: Finalmente ti sei deciso a parlarne. Ne avevi
bisogno.
Non c' mai stato nessuno ad ascoltarmi. Credo che non
ci sarei riuscito ugualmente, per  come se mi costasse sempre
meno fatica parlare di... queste cose. 
Si chiamano emozioni.
Va bene, emozioni. E come se fosse sempre pi facile
parlarne da quando siamo fidanzati, e soprattutto dopo...
Dopo che mi hai sedotta.
La battuta spezz la sua tristezza. Ah, ti piacerebbe. Ma
 un falso storico e poi non  quello che stavo per dire.
Stai mentendo.
Proprio per niente.
E invece s, ammettilo.
Okay lo ammetto, sto mentendo e ora basta con questa
storia. Ascolta invece la brillante idea che ho avuto a
proposito di Arne. Sai, quel prete si porter dietro il vescovo
all'interrogatorio di gioved e forse ho trovato qualcosa
che mi far prendere due piccioni con una fava. Vuoi ascoltare?
Se  una cosa veloce.
La Contessa aveva trovato l'idea di Konrad Simonsen
molto ragionevole e allo stesso tempo davvero originale:
parole grosse sulla sua bocca, visto che non era persona che
usasse superlativi a destra e a manca.
Al contrario Arne Pedersen si mostr un tantino pi abbottonato,
quando il mercoled mattina gli fu comunicata la
notizia. La scena si svolse nell'ufficio di Konrad Simonsen.
Ma ti sei bevuto il cervello? Non se ne parla assolutissimamente!
Il mio  un no categorico.
Konrad Simonsen sollev i palmi delle mani in un gesto
disarmante. Sta' buono ora. E chiaro che devi metabolizzare
la notizia.
Io non devo metabolizzare un accidenti di niente. Ma
che idea del cavolo. E poi, quale dovrebbe essere il suo contributo?
Lei  una giurista e di professione fa il questore, non
ne sa una beata mazza di interrogatori. E non ha tempo per
queste cose, grazie al cielo.
Lo trover il tempo e con piacere, ma intanto sa gi che
deve tenere la bocca chiusa e dire qualcosa solo quando ricever
il segnale da te. 
Arne Pedersen si alz dalla sedia che occupava e percorse
a passi misurati l'ufficio di Konrad Simonsen. Un barlume
di speranza lo illumin, ma si spense in fretta: Di' la verit,
Simon, mi stai prendendo in giro. Lo ammetto,  anche divertente;
per  uno scherzo, non  cos?.
Ho parlato con lei ieri pomeriggio. A proposito, ti manda
i suoi saluti e i pi fervidi complimenti per la splendida
idea.
E peggio di un incubo. Non ti hanno prescritto qualche
tranquillante che io ti possa fregare?
No, mi hanno prescritto parecchie altre cose ma non
questo.
Alcolici? Ce li hai un po' di alcolici?
Pessima idea. Si meraviglier quando le darai istruzioni,
il che avverr domani fra le tre e mezza e le quattro. L'ho
segnato sulla tua agenda, cos non ci pensi pi.
Aiuto, aiuto, aiuto.
Sapevo che non ti saresti tirato indietro.
Lavorarono di buona lena e con efficacia per le successive tre ore. Arne Pedersen era particolarmente sul pezzo. L'idea
che presto avrebbe visto il questore per presentarle dei
risultati sembrava averlo galvanizzato. Dopo lunghe e proficue
discussioni si accordarono su cinque punti imprescindibili,
ai quali speravano di trovare una risposta nel corso
dell'interrogatorio del prete, che aveva insistito perch al
colloquio fosse presente anche il vescovo.
Arne Pedersen compil un'accurata lista delle domande,
la stamp e con il foglio in mano pretese un'ultima supervisione.
Konrad Simonsen, che si sentiva un po' stanco dopo
tutta quella fatica, lo accontent controvoglia. Il primo
punto riguarda il rapporto quotidiano del prete con Jorgen
Kramer Nielsen. Ovvero che cosa il primo sapesse del postino
a prescindere da ci che gli veniva raccontato durante la
confessione.
Esatto. Il suo punto di vista di affittuario-inquilino. Tutto
ci che esula dalla religione.
Nel passo successivo si tratta di scoprire tutto quel che
possiamo sul percorso religioso del defunto. Certo, molti
elementi relativi a quest'ambito saranno vincolati al segreto
confessionale, ma a noi interessa sapere perch
Jorgen Kramer Nielsen si sia convertito e soprattutto se fosse personalmente
legato a qualche membro della comunit parrocchiale,
fra cui quelli che erano presenti alla sua inumazione.
Funerale. E stato un funerale.
S, va bene, quelli presenti al funerale. Il che vuol dire
concentrarsi su amici ed eventuali conoscenti per... oh, aspetta
un attimo, Simonsen.
Aspetto.
Perch non inumazione'?
Perch il cadavere non  stato messo sotto terra, ma cremato.
Che succede se il personaggio in questione non ha famiglia
n amici? Non si pu mica chiedere al cadavere. In questo
caso si viene cremati o seppelliti?
Seppelliti, credo.
Jorgen Kramer Nielsen  stato cremato.
Konrad Simonsen riflett a lungo prima di ribattere. Poi
disse lentamente: Capisco dove vuoi arrivare. Nel suo caso
la chiesa cattolica deve avere avocato a s l'obbligo di sepoltura
al posto dello stato e non so se abbia altri criteri. Ci
dovrebbe essere una nota nel testamento del defunto a riguardo.
Che Pauline ha ritrovato sei mesi dopo che era stata eseguita
la cremazione. Credo per che dobbiamo escludere
questa possibilit. Voglio dire che se viene aggirata la procedura
standard, qualcuno deve aver saputo del desiderio del
defunto. Il che pu verificarsi solo se questi ha dato a qualcuno
disposizioni sulla propria morte. E in questo senso la
persona pi vicina  il prete.
Interessante. Domani mattina presto dovrei fare in tempo
a prepararti il terreno, e forse adesso avrai un'altra bella
domanda, ma ora scorriamo gli ultimi appunti perch sono
stanco morto.
Era una bugia, ma sentiva che Arne Pedersen avrebbe
continuato a esaminare ogni pi piccolo dettaglio fino al momento
dell'incontro con il questore. E non ne aveva la minima
voglia.
Il terzo punto riguarda le confessioni di Jorgen Kramer
Nielsen. Che cosa diceva al prete? Quest'ultimo  forse al corrente
di elementi che dovremmo conoscere anche noi? I contatti
di Nielsen nell'ambito della parrocchia sono in qualche
modo legati all'omicidio? Tutte circostanze in cui potrei
aspettarmi qualche riluttanza in sede di interrogatorio.
In primo luogo vogliamo sapere se il prete ritiene di poter
collaborare con noi a far luce sull'omicidio, sempre che
per lui sia possibile condividere le sue informazioni. 
Arne Pedersen riassunse la situazione.
Il nucleo dell'interrogatorio sarebbe stato costituito da
ipotesi, negazioni e connessioni indirette, e come responsabile
del colloquio sarebbe stato suo compito trarre le giuste
conclusioni fra un no e un non voglio rispondere. Un'esitazione,
uno sguardo d'intesa o un cenno di incertezza fra i due
testimoni gli avrebbero fornito le informazioni di cui aveva
bisogno. Sarebbe inoltre stata decisiva la velocit nel passare
da una domanda all'altra. Si trattava di timing, non certo di
un terzo grado.
Konrad Simonsen apprezz l'esposizione di Arne Pedersen
e pens che in fondo non riguardava tanto l'interrogatorio,
quanto la sua presentazione al questore in vista dell'interrogatorio
stesso. La chiave sta in una dinamica veloce ed
essenziale, ripet Arne.
Bene, molto bene. E ora passiamo all'ultimo punto.
L'ultimo punto era la connessione fra Jorgen Kramer
Nielsen e la ragazza della soffitta, e includeva le non irrilevanti
domande su chi quest'ultima fosse, su quanto il postino
fosse preso da lei e cos via. Il tutto partendo per dal presupposto
che il prete conoscesse bene la ragazza, il che era la
prima cosa da scoprire.
E la domanda pi importante di tutte, aggiunse Arne
pi che altro per averne conferma: Chi  la ragazza?
O forse chi era. Ci ho riflettuto a lungo e credo di essere
d'accordo con Pauline sul fatto che sia morta. Quella soffitta
 una specie di mausoleo che il postino le ha dedicato. Se
riusciste a chiarire gi solo questo aspetto, ovvero se la ragazza
sia viva o morta, sarebbe un grande passo avanti. A proposito,
Kurt Melsing mi ha promesso che ti far avere una
foto della ragazza domattina presto. I tecnici della Scientifica
hanno elaborato un assemblaggio di sezioni dei collage della
soffitta, in modo da ottenere un identikit. E adesso la chiudiamo
qui. Da ora in poi hai carta bianca, Arne, io voglio
andarmene a casa e mettere qualcosa sotto i denti.
Un momento, un momento. Che cosa faccio con... con
lei?
Lei era il questore, ovvio. Arne cominci la litania: che
cosa succede se lei dice questo, e se mi chiede quest'altro, o
peggio ancora se crede che lui...
Piantala con questa lagna! lo interruppe Simonsen.
Sei ben preparato e poi per la maggior parte del tempo non
far altro che cercare di rassicurarti, di farti capire che non vuole
farti del male.
Perch diavolo dovrebbe fare una cosa del genere?
Non  cos difficile da indovinare.
Non le avrai mica detto che ho paura di lei?
Perch, non  vero?
Sss, ma... ma... e come ha reagito?
Non l'ha presa tanto bene, e d'altronde come poteva. 
preoccupante che tu sia cos stressato. Si pu morire, di stress.
...
.
...
FINE Parte 1.